Paolo Soro

Start-up, innovazione, digitale in cima all’agenda per il post Covid-19

Agevolazioni fiscali, finanziamenti e contributi diretti, garanzie sui prestiti, le forme più diffuse per proteggere i piccoli business.

Le ricette che i Paesi stanno mettendo in campo per sostenere e rilanciare l’economia per le conseguenze della pandemia sono tante. All’interno di strategie a più capitoli, fatte di rinvii di scadenze, contributi e crediti d’imposta, rimborsi più veloci e prestiti agevolati, trova spazio la voce dedicata al sostegno alle piccole attività, e ancor di più in questo vasto mondo, alla realtà ancora più peculiare delle start up. Investiti direttamente dall’onda d’urto della pandemia, i soggetti di nascita più recente, bloccati nella loro attività dallo stop generalizzato delle attività e precari dal punto di vista delle risorse finanziarie rischiano di finire sopraffatti dalla chiusura prolungata e dal rallentamento dell’economia nel momento della ripresa.

Nel mondo delle start-up, un indicatore significativo dell’impatto del nuovo coronavirus sull’economia è il calo delle dichiarazioni di inizio attività. A proposito, l’Ocse cita i dati raccolti dal Us Startup Cartography project, un centro di ricerca sulle attività imprenditoriali Usa, che evidenziano che all’incedere, da metà di marzo, della diffusione dell’epidemia a livello mondiale e del conseguente inizio dei lockdown contenitivi, negli Stati Uniti le iscrizioni di nuove attività sono calate di oltre il 75% rispetto al 2019. Segnali importanti anche in Europa: l’Ocse cita a proposito il calo del 34% del numero delle start-up registrato ad aprile nei Paesi Bassi e la riduzione del 60% degli investimenti nelle imprese tecnologiche segnato in Irlanda nel primo quadrimestre del 2020.

Nel dare un ordine alle diverse misure dei propri pacchetti di aiuti all’economia, molti Paesi hanno scelto di raggruppare in uniche voci di spesa, con fondi dedicati, gli interventi utili alle start up e alle piccole e medie imprese impegnate nell’innovazione. Sotto lo stesso cappello si affiancano diverse forme di sostegno, dalla garanzia sui prestiti a finanziamenti e contributi diretti, passando per agevolazioni fiscali, che spesso si inseriscono in programmi già esistenti, che vengono però ampliati e rinforzati.

Il Regno Unito ha varato il 20 aprile scorso un pacchetto di 1,25 miliardi di sterline per aiutare le imprese impegnate in settori ad alto tasso di innovazione, dalla tecnologia alle scienze biologiche, diviso tra un primo fondo di 500 milioni e altri 750 milioni aggiuntivi destinati esclusivamente, sotto forma di sovvenzioni e prestiti, alle piccole e medie imprese che investono in ricerca e sviluppo. In Germania, lo Start-Up liquidity program vale 2 miliardi di euro, destinati a finanziare fondi di investimento ad hoc. Stanziamento ancora maggiore in Francia, che ha impegnato risorse per 4 miliardi di euro. Il pacchetto dedicato alle start-up comprende anche rimborsi più veloci dell’Iva e delle imposte dirette per quanto riguarda i crediti del 2019 e un anticipo di quelli 2020, compreso il Crédit d'impôt recherche (Cir), il credito sulle spese in ricerca e sviluppo, che da solo sbloccherà 1,5 miliardi di euro.

L’appoggio svizzero alle start-up passa invece attraverso la garanzia di fideiussioni statali per la richiesta finanziamenti presso gli istituti bancari. In particolare, il 65% della garanzia è coperto dalla Confederazione e il restante 35% dal Cantone e da terze parti accreditate, fino a un massimo di un milione di franchi e fino a concorrenza di un terzo delle spese correnti sostenute nel 2019. Possono farne richiesta fino al 31 agosto le start-up costituite da non più di 10 anni e la fideiussione può essere utilizzata per richiedere finanziamenti presso qualsiasi banca.

Fin da aprile il Governo portoghese ha varato un piano icon uno stanziamento iniziale di 25 milioni di euro per aiutare le circa 2.500 start up presenti nel Paese a superare il periodo difficile del post pandemia in attesa della ripartenza e per incentivare la nascita di nuovi business. Il piano prevede cinque misure diverse, che vanno a rinforzare e accrescere il programma già preesistente di sostegno iniziale alle nuove piccole attività d'impresa. Tra le misure, un contributo parificato al costo dei dipendenti, l’estensione del cosiddetto “voucher di avvio” per i giovani imprenditori, una sorta di borsa di studio di 2.075 euro già prevista dalla normativa per le nuove iniziative imprenditoriali, e il “Mezzanine” funding for Startups, una forma di prestito convertibile in capitale sociale. Appositi contributi sono poi erogati specificamente per coprire i costi di incubazione della start up, ovvero i costi per l’affitto degli spazi e l’acquisizione di tecnologia e formazione necessari nella fase di avvio dell’impresa.

Fonte: Fisco-Oggi

Fonte Immagine: Foto di www_slon_pics da Pixabay 

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