Paolo Soro

G20, misure fiscali anti Covid-19

Il report con le proposte dell’Ocse: La necessità di un piano fiscale espansivo di lunga durata per lavoratori e imprese.

In occasione dell’ultima riunione del G20 dedicata all’emergenza mondiale determinata dal Coronavirus, l’Organizzazione parigina che riunisce e raccoglie le competenze fiscal-finanziarie dei Paesi più ricchi o sviluppati del Pianeta ha presentato un lungo report. In questo documento l’Ocse non si limita ad elencare le norme e gli strumenti di politica fiscale e di bilancio varati dai singoli Stati e quindi già in campo, ma fornisce al contempo un’attenta analisi dei rischi e degli squilibri cui guardare sia nella fase successiva alla fine dell’emergenza. Il rapporto affronta vari aspetti, in relazione alla ripresa dei mercati, dei tessuti economici e produttivi delle singole realtà nazionali e dei gruppi sociali (famiglie, individui, lavoratori) che quelle reti alimentano attraverso i consumi e il lavoro.

A differenza dei dati, dei numeri e delle analisi fornite contestualmente da altre istituzioni internazionali durante questa crisi globale, ad esempio la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e la stessa Unione europea, l’Ocse si spinge più avanti, disegnando il quadro d’una ripresa futura, post-Covid-19, dove l’effetto resilienza dovrà comunque continuare ad essere governato e assistito in continuità con quanto già fatto fin d’ora. Il rischio, infatti, come sottolineato nel report dell’Organizzazione, è che si riproducano gli stessi squilibri che condizionarono l’uscita dalla crisi finanziaria del 2008-2011, quando l’improvviso venir meno delle politiche fiscali transitorie di sostegno ebbe come effetto un rallentamento della ripresa e, in alcuni casi, persino un prolungarsi della crisi.

Il prevalere di un senso prospettico, insolitamente sbilanciato sul post Covid-19, è osservabile pressoché in ogni singola pagina del rapporto in esame. In particolare, anche la parte iniziale, riservata al richiamo della necessità di varare misure fiscali a sostegno della liquidità delle imprese, per garantirne la continuità sia sul versante della filiera sia su quello delle attività lavorative e quindi dei lavoratori, assieme all’altrettanto necessario dispiegarsi di meccanismi di welfare e di sostegno ai redditi individuali garantiti, come i prestiti alle aziende, direttamente dallo Stato, l’esempio è quello del richiamo a una sorta di Cig, o cassa integrazione europea o, dato il contesto della crisi, di portata mondiale, ebbene anche in questo ambito non mancano suggerimenti espliciti al futuro. Al riguardo, l’esempio più evidente è costituito dalla giustificazione posta a sostegno delle misure che i governi hanno varato per puntellare in questi mesi i redditi di centinaia di milioni di lavoratori, non soltanto dipendenti ma anche professionisti, autonomi e il folto gruppo di coloro che alimentano i settori informali dell’economia. L’Ocse mette in chiaro come tali strumenti non potranno cessare d’improvviso ma, al contrario, dovranno perdurare anche oltre i periodi transitori stabiliti attualmente, perché utili ad alimentare un clima di fiducia nelle fasce sociali più colpite dall’emergenza. Mantenendo elevato l’indice di fiducia si garantisce una ripresa dei consumi cui si collega il ritorno ad una crescita completa delle attività produttive, non limitata o per singoli segmenti produttivi. Tradotto, un ciclo espansivo, sia pur delimitato nel tempo, dovrà comunque accompagnare l’intero percorso d’uscita dalla crisi e la prima fase della ripresa. Un monito che l’Ocse estende a tutti i Paesi, indifferentemente.

A giustificazione di manovre espansive ad ampio raggio, sia riguardo i tempi sia in riferimento agli impegni finanziari attivati, l’Ocse fornisce le prime stime sull’eventuale danno economico prodotto dal Covid-19. In sostanza, in media ogni Paese vedrà le rispettive attività economiche rallentare d’una forbice tra il 25% e il 30% rispetto al dato precedente la crisi. Tradotto in termini di Pil, il lockdown potrebbe riflettersi in un arretramento della ricchezza prodotta di 2 punti ogni mese. A questi dati è aggiunto quello relativo ai consumi, che l’Ocse prevede destinati a ridursi di un 1/3. Naturalmente, si tratta di proiezioni medie che in realtà andrebbero raffrontate con le condizioni reali delle economie dei singoli Stati. Comunque, resta un gap significativo tra il prima e il dopo Covid-19.

Per l’Ocse sicuramente centrale per gli Stati è l’obiettivo di alimentare il gettito d’imposte e tasse, risorse utili da riutilizzare per sostenere l’uscita dalla crisi e una ripresa che non sacrifichi gruppi sociali esposti o imprese deboli, come avvenuto nella crisi precedente. In questa strategia, un ruolo decisivo spetterà alle amministrazioni finanziarie.

Le misure fiscali adottate, come il rinvio degli adempimenti fiscali, la sospensione dei pagamenti di imposte e tasse e le proroghe di un lungo elenco di scadenze comunque correlate a tematiche afferenti il fisco, sono per l’Ocse esemplificative di come le amministrazioni finanziarie siano chiamate inevitabilmente ad assumere un ruolo di elevata responsabilità nel mantenere e nel tessere un dialogo costante con centinaia di milioni di contribuenti. In un simile contesto, la relazione tra cittadino/contribuente e amministrazione acquisirebbe di diritto la forma di un canale privilegiato da usare per sollecitare fiducia negli individui.

L’Ocse conferma la bontà dei prestiti e degli schemi di garanzia pubblica per fornire credito e liquidità alle aziende. Sottolinea inoltre di mantenere un occhio attento sulle piccole e medie imprese, dato che le grandi multinazionali dispongono di risorse e know how più conforme ai tempi di crisi. Ma il dato che più preoccupa l’Ocse è il livello di indebitamento delle imprese, oramai oltre i 2mila miliardi di dollari, per lo più finanziato con l’emissione di corporate bond. In pratica, dalla crisi finanziaria passata, il tasso di indebitamento delle società è pressoché raddoppiato. Da questa analisi il richiamo alla correttezza e urgenza del finanziamento alle imprese. Spetterà però alle amministrazioni finanziarie non abbassare la guardia, per evitare che i fondi e i prestiti raggiungano aziende che non ne hanno diritto o peggio favoriscano chi organizza frodi. Al riguardo, l’Ocse avvisa anche della necessità di rilassare ambiti e procedure, e tempi, di pagamento, anche una volta tornati alla normalità. Le aziende avranno infatti da fare i conti con le filiere e le reti di approvvigionamento e di clienti da ricostruire e sarà in pratica preferibile rendere quanto più elastica possibile la calendarizzazione dei pagamenti.

Presente nelle pagine del rapporto la segnalazione della necessità di orientare aiuti verso i Paesi in via di sviluppo, abbassando i costi relativi ai trasferimenti delle rimesse degli immigrati e/o fornendo un ampio ventaglio di consulenze fiscali per aiutare questi Paesi a intercettare i profitti delle grandi multinazionali, al fine di organizzare un progetto di compliance fiscale interna adeguato.

Il post Covid-19 sarà condizionato dal perdurare di uno sforzo espansivo non più d’emergenza ma diretto a stimolare la ripresa. È la fase dell’iniezione sul tessuto economico e sociale degli stimoli fiscali il cui obiettivo sarà anche connesso ad inserire riforme strutturali nei diversi Paesi. Un’occasione di rinnovamento quindi, il cui obiettivo tecnico sarà garantire entrate tributarie sufficienti, e quindi risorse da spendere, nella disponibilità degli Stati. Il gettito acquisirà una centralità strategica per uscire definitivamente dalla crisi senza lasciare segmenti sociali alle spalle. Al riguardo, l’Ocse indica alcune strade da seguire. Aumentare la tassazione delle rendite (finanziarie e non), ridisegnare in senso progressivo e redistributivo i sistemi fiscali nazionali. E ancora, implementare forme di tassazione, come la carbon tax, che guardano ad un’economia sostenibile. E soprattutto, coordinarsi e cooperare in materia fiscal-finanziaria in modo da implementare politiche fiscali innovative su vasta scala e non con fughe isolate in avanti. In tale ambito, è riservato uno spazio al tema di una tassazione equa delle multinazionali dei grandi gruppi. Argomento questo collegato alla digital tax e all’ obiettivo garantire la sostenibilità del gettito delle entrate fiscali da riutilizzare per stimolare redditi individuali e investimenti, la resilienza auspicata dall’Ocse.

Fonte: Fisco-Oggi

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