Paolo Soro

Il lavoratore illecitamente licenziato matura le ferie sino al reintegro effettivo

Qualora una normativa nazionale preveda che un lavoratore illegittimamente licenziato debba essere reintegrato nel suo posto di lavoro, secondo l’Avvocato Generale della CGUE, la Direttiva 2003/88/CE osta a una normativa, a una giurisprudenza o prassi nazionali in forza delle quali tale lavoratore non abbia diritto a ferie annuali retribuite per il periodo compreso tra la data del licenziamento e quella della sua reintegrazione nel posto di lavoro.

Sono queste le conclusioni rassegnate dall’Avvocato Generale della CGUE, depositate il 29 gennaio, relative ai casi C-37/19 e 762/18 (EU:C:2020:49).

Una dipendente di una nota rete d’istituti di credito cooperativo (BCC) fu licenziata e reintegrata in forza di sentenze definitive. Nel frattempo promosse un’azione giudiziaria per il riconoscimento dell’indennità per le ferie non godute (annuali retribuite e per festività soppresse), ma la Corte d’Appello di Roma la respinse: non aveva potuto maturarle durante il licenziamento perché non lavorava e il diritto alle ferie è strettamente connesso allo svolgimento di un lavoro effettivo, poiché si sostanzia in un diritto al riposo e allo svago.

La S.C., presso cui pende il gravame di questa decisione, nutrendo dubbi sulla compatibilità delle norme italiane sul punto con quelle comunitarie ha sollevato una pregiudiziale per chiedere lumi alla CGUE.

Un’analoga questione è stata sollevata anche dal Tribunale distrettuale bulgaro nell’ambito di una lite tra un’insegnante di musica licenziata illecitamente, reintegrata dal giudice e licenziata di nuovo poco dopo la reintegrazione (a differenza della bancaria italiana non aveva impugnato i successivi licenziamenti), e il suo ex datore.

Come emerge chiaramente dal contesto interpretativo dell’art. 7 Direttiva 2003/88 e della Direttiva stessa il diritto alle ferie è un principio essenziale del diritto sociale dell’UE. Dopo che questo principio è stato trasposto nell’art.31 §.2 Carta di Nizza, le ferie sono anche un diritto fondamentale di ogni lavoratore. Infatti la ratio di questo diritto «è quella di consentire al lavoratore, da un lato, di riposarsi rispetto all’esecuzione dei compiti attribuitigli in forza del suo contratto di lavoro e, dall’altro, di beneficiare di un periodo di distensione e di ricreazione». Questa è la principale differenza con altri tipi di congedi e permessi: sembra che vi debba essere un nesso tra lavoro effettivo e ferie, ossia spettano solo se si svolge un’attività lavorativa.

In realtà la giurisprudenza ha superato questo dualismo, poiché ci sono circostanze in cui il lavoratore, per cause indipendenti dalla sua volontà, non può lavorare: maternità/paternità, malattia, decesso (EU:C:2018:871 nella rassegna del 9/11/19) etc..

Per l’Avvocato Generale, dunque, il licenziamento illecito è equiparabile alle situazioni in cui il dipendente non ha un lavoro effettivo per cause imprevedibili e indipendenti dalla sua volontà: in caso di licenziamento illegittimo il dipendente non può svolgere le sue mansioni a causa di un errore del datore e, perciò, può chiedere le ferie per un’interruzione del rapporto lavorativo non dovuto alla sua volontà. Questa eccezione, elaborata dalla prassi della CGUE non si applica, però, se il lavoratore usufruisce di detti congedi durante le ferie o il suo orario di lavoro è «ridotto a zero ore» (EU: C:208:799 e 2019:981 nel quotidiano del 19/11/19).

Visto che il licenziamento illegittimo, come detto sinora, è dovuto a un errore del datore e quindi a motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà del lavoratore, quest’ultimo ha un diritto retroattivo alle ferie maturate nel periodo tra il licenziamento e la sua reintegrazione in forza di una decisione giudiziaria e, per lo stesso motivo, ha diritto all’indennità sostitutiva per quelle non godute. Infatti tale indennità spetta anche in caso di cessazione del rapporto, indipendentemente da quali ne siano le cause (EU:C:2017:794).

Il diritto all’indennità sostitutiva però è soggetto a un limite: se durante questo periodo il lavoratore ha svolto un altro impiego, non può pretendere che il precedente datore di lavoro gliele retribuisca (EU:C:2018:874 e 2016:576). «In tali specifiche circostanze, percepire il pagamento integrale dell’indennità finanziaria da parte del primo datore di lavoro comporterebbe un accumulo di diritti alle ferie annuali retribuite che non riflette più la finalità effettiva del diritto alle ferie annuali retribuite». Infatti «così come il lavoratore non dovrebbe essere penalizzato a tal riguardo a causa di un atto illecito commesso dal datore di lavoro che ha disposto il licenziamento, lo stesso lavoratore non dovrebbe essere compensato ottenendo un’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite di importo superiore a quella cui avrebbe avuto diritto se non fosse stato in primo luogo licenziato».

Fonte: Diritto e Giustizia

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