Paolo Soro

I soci conservano i poteri di gestione

I poteri di gestione della srl potranno continuare ad essere attribuiti ai soci non amministratori. Questi ultimi potranno tuttavia rifiutarsi di dare esecuzione a decisioni gestorie dei soci ritenute dannose per la società.

I poteri di gestione della srl potranno continuare ad essere attribuiti ai soci non amministratori. Questi ultimi potranno tuttavia rifiutarsi di dare esecuzione a decisioni gestorie dei soci ritenute dannose per la società. I doveri dell'organo volitivo di istituire un idoneo assetto organizzativo e di adozione di uno strumento anticrisi possono essere delegati a uno o più amministratori.

Sono alcuni dei contenuti dei nuovi orientamenti del comitato Triveneto dei notai in materia di atti societari che verranno presentati domani a Rubano (Padova).

Una parte rilevante degli orientamenti è finalizzata, sia per le srl che per le spa a fornire una declinazione pratica del ruolo degli amministratori in tema di adeguati assetti organizzativi, delegabilità di funzioni a soci e gestione della crisi.

Nelle massime H.C.16 (per le spa) e I.C.33 (per le srl) viene presa un'importante posizione in merito alla possibilità da parte del cda di delegare a un singolo amministratore o al comitato esecutivo (se insediato) l'istituzione di quell'adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile in relazione alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi della stessa e della perdita della continuità aziendale.

La massima ritiene altresì delegabile (a singoli amministratori o al Ce) anche la possibilità di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale. In altri termini, il cda potrebbe delegare a un amministratore non solo l'organizzazione della società in chiave di pronta intercettazione dello stato di crisi ma anche la scelta di uno dei rimedi (piani attestati, accordi di ristrutturazione, concordato preventivo ecc.) previsti dal codice della crisi e dell'insolvenza.

Ovviamente, in relazione alle disposizioni dell'art. 2381, comma 3 c.c. resta impregiudicato l'obbligo di vigilanza e di intervento diretto del cda nel caso in cui la delega risulti, secondo lo stesso cda, non correttamente esercitata. Tale possibilità vale ora senza alcun dubbio, in relazione ai richiami nell'ultimo comma dell'art. 2475 c.c. alle norme in tema di spa, anche nell'ambito dei cda delle srl.

Di interesse assoluto, poiché tema foriero di diversi orientamenti interpretativi risulta il contenuto della massima I.C.34, finalizzata a dare una corretta interpretazione alla nuova disposizione introdotta nel comma 1 nell'art. 2475 c.c. dal dlgs 14/2019 secondo la quale «la gestione dell'impresa si svolge nel rispetto delle disposizioni di cui all'art. 2086, secondo comma (dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale) e (...) spetta esclusivamente agli amministratori».

Le ultime disposizioni sono parse ai più, in contrasto sia con i poteri gestori che il codice civile ha sempre consentito di demandare all'assemblea (art. 2479 comma 1, c.c.) sia con la norma che, nella srl, consente di attribuire poteri di gestione a soci diversi dagli amministratori (art. 2468, comma 3° c.c.).

Il Notariato del Triveneto si esprime, seppur con motivazioni parzialmente diverse nello stesso senso in cui si era pronunciata Assonime (circ. n. 19 del 2 agosto) e il Notariato di Milano (massima n. 183 del 17 settembre) affermando che le nuove norme sono orientate ad affermare che «la responsabilità della gestione dell'impresa in relazione al suo equilibrio finanziario e al mantenimento della continuità aziendale grava sul cda, indipendentemente da chi, in concreto, nel rispetto della legge e dell'organizzazione interna, abbia deciso un determinato atto gestorio». In tal senso, peraltro depone anche il comma 8 dell'art. 2476 c.c., nei casi in cui a fronte di atti dei soci si prevede una responsabilità solidale fra questi e gli amministratori.

In virtù di ciò la nuova formulazione dell'art. 2475 non può essere letta nel senso di norma preclusiva alla possibilità, nelle srl di attribuire a soggetti diversi dagli amministratori (in particolare ai soci) poteri di gestione della società.

In ogni caso (in linea con la massima IC5 del 2004), all'organo amministrativo spetta sempre il diritto/dovere di non dare esecuzione alle decisioni gestorie assunte dall'assemblea o dai singoli soci, ove ritenute dannose per la società.

Con la massima H.C.17, infine, viene ricordato che anche nelle spa alcune scelte gestorie restano demandate a organi diversi dal cda. Si prendano, per esempio, nel modello dualistico le scelte strategiche e i piani industriali che l'art. 2409-terdecies c.c. delega al consiglio di sorveglianza, o, nel modello classico, le autorizzazioni demandabili ai soci, nei confronti degli atti amministrativi dall'art. 2364, comma 1, n. 5 c.c.

Fonte: Italia Oggi

Fonte: Foto di Free-Photos da Pixabay

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