Passione, progetti e
carica etica: il foyer «promuove» la svolta
di Maria Carla De Cesari
TORINO - «Claudio
Siciliotti ha detto ciò che la categoria aveva bisogno di sentirsi dire, ha
fatto un discorso pieno di passione e di carica etica ed entro questi confini
ha definito quello che può essere il nostro ruolo». Il commento di Mario
Damiani, che nella scorsa consiliatura è stato anche presidente del Consiglio
nazionale, è largamente condiviso dai colleghi che hanno seguito i lavori di
apertura del I congresso dell'Albo unico. Il discorso del presidente del
Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti è stato accompagnato
da continui applausi. Quando ha parlato del collegio sindacale e quando ha
chiesto la conciliazione obbligatoria prima del contenzioso, quando ha
ipotizzato l'assistenza dei professionisti nelle separazioni coniugali, per
determinare la consistenza patrimoniale, e quando ha allargato su temi più
generali: dalla necessità di rimediare alla voragine del debito pubblico,
all'opportunità della riforma previdenziale. «Una lezione di sentimento e
umanità», commenta poco dopo nel foyer Salvatore Taverna, dottore commercialista
a Torino. «Forse qualche obiettivo è un po'un sogno, ma un leader deve dare
fiducia», gli fa eco Daniela Rendine, anche lei con studio a Torino. Michele
Chieffi e Francesco Guglielmi, commercialisti a Bari, concordano. Tutti insieme
stanno mettendo a punto gli ultimi particolari di un progetto per l'assistenza
delle Pmi: come fare rete professionale, per rispondere alle esigenze delle
piccole realtà produttive e trovare fonti alternative per la capitalizzazione.
«Speriamo – commenta Rendine – che il legislatore non resti indifferente. Mi è
piaciuto soprattutto l'accento su una logica premiale: con il timore delle
sanzioni non si può crescere».
Soddisfatto William
Santorelli, ex presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri. «Siciliotti
ha mostrato un approccio innovativo. Certo, adesso occorrerà trovare i canali
per realizzare le proposte, che vanno a vantaggio dei cittadini».
Attorno al suo progetto
Siciliotti è riuscito a portare anche componenti che non avevano tifato per la
sua elezione al Consiglio nazionale. Gilberto Gelosa, presidente dell'Ordine di
Monza, sottolinea come la conciliazione obbligatoria sia una soluzione
razionale per deflazionare il contenzioso, anche se non si nasconde i possibili
attriti con gli avvocati.
«Il nostro è l'unico Paese
– chiosa Luigi Martino, presidente dell'Ordine di Milano – dove le funzioni di
amministrazione e controllo sono ben distinte. Perché dovremmo rinunciare?». E
i paletti per evitare conflitti di interessi tra gli amministratori sono, per
Paolo Saltarelli, presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri, l'altra
faccia della difesa del collegio sindacale.
Commercialisti, il
rilancio del merito
dal nostro inviato Maria
Carla De Cesari
TORINO - L'Albo unico dei
dottori commercialisti e dei ragionieri si è materializzato nell'auditorium del
Lingotto a Torino. Duemila professionisti che, al di là dell'Ordine di
provenienza, ieri, alla I giornata del congresso di categoria hanno avuto buoni
argomenti per fondare l'orgoglio collettivo e per coltivare il senso di
appartenenza. Quando Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale,
finisce di parlare, la sala lo abbraccia alzandosi in piedi. Con un discorso di
oltre un'ora, Siciliotti trascina i suoi a pensare «ciò che noi possiamo fare
per il Paese» e, intanto, scrive un'ideale agenda per il legislatore per
accrescere il ruolo dei commercialisti «al servizio del Paese».
D'altra parte il congresso
è stato considerato fin dall'insediamento del Consiglio nazionale, nel gennaio
2008, un passaggio strategico per cementare la categoria e comunicare
all'esterno aspettative, ambizioni e competenze di 107mila professionisti. Un
disegno cui Siciliotti ha lavorato per mesi. Torino, la città prescelta, ha
valore simbolico: prima capitale d'Italia, rappresenta la continuità della
tradizione e la vocazione al cambiamento. La collaborazione e il confronto tra
le rappresentanze sociali sono alla base del segreto del "modello
Torino", nel reagire alla crisi dell'industria dell'auto come nel realizzare
le Olimpiadi invernali. Un metodo sottolineato da tutte le cariche
istituzionali, dal presidente della Regione, Mercedes Bresso, e della provincia
Antonio Saitta, al sindaco Sergio Chiamparino.
E Siciliotti – anche se
afferma di non amare l'unanimismo – enfatizza il "gioco di squadra".
Sul desiderio dei commercialisti di essere «protagonisti del cambiamento» ha
fatto leva il presidente nel suo discorso. Ma il cambiamento della categoria è
parte, anzi per Siciliotti deve essere un po' lievito, del cambiamento del Paese.
Occorre cambiare – ha detto Siciliotti – per creare «una società aperta,
fondata sul merito, sulla fiducia, sull'etica e sulla tolleranza». Siciliotti
ha parlato di scelte a favore dei giovani, per evitare di consegnare loro un
futuro ipotecato dagli egoismi degli adulti. Insomma, «è l'ora di rinunciare ai
diritti acquisiti, per scegliere i diritti sostenibili».
Siciliotti candida la sua
categoria alla riscrittura delle regole che devono governare i rapporti
economici e finanziari. Un ruolo sottolineato dal direttore del Sole 24 Ore,
Ferruccio de Bortoli, che ha parlato dei professionisti come di autori di un
nuovo contratto sociale «che ci lega, nella condivisione di identità e valori».
Sul piano delle regole la
difesa del collegio sindacale, ha spiegato Sicliotti, è a favore di un sistema
di controlli preventivo contro i dissesti: non ha funzionato la strada
anglosassone che si limita a certificare i risultati. I principi contabili
internazionali non possono essere il linguaggio per i bilanci delle piccole e
medie imprese. Va affrontato il conflitto di interesse potenziale degli
amministratori delle società quotate: per amministratori e sindaci gli
incarichi devono diventare incumulabili.
L'efficienza della
giustizia civile è un presupposto per la ripresa. «Non è pensabile – ha detto
Siciliotti – che a Lagos in Nigeria si facciano, con il supporto di esperti
italiani, più conciliazioni di quante se ne siano concluse in un anno in tutta
Italia». Dunque, la strada suggerita da Siciliotti è la conciliazione obbigatoria
prima del contenzioso: in caso di mancato accordo, il professionista dovrebbe
poi essere consulente del giudice per evitare manovre dilatorie.
Siciliotti propone
l'intervento dei commercialisti nelle procedure di divorzio, visto che la
disputa su come ripartire il patrimonio e le risorse reddituali allunga i tempi
per arrivare alla separazione.
Infine, la riforma delle
professioni: una matassa che sembra senza né capo né coda, tanto da far dire
all'ex sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, di provare, per
l'argomento, quasi un'allergia. Siciliotti propone di uscire dall'equivoco e di
scegliere la riforma degli Ordini. Chi esercita un'attività che non prevede una
formazione definita, l'esame di Stato, controlli deontologici sarà qualificato
come lavoratore autonomo, non come professionista.

