Il mercato chiede regole, libro bianco dei commercialisti
da Torino, Gabriele Ventura
Estendere il ruolo del collegio sindacale, mettere mano alle regole dell’antiriciclaggio, snellire la giustizia civile e riformare le professioni senza introdurre il sistema duale. Da questi punti nodali passa la ricetta anticrisi dei dottori commercialisti delineata ieri da Claudio Siciliotti nella sua relazione di apertura al primo congresso nazionale della categoria, dal titolo “Protagonisti del cambiamento”. In particolare, l’intervento ha puntato sulla necessità di ripartire dal ruolo chiave che svolgono le professioni, l’università e le piccole e medie imprese per lo sviluppo del Paese. E i dottori commercialisti devono essere protagonisti nel controllo dei numeri e dei conti, perché la crisi è stata generata anche dal fallimento del sistema di governance e di controllo. Si è poi affrontato il tema della riforma delle professioni, puntando il dito contro il sistema duale: “il percorso breve è una truffa per gli utenti e i giovani professionisti, perché essere professionisti significa avere superato un esame di stato”. In merito, il vice presidente Francesco Di Stefano ha ribadito “le associazioni sono una realtà multiforme. Sono 200 per 4 milioni di addetti, anche se le sigle che alimentano il dibattito sono solo 2 o 3, come i tributaristi. Ai quali, però, manca il titolo di studio, il tirocinio e l’iscrizione a un albo professionale”. Dal canto suo, Michele Vietti ha espresso perplessità su come il ministro della giustizia abbia affrontato il tema della riforma, invitando commercialisti, notai, avvocati e consulenti del lavoro a consegnargli un testo condiviso.
Società di Lavoro Professionale (S.L.P.)
Società fondate sul lavoro intellettuale del professionista. Tali sono le SLP delineate in un progetto di legge consegnato al ministro della giustizia Alfano, dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. La proposta, che vuole coinvolgere anche notai e avvocati, nasce per colmare la lacuna dovuta alla mancanza di una legge generale sulle società professionali. In sostanza si fonda sull’apporto intellettuale dei soci, che è tutelato in via assolutamente prioritaria rispetto al capitale investito nello studio professionale, così che la società abbia necessariamente una veste giuridica ad hoc diversa da quelle utilizzate per le imprese collettive. E si distingue dalle società di capitali proponendosi come forma collettiva di esercizio delle professioni intellettuali. Non c’è bisogno di un capitale minimo per la costituzione; i conferimenti diversi dal lavoro intellettuale costituiscono prestazioni accessorie secondarie con secondaria remunerazione; apertura alle società multi-professionali; possibilità di accesso anche da parte di soci non professionisti, con limitazioni di partecipazioni e diritti al voto.
Tra le altre proposte di riforma dell’ordinamento professionale:
- l’eliminazione del requisito di anzianità minima di iscrizione all’albo del dominus;
- introduzione della disciplina della cancellazione dall’albo.
Infine, dottori commercialisti, notai e avvocati uniti anche per lo snellimento del sistema giustizia, che deve essere accompagnato dalla certezza delle competenze e della professionalità, dall’autonomia e indipendenza dei soggetti coinvolti, dal loro assoggettamento alle norme disciplinari e di deontologia e alla formazione professionale continua.
da Torino, Gabriele Ventura
Estendere il ruolo del collegio sindacale, mettere mano alle regole dell’antiriciclaggio, snellire la giustizia civile e riformare le professioni senza introdurre il sistema duale. Da questi punti nodali passa la ricetta anticrisi dei dottori commercialisti delineata ieri da Claudio Siciliotti nella sua relazione di apertura al primo congresso nazionale della categoria, dal titolo “Protagonisti del cambiamento”. In particolare, l’intervento ha puntato sulla necessità di ripartire dal ruolo chiave che svolgono le professioni, l’università e le piccole e medie imprese per lo sviluppo del Paese. E i dottori commercialisti devono essere protagonisti nel controllo dei numeri e dei conti, perché la crisi è stata generata anche dal fallimento del sistema di governance e di controllo. Si è poi affrontato il tema della riforma delle professioni, puntando il dito contro il sistema duale: “il percorso breve è una truffa per gli utenti e i giovani professionisti, perché essere professionisti significa avere superato un esame di stato”. In merito, il vice presidente Francesco Di Stefano ha ribadito “le associazioni sono una realtà multiforme. Sono 200 per 4 milioni di addetti, anche se le sigle che alimentano il dibattito sono solo 2 o 3, come i tributaristi. Ai quali, però, manca il titolo di studio, il tirocinio e l’iscrizione a un albo professionale”. Dal canto suo, Michele Vietti ha espresso perplessità su come il ministro della giustizia abbia affrontato il tema della riforma, invitando commercialisti, notai, avvocati e consulenti del lavoro a consegnargli un testo condiviso.
Società di Lavoro Professionale (S.L.P.)
Società fondate sul lavoro intellettuale del professionista. Tali sono le SLP delineate in un progetto di legge consegnato al ministro della giustizia Alfano, dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. La proposta, che vuole coinvolgere anche notai e avvocati, nasce per colmare la lacuna dovuta alla mancanza di una legge generale sulle società professionali. In sostanza si fonda sull’apporto intellettuale dei soci, che è tutelato in via assolutamente prioritaria rispetto al capitale investito nello studio professionale, così che la società abbia necessariamente una veste giuridica ad hoc diversa da quelle utilizzate per le imprese collettive. E si distingue dalle società di capitali proponendosi come forma collettiva di esercizio delle professioni intellettuali. Non c’è bisogno di un capitale minimo per la costituzione; i conferimenti diversi dal lavoro intellettuale costituiscono prestazioni accessorie secondarie con secondaria remunerazione; apertura alle società multi-professionali; possibilità di accesso anche da parte di soci non professionisti, con limitazioni di partecipazioni e diritti al voto.
Tra le altre proposte di riforma dell’ordinamento professionale:
- l’eliminazione del requisito di anzianità minima di iscrizione all’albo del dominus;
- introduzione della disciplina della cancellazione dall’albo.
Infine, dottori commercialisti, notai e avvocati uniti anche per lo snellimento del sistema giustizia, che deve essere accompagnato dalla certezza delle competenze e della professionalità, dall’autonomia e indipendenza dei soggetti coinvolti, dal loro assoggettamento alle norme disciplinari e di deontologia e alla formazione professionale continua.

