Paolo Soro

Paradisi fiscali made in Europe

Un report condotto dai tre principali gruppi di esperti in materia fiscale indica l’Europa (e, in particolare, l’Olanda, seguita a ruota da Irlanda, Lussemburgo e Svizzera), come la meta utilizzata dalle grosse multinazionali americane, per sfuggire allo “Zio Sam”.

È l’Olanda la terra promessa dell’evasione su larga scala perpetrata dalla corporate americana: oltre la metà delle 500 aziende più grandi degli Stati Uniti ha aperto infatti una sussidiaria tra Amsterdam e Rotterdam, deviando nel cuore dell’Europa centinaia di miliardi di dollari che, diversamente, sarebbero finiti nelle casse dell’Erario a stelle e strisce.

Il colosso finanziario Goldman Sachs, per esempio, nel 2015 disponeva di ben 45 controllate nei Paesi Bassi.

Morgan Stanley ne aveva costituite addirittura 131, mentre quelle di Pfizer non arrivavano per un soffio a 70.

E ancora, AES aveva costituito 69 sussidiarie nel Paese; Hewlett-Packard 50; Merck 44; PepsiCo 32.

Un fiume in piena che ha continuato ad alimentare i conti dei colossi societari americani nonostante la crociata all’evasione lanciata proprio da Washington nel 2009 in tandem con i Paesi del G20.

E se da una parte i leader di mezzo mondo promettevano tolleranza zero verso i paradisi fiscali, dall’altra il tarlo dell’evasione continuava indisturbato ad alimentarsi proprio nel cuore del Vecchio continente.

Senza andare a disturbare nomi esotici come le Bahamas, Panama, Macao o le isole Vergini, lo zoccolo duro dell’evasione fiscale, oltre all’Olanda, ha continuato ad annidarsi in altri tre piccoli Paesi nel continente europeo (Irlanda, Lussemburgo, e Svizzera), capaci da soli di catalizzare il 43% del fatturato totale delle major americane.

E questo, senza fare nemmeno grossi sforzi in termini di dipendenti se è vero che il 40% della forza lavoro delle 500 maggiori aziende americane non si trova nei Paesi dove realizzano il fatturato bensì in UK, Germania, Messico, Australia e Canada.

A dimostrazione che le controllate di Dublino, Lussemburgo, Amsterdam e Berna, altro non erano se non delle scatole vuote create per sfruttare i benefici fiscali concessi da quei Paesi ai colossi a stelle e strisce per evitare loro di pagare conti salatissimi all’Irs, l’Agenzia delle entrate americana.

Tutto questo, stando almeno ai risultati dello studio «Offshore Shell Games» condotto da tre dei maggiori think-tank in materia fiscale (Institute on taxation and economic policy, Citizen for tax justice e Us Pirg education fund), secondo cui ogni anno ben 100 miliardi di dollari di tasse federali sfuggono all’Erario americano prendendo la via dei paradisi fiscali.

E questo, con la connivenza di politici e lobbisti che non muovono un dito per evitare il drenaggio di risorse dai cittadini agli imprenditori.

Fonte: Italia Oggi

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