Paolo Soro

Credito ricerca e sviluppo – Cumulo con altre agevolazioni

Con la risoluzione n. 12/E 2017, l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni in merito alla cumulabilità del credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo previsto dall’art. 3 del d.l. n. 145/2013 con altre agevolazioni.

Con riferimento al credito per ricerca e sviluppo, l’Agenzia delle Entrate ribadisce quanto già precisato in precedenti documenti di prassi (cfr. circolare n. 5/E del 2016 e risoluzione n. 66/E del 2016) e, cioè, che:

• l’art. 3 del d.l. n. 145/2013 non pone alcuna limitazione in merito alla cumulabilità del credito d’imposta con altre agevolazioni, sicché il credito d’imposta risulta fruibile anche in presenza di ulteriori incentivi aventi il medesimo ambito oggettivo, salvo diverse indicazioni previste da tali ulteriori agevolazioni;

• l’unico limite  è rappresentato dal fatto che in ogni caso l’importo risultante dal cumulo tra il credito d’imposta e l’ulteriore agevolazione non ecceda i costi sostenuti;

• i costi agevolati devono essere assunti ai fini della determinazione del credito d’imposta spettante al lordo di ulteriori agevolazioni; solo dopo aver calcolato il credito d’imposta in questo modo   occorre verificare che tale importo, sommato a quello relativo all’ulteriore agevolazione, non superi  l’ammontare complessivo dei costi agevolati di competenza.

Nel caso di specie l’istante aveva fruito di contributi comunitari riconosciuti in misura pari ad una percentuale dei costi c.d. diretti, dei costi cioè che ricadono nel medesimo ambito applicativo del credito d’imposta, e dei costi c.d. indiretti, degli oneri cioè per i quali non spetta il credito d’imposta.

Ciò posto, l’istante chiedeva se “ai fini di una corretta verifica della cumulabilità del “credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo” con gli altri finanziamenti pubblici, i contributi comunitari ricevuti rilevino esclusivamente per l’ammontare che sovvenziona i “costi diretti” o assumano rilevanza anche per l’ammontare che sovvenziona i “costi indiretti”.

L’Amministrazione finanzia precisa opportunamente che ai fini della verifica della cumulabilità assumono rilevanza solo i costi c.d. diretti, quelli cioè che assumono rilevanza anche per il credito d’imposta, e che sarà onere del contribuente  dimostrare che i c.d. costi indiretti non ricadono nell’ambito applicativo del credito d’imposta.

Più precisamente, secondo l’Agenzia delle entrate “un’eventuale “problema di cumulo” potrebbe porsi in relazione alla concomitante applicazione del “credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo” con i contributi comunitari che sovvenzionano i “costi diretti”, nella misura in cui questi ultimi coincidano (in tutto o in parte) con gli stessi costi ammissibili al credito di imposta, e non anche con riferimento ai contributi comunitari ricevuti per i “costi indiretti” che, in linea di massima, sovvenzionano costi non ammissibili al credito di imposta.

Se la somma dell’importo dei contributi comunitari per i “costi diretti”, riferibile agli investimenti ammissibili nei termini dianzi specificati, e del credito di imposta risulta minore o uguale alla spesa ammissibile complessivamente sostenuta nel periodo di imposta per il quale l’istante intende accedere all’agevolazione, la società Alfa può beneficiare del credito di imposta per l’intero importo calcolato.

Sarà cura dell’interpellante evidenziare analiticamente i dati necessari per la verifica del cumulo, distinguendo innanzi tutto i “costi diretti” dai “costi indiretti” e individuando poi, nell’ambito di queste due categorie, i costi rilevanti e quelli irrilevanti ai fini del credito del credito di imposta, nonché l’importo dei contributi comunitari agli stessi rispettivamente riferibili”.

Fonte: Assonime

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