Paolo Soro

Parlamento europeo: Vaticano nella “lista nera”?

In mancanza di scambio automatico di informazioni, la giurisdizione va inclusa tra i “paradisi fiscali”; occorre rinegoziare le convenzioni fiscali bilaterali rispettando le raccomandazioni dell’Action 6 BEPS. Questo e tanto altro nella risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2016.

Nel sito istituzionale del Parlamento europeo è stata pubblicata la “Risoluzione sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto”. In attesa di postare nell’apposita sezione del sito (Blog) il consueto report del documento, diamo nota di alcune importantissime precisazioni che vengono affermate dal provvedimento in questione.

Un nostro recentissimo articolo, “Convenzione Italia – Vaticano: niente Modello OCSE”, link diretto:

http://www.paolosoro.it/news/857/Convenzione-Italia-Vaticano-niente-Modello-OCSE.html

è stato oggetto di talune critiche, in quanto giudicato troppo severo nei confronti delle Istituzioni che lo hanno fortemente sponsorizzato e osannato (termine appropriato, atteso che si parla di Santa Sede).

Ebbene, non senza un minimo di orgoglio personale (consentitecelo), ci piace riscontrare col senno di poi che chi ha criticato il post in argomento, come ampiamente dimostrato dalla summenzionata Risoluzione del Parlamento europeo, o era qualcuno che possiede scarse conoscenze della materia, o era persona faziosa e interessata.

Capita, infatti, che esattamente lo stesso giorno in cui postavamo sul Blog del nostro sito un più che esemplificativo commento sul citato trattato bilaterale, il Parlamento europeo pubblicava sul proprio portale istituzionale una Risoluzione che, oltre al resto, ribadisce alcuni principi fondamentali.

Lista nera e sanzioni concrete per le giurisdizioni non collaborative e ritenuta d'imposta

Il Parlamento:

Invita la Commissione a presentare quanto prima possibile una definizione e un elenco comuni dell'Unione delle giurisdizioni non collaborative (ossia una "lista nera di paradisi fiscali"), che siano basati su criteri solidi, trasparenti e oggettivi – tra cui l'attuazione delle raccomandazioni dell'OCSE, di misure di trasparenza fiscale, del piano d'azione BEPS e degli standard per lo scambio automatico di informazioni, nonché l'esistenza di pratiche fiscali dannose attive, la concessione di vantaggi a persone fisiche o giuridiche non residenti, l'assenza del requisito della sostanza economica e la mancata divulgazione della struttura societaria delle entità giuridiche (tra cui trust, enti di beneficenza, fondazioni, ecc.) o della titolarità di patrimoni o diritti –, e plaude all'intenzione della Commissione di giungere a un accordo su un tale elenco entro i prossimi sei mesi; invita gli Stati membri ad approvare detto accordo entro la fine del 2016; ritiene che la valutazione debba essere estesa anche ai paesi membri dell'OCSE.

Riportiamo testuale dal nostro articolo:

Il punto focale è un altro: la premessa precisa che non è previsto alcuno scambio automatico di informazioni (“se le informazioni sono richieste…”), contrariamente all’attuale schema prescritto dall’OCSE che viceversa imporrebbe lo scambio automatico di informazioni, e non quello meramente a richiesta.

E ancora:

Un salvacondotto per l’esenzione dei redditi eventualmente prodotti in Italia da tutti gli Istituti di Vita Consacrata, le Società di Vita Apostolica e gli altri enti con personalità giuridica canonica o civile vaticana.

Il Parlamento europeo, altresì:

Invita gli Stati membri a rinegoziare le loro convenzioni fiscali bilaterali con i paesi terzi, ricorrendo a uno strumento multilaterale, al fine di introdurre clausole antiabuso sufficientemente rigorose e impedire così il "treaty shopping" (ossia la scelta della convenzione contro le doppie imposizioni più vantaggiosa), includendovi una distribuzione dei diritti impositivi tra i paesi della fonte e quelli di residenza che rispecchi la sostanza economica e prevedendo una definizione adeguata di stabile organizzazione.

Dal nostro articolo:

Essendo l’Italia Paese membro dell’OCSE, ed essendosi in quanto tale impegnata in sede di G20 alla sottoscrizione delle clausole di cui al piano BEPS, risulta oggettivamente inadempiente relativamente all’Action 6 – Treaty Abuse (ossia, i rischi derivanti dagli abusi perpetrati attraverso l’inserimento di clausole convenzionali non coerenti col Modello OCSE).

A fronte di tali osservazioni, giova riportare quanto si legge, rispettivamente, nella Relazione di accompagnamento al Disegno di Legge di ratifica della Convenzione in parola e nel commento apparso sulla rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, “Fisco-Oggi”:

L’articolo 1 introduce lo scambio di informazioni a fini fiscali sulla base del più aggiornato standard dell’OCSE di cui all’Articolo 26 del Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni.

Il testo (del Trattato) è in linea con il modello convenzionale di matrice OCSE e consentirà lo scambio di informazioni.

Considerato che sono i tecnici dell’Agenzia delle Entrate a scrivere (prima il testo della norma e poi) le relazioni sui provvedimenti delle leggi in materia fiscale, la rivista di “casa” non poteva che riprodurne fedelmente lo spartito.

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