Paolo Soro

OCSE, occupazione a rilento in Italia

Il mercato del lavoro nei paesi Ocse migliora, seppure lentamente e in modo diseguale. Lo rileva l'Ocse nel suo ultimo Employment Outlook, in cui prevede che il numero degli occupati "nel 2017 tornerà ai livelli pre-crisi", anche se difficilmente si potrà "recuperare il terreno perduto in termini di salari".

L'Italia è il Paese con il quarto tasso di disoccupazione più elevato dell'Unione Europea: l'11,9% a fine 2015, superato solo dal 25% della Grecia, dal 22,1% della Spagna e dal 12,7% del Portogallo.

La previsione dell'Ocse è che in Italia il tasso di disoccupazione è destinato a calare all'11,1% a fine 2016 e al 10,5% a fine 2017, un livello comunque superiore di oltre quattro punti percentuali a quello registrato all'inizio della crisi finanziaria, ovvero il 6,3% del quarto trimestre del 2007.

Il tasso di occupazione del nostro Paese è invece stimato al 49,5% a fine 2016 e al 49,8% a fine 2017.

Impietosa è la fotografia dell'occupazione giovanile scattata dall'Ocse.

Nel nostro Paese il tasso di occupazione nella popolazione tra i 15 e i 24 anni è appena del 17,3%, un deciso tonfo rispetto al già mediocre 24,5% del 2007.

In Europa un risultato peggiore si registra solo nella martoriata Grecia, con il 13,3%.

Persino la Spagna ci supera, con un tasso di occupazione giovanile del 20%.

In Italia, Spagna e Grecia, in ogni modo, secondo l'Ocse, "il mercato del lavoro rimane assai fiacco" e si è assistito a un "incremento particolarmente elevato" dei 'Neet', sigla che indica i giovani non impegnati in alcuna attività, che sia di lavoro, di studio o di formazione.

A rendere il quadro ancora più preoccupante, aggiunge l'Ocse, è che la maggior parte dei 'Neet' dai 15 ai 29 anni non è composta da persone in cerca di lavoro ma da "inattivi" che non lo cercano nemmeno.

Nei Paesi dell'area euro colpiti dalla crisi del debito, come l'Italia, si registra inoltre una flessione dei salari in termini reali.

Oltre la metà degli under 25 che in Italia lavora è precario: ben il 57,1%; mentre sono in crescita i giovani rimasti per oltre un anno nello stesso post di lavoro: il 43%.

L'Italia è anche, insieme a Austria, Cile, Irlanda e Spagna, uno dei Paesi dove la quota di lavoratori con contratti part-time è cresciuta più rapidamente a partire dal 2007, con un incremento percentuale superiore al 3%.

Cautamente positivo il giudizio dell'Ocse sul Jobs Act, una riforma tesa a incrementare i contratti a tempo indeterminato, dopo la quale si è assistito comunque a un "moderato aumento dell'incidenza dell'occupazione temporanea" rispetto al 2007, laddove tale incidenza ha registrato "una riduzione considerevole" in Spagna e "una piccola flessione" in Portogallo, altri due Paesi che hanno adottato riforme analoghe.

L'Ocse avverte comunque che, in tutti e tre i casi, "occorre più tempo per valutare l'impatto definitivo di queste riforme sull'utilizzo di contratti temporanei da parte dei datori di lavoro".

Fonte: Italia Oggi

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