Paolo Soro

Regime del margine solo con indagine sostanziale dell’acquirente

La Cassazione pretende che il contribuente acquirente del bene usato, esegua un’indagine approfondita sull’intera operazione prima di poter usufruire del regime del margine: la fattura non basta.

Per fruire del regime del margine sull’acquisto e la rivendita di beni usati, non è sufficiente la sola condizione oggettiva che il bene sia effettivamente «usato», né tantomeno è sufficiente l’indicazione riportata in fattura dalla parte cedente.

Il contribuente, in sede di acquisto del bene, ha l’obbligo di accertarsi della sussistenza dei presupposti di applicabilità di quel regime, tra i quali la circostanza che il cedente del bene non abbia potuto esercitare alcuna rivalsa per l’imposta versata quando acquistò quel bene.

Tale accertamento non può limitarsi a un mero controllo di regolarità formale delle fatture emesse dal cedente, ma deve estendersi al controllo della regolarità sostanziale dell’operazione, a condizione che esso sia possibile alla stregua dell’ordinaria diligenza esigibile dal cessionario.

È il principio che si legge nella sentenza n. 3602/2016 della Corte di cassazione.

Il caso affrontato dai giudici di Piazza Cavour trae origine da un accertamento rivolto nei confronti di una società operante nel commercio delle automobili, con il quale erano stati disconosciuti i presupposti per l’operatività del regime del margine sull’acquisto di talune auto usate; in particolare, dalle indagini dell’amministrazione finanziaria era emerso che tali beni erano stati acquistati da una società di autonoleggio che aveva operato la detrazione Iva sugli stessi, per poi fatturarli col regime del margine.

La ricorrente sosteneva la propria estraneità alle condotte poste in essere dalla società cedente, e che il regime era stato adottato sulla scorta del duplice presupposto che le auto fossero effettivamente «usate» e che le fatture d’acquisto riportassero l’assoggettamento al margine.

La Ctp di Milano, prima, e la Ctr della Lombardia, poi, avevano dato ragione alla società contribuente.

Gli ermellini, esaminando il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, hanno ribaltato l’esito dei gradi di merito.

Per applicare il regime del margine, spiega la Cassazione, non costituisce unica condizione la regolarità formale della fattura emessa dal cedente, poiché in tal modo si attribuirebbe a tale documento un’efficacia probatoria, in realtà non prevista, in relazione all’esistenza dei presupposti giustificativi di tale regime fiscale.

È onere dell’acquirente, dunque, verificare la effettiva ricorrenza di tutti gli elementi normativamente richiesti, sia oggettivi che soggettivi, per l’applicazione del regime, nei limiti di quanto possibile alla stregua dell’ordinaria diligenza.

Fonte: Italia Oggi

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