Paolo Soro

Cartella irregolare sanata dal ricorso del contribuente

A parare della Cassazione, la cartella viziata (mancata indicazione dell’atto giudiziario connesso al debito) è automaticamente sanata dal contribuente, il quale, nel ricorso, ammette implicitamente di essere comunque a conoscenza dell’atto.

Nell'ipotesi in cui il contribuente, in sede di ricorso, manifesta la propria conoscenza circa i motivi della pretesa, non ha effetti l'impugnazione della cartella di pagamento anche se la stessa non indica in modo specifico le ragioni del debito.

È il principio espresso dalla Corte di cassazione, sentenza 25 febbraio 2016, n. 3707.

Con sentenza depositata in data 21 febbraio 2012, il Tribunale di Brescia, accogliendo l'opposizione agli atti esecutivi proposta dal ricorrente, avverso la cartella di pagamento, ne dichiarava la nullità per carenza di motivazione e condannava l'opposta al pagamento delle spese di lite.

Equitalia Nord S.p.A. ricorreva per la cassazione della sentenza eccependo la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 7 della legge 212/2000 e degli artt. 156 e 157 c.p.c.

Invero, il vizio di motivazione presuntivamente consumato afferirebbe l'omessa indicazione nella cartella, dell'atto giudiziario connesso al debito.

Ergo né la sentenza penale di condanna, né i provvedimenti di liquidazione del compenso del custode.

La ricorrente non censurava il giudizio concernente tale carenza (i.e. vizio di motivazione), piuttosto l'errore posto in essere dal giudice di merito che avrebbe dovuto ritenere la sanatoria della nullità per raggiungimento dello scopo, dato che dagli atti in giudizio è manifesta la conoscenza da parte della contribuente della riferibilità della pretesa alla sentenza penale di condanna.

La Cassazione, richiamando la sentenza resa a Ss.uu. n. 11722, ha rilevato come il difetto di motivazione della cartella di pagamento, che faccia rinvio ad altro atto costituente il presupposto dell'imposizione senza indicarne i relativi estremi di notificazione o pubblicazione, non può condurre alla dichiarazione di nullità, allorché la cartella sia stata impugnata dal contribuente il quale abbia dimostrato in tal modo di avere piena conoscenza dei presupposti dell'imposizione, per averli puntualmente contestati.

Una deroga a tale principio si rileverebbe se il contribuente indicasse il pregiudizio che il vizio dell'atto abbia determinato al suo diritto di difesa.

Fonte: Italia Oggi

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