Paolo Soro

Motivazioni solo nell’atto

La Cassazione ribadisce un principio fondamentale in tema di procedura, che purtroppo viene spesso disatteso: niente integrazioni delle motivazioni dell’atto in sede di giudizio.

Le motivazioni della pretesa fiscale devono essere interamente e chiaramente contenute all’interno dell’atto originario notificato al contribuente; le stesse, dunque, non possono essere integrate o modificate in una fase successiva e tantomeno nella fase giudiziale.

È quanto si legge nella sentenza n. 25879/2015 della Corte di cassazione.

La vertenza trattata dagli ermellini prende le mosse dall’originario avviso di liquidazione con cui l’Agenzia delle entrate rettificava le agevolazioni per l’acquisto di una prima casa.

Dopo il primo grado di giudizio, favorevole al contribuente, la CTR di Milano accoglieva l’appello proposto dall’Amministrazione Finanziaria, riconoscendo la non spettanza dei benefici fruiti in sede d’acquisto dell’immobile.

Tuttavia, sia l’appello che la sentenza basavano le proprie conclusioni su un’argomentazione diversa rispetto a quella originariamente contenuta nell’avviso di liquidazione.

In altri termini, la negazione delle agevolazioni si poggiava su motivazioni diverse rispetto a quelle indicate nell’atto impositivo, assunte dalla CTR di Milano in accoglimento del gravame.

La Cassazione, a cui si era rivolto il contribuente con rituale ricorso, ha annullato la sentenza di seconde cure e, decidendo nel merito, ha definitivamente annullato l’avviso di liquidazione.

Indipendentemente dalla spettanza delle agevolazioni, se nell’atto di rettifica è contenuta una certa motivazione, la stessa non può essere integrata né mutuata in giudizio; con la conseguenza che, se pure le agevolazioni non spettino, ma per un motivo diverso da quello contenuto nell’atto impositivo, l’esito della controversia non può che risolversi in senso favorevole al contribuente, con conseguente annullamento della pretesa.

Ciò perché, spiega la Cassazione, «la motivazione dell’avviso di accertamento assolve a una pluralità di funzioni atteso che garantisce il diritto di difesa del contribuente, delimitando l’ambito delle ragioni deducibili dall’ufficio nella successiva fase processuale contenziosa»; ragioni che, dunque, non possono rappresentare fatti o argomentazioni nuove e diverse rispetto a quelle contenute nell’atto originario, giungendosi in tal caso, tra le altre cose, a un illegittimo ampliamento del termine per sottoporre il contribuente ad accertamento.

Sotto altro aspetto, risulterebbe violato in maniera determinante il diritto di difesa del contribuente, che deve essere reso edotto sin dall’inizio delle ragioni per cui viene accertato, in modo da poter decidere se e come contestarle.

Fonte: Italia Oggi

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