Paolo Soro

Rapporto FMI sui Paesi del Golfo

Il FMI auspica una politica fiscale mirante a incrementare le entrate tributarie per tutti i Paesi appartenenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo.

I sei Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc) (Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti) dovrebbero attuare una serie di interventi sui sistemi fiscali e aumentare le entrate tributarie in calo progressivo. In particolare, rileva il Rapporto, dovrebbero mettere a punto una strategia di aggiustamento fiscale a medio termine che includa anche tre altri elementi: aumento dei prezzi dell’energia nazionale, contenimento della spesa pubblica e rafforzamento dell’efficienza degli investimenti del settore pubblico.

Queste sono le principali indicazioni e l’auspicio contenuti nel Rapporto del Fondo monetario internazionale “Tax policy reforms in the GCC countries: Now and How?”, che analizza lo stato di attuazione delle riforme fiscali nei Paesi del Golfo e i possibili effetti sull’economia dell’area.

Le riforme fiscali nei Paesi del Golfo dovrebbero garantire sistemi moderni ed efficienti nella regione. I sistemi fiscali attualmente in vigore, infatti, sono caratterizzati da aliquote molto basse; nella regione del Golfo, i sistemi, fin dalla metà del XX secolo, non sono stati molto efficienti e hanno generato entrate tributarie piuttosto basse. Le riforme fiscali potrebbero aiutare a vivacizzare il flusso di entrate, fornire alla regione l’opportunità per modernizzare le leggi fiscali e le istituzioni. Inoltre, con le riforme, questi sistemi potrebbero essere incentivati a promuovere equità e allo stesso tempo allineare i Paesi del Golfo con le migliori pratiche fiscali a livello internazionale. In particolare, il Rapporto dell’Fmi raccomanda ai Paesi del Golfo una combinazione di strumenti fiscali moderni come per esempio una estesa bassa aliquota Iva assieme a specifiche accise, un’imposta sui profitti societari e un’imposta sulle proprietà. Il mix di queste imposte può assicurare sistemi fiscali progressivi e validi nella regione del Golfo. L’Iva è una moderna imposta sui consumi che è molto efficace nel mobilitare le entrate tributarie ed evitare distorsioni economiche. Per quanto riguarda l’Iva, i Paesi del Golfo dovrebbero annunciare i principi della struttura Iva che hanno intenzione di introdurre poiché l’esperienza internazionale suggerisce ci vogliano dai 18 ai 24 mesi per introdurre una nuova imposta una volta che l’accordo è stato raggiunto. La prontezza nell’accogliere la nuova imposta potrebbe variare tra i Paesi; quindi, i Paesi individualmente dovrebbero andare avanti con le loro riforme e strategie una volta che sono state messe a punto e pronte per essere attuate. Tra le conclusioni del report, l’Fmi suggerisce che le riforme fiscali necessarie partano il prima possibile, precedute da un attento coordinamento, pianificazione e comunicazione.

La crescita nei Paesi arabi del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar), che nel 2016 dovrebbe rallentare a +2,7% contro un Pil di +3,2% nel 2015, non può più dipendere soltanto dai ricavi legati al petrolio e al gas. Ad affermarlo è stato il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde in occasione della conclusione del meeting in Qatar con i ministri delle finanze e i governatori della banche centrali dei paesi del Golfo (Gulf Cooperation Council). Attualmente, continua Lagarde, una grande fetta di entrate fiscali e legate alle esportazioni provengono dal petrolio. “Con i prezzi del greggio che sono fortemente diminuiti dalla metà del 2014, i ricavi dalle esportazioni di greggio dovrebbero essere inferiori per 275 miliardi di dollari rispetto al 2014”. Proprio per questo in molti Paesi dell’area si sono deteriorati i conti pubblici.

Fonte: Fisco Oggi

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