Paolo Soro

Processo verbale conclusivo anche in Dogana

A parere della CTP Napoli, obbligo di notifica del processo verbale conclusivo delle indagini al contribuente, pena nullità dell’atto.

Anche nelle verifiche fiscali promosse dall'Agenzia delle dogane, è obbligatorio notificare preventivamente al contribuente il processo verbale conclusivo delle indagini, pena la nullità dell'atto.

Lo afferma la Ctp di Napoli con sentenza n. 18735/15.

Il contenzioso traeva origine da un iniziale accesso effettuato dai tecnici dell'Enel, i quali – attraverso il c.d. rapporto di verifica – accertavano «consumi irregolari riferiti all'utenza del ricorrente», esercente attività commerciale: da ciò derivava il successivo atto amministrativo notificato dall'Agenzia delle dogane, volto al recupero delle «accise correlate», oltre sanzioni (art. 59 e 60 del Tua, dlgs n. 504/95).

Il contribuente, nella propria tesi difensiva, lamentava la «nullità dell'accertamento per mancata notifica del rapporto di verifica», equiparandolo - di fatto - al noto processo verbale di constatazione (art. 12, legge n. 212/2000).

Ebbene, la mancata conoscenza di tale documento istruttorio, nonché l'omessa allegazione all'atto impositivo, rendeva illegittimo il provvedimento impugnato per violazione dell'art. 7 della legge n. 212/2000.

Sul punto sollevato, i giudici campani hanno ritenuto meritevole di accoglimento il ricorso, in quanto «l'art. 7 dello Statuto del contribuente prevede che qualora venga richiamato, nell'atto impugnato, quello presupposto occorre che quest'ultimo sia ad esso allegato, tranne che non si provi che il destinatario ne avesse già piena conoscenza». A ben vedere, dalla lettura del menzionato rapporto di verifica redatto dai funzionari dell'Enel, in seguito depositato agli atti del processo da controparte, si evince l'omessa «sottoscrizione della ricorrente, né si rileva dallo stesso la sua presenza».

Dunque, «manca, così, ogni prova che la ricorrente fosse a conoscenza dell'atto presupposto di quello impugnato ed in esso richiamato».

In definitiva, tale situazione non può che determinare «l'illegittimità dell'atto impugnato e di conseguenza il suo annullamento», come confermato, peraltro, da copiosa giurisprudenza di legittimità sulla questione (Cass. n. 20535/2010).

Fonte: Italia Oggi

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