Paolo Soro

Ora, anche le Sezioni Unite contraddicono sé stesse

Volentieri, riportiamo una News apparsa sul sito di Italia Oggi, che riprende un argomento particolarmente delicato da noi recentemente affrontato in materia di obbligatorietà del contraddittorio.

Chi bazzica il nostro panorama tributario è abituato a tutto.

Fa però uno strano effetto prendere atto che le sezioni unite della Cassazione giungano, nel giro di pochi mesi, a contraddire perfino se stesse.

Basta leggere ciò che le stesse sezioni unite affermavano in tema di contraddittorio preventivo con le c.d. «sentenze gemelle» nn.19667 e 19668 del 18 settembre 2014).

La pretesa tributaria, si legge nelle motivazioni delle due sentenze, trova la sua legittimità nella formazione procedimentalizzata di una «decisione partecipata» mediante la promozione del contraddittorio (che sostanzia il principio di leale collaborazione) tra amministrazione e contribuente (anche) nella «fase precontenziosa» o endoprocedimentale», al cui ordinato ed efficace sviluppo è funzionale il rispetto dell'obbligo di comunicazione degli atti imponibili.

E ancora, il diritto al contraddittorio, ossia il diritto del destinatario del provvedimento a essere sentito prima dell'emanazione di questo, realizza l'inalienabile diritto di difesa del cittadino, presidiato dall'articolo 24 della Costituzione e il buon andamento dell'amministrazione, presidiato dall'articolo 97 della Costituzione.

Che rimane oggi, nella sentenza 24823 del 9 dicembre scorso emessa dalle sezioni unite della Cassazione, di questo principio di derivazione costituzionale dell'obbligo del contraddittorio preventivo in materia tributaria?

Esattamente questo: «L'esistenza di un generalizzato obbligo dell'Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale in campo tributario non può essere direttamente ancorato agli articoli 24 e 97 della Costituzione».

Fonte: Italia Oggi

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