Paolo Soro

Rapporto di controllo per applicare gli standard del transfer pricing

Interessante precisazione della Commissione Tributaria Provinciale dei Milano in materia di transfer pricing.

Illegittima la rettifica di Transfer pricing nei confronti di una società italiana partecipata a pari quota da società estera e da società residente in Italia, qualora i due soci diano identici apporti alla partecipata.

Ai fini dell'applicazione della normativa in materia dei prezzi di trasferimento intercompany è necessario che tra le società, che realizzano le operazioni oggetto di verifica, vi sia un rapporto di controllo.

Questo, in sintesi, quanto espresso dalla CTP Milano.

L'art. 110, comma 7 del Tuir prevede infatti che «i componenti di reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello stato, che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa, sono valutati in base al valore normale dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti».

Presupposto per l'applicazione di tale disposizione è che tra il soggetto nazionale e quello estero, che hanno realizzato le operazioni commerciali, vi sia un rapporto di controllo.

Ai sensi della disciplina civilistica sono considerate società controllate:

1) le società di cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria;

2) la società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria;

3) le società che sono sotto l'influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa (art. 2359 cc).

Il codice civile inoltre dispone che sono considerate collegate le società sulle quali un'altra società esercita un'influenza notevole.

Tale influenza, tuttavia, si presume quando nell'assemblea ordinaria può essere esercitato un quinto dei voti ovvero un decimo se la società ha azioni quotate.

L'Agenzia delle entrate estende il concetto di controllo a ogni ipotesi di influenza economica potenziale o desumibile da singole circostanze quali per esempio: la vendita esclusiva di prodotti fabbricati dall'altra impresa; impossibilità di funzionamento dell'impresa senza il capitale, i prodotti e la cooperazione tecnica di altra impresa (fattispecie che ricomprenderebbe anche le joint ventures) (Circ. 32/1980).

Orbene, da un punto di vista civilistico, non può configurarsi alcuna ipotesi di controllo nelle fattispecie in cui una società italiana è partecipata al 50% da una società estera con la quale intrattiene rapporti commerciali, e al 50% da una società nazionale e il consiglio di amministrazione è composto da membri nominati in uguale quota dai due soci, i quali hanno diritto di nominare un amministratore delegato a testa con poteri congiunti.

Inoltre è da escludersi il controllo di fatto qualora entrambi i soci abbiano un ruolo assolutamente necessario e complementare per lo svolgimento dell'attività di business della società partecipata.

In tali casi è quindi da escludersi la configurazione di un'ipotesi di controllo con l'ulteriore corollario della non applicabilità dell'art. 110, c. 7 del Tuir.

Fonte: Italia Oggi

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