Paolo Soro

Map, imprese nel limbo fiscale

Le statistiche sulla gestione delle Map (Mutual Agreement Procedures) diffuse dall’OCSE, indicano l’immobilismo italiano rispetto allo standard europeo. La News su Italia Oggi.

La lentezza dell’Italia nel gestire le procedure amichevoli costringe le imprese a un «limbo fiscale» che può durare anni.

Contenziosi bloccati, adesioni e conciliazioni pronte a essere accettate dall’Agenzia delle entrate ma non sottoscrivibili dalle imprese per non riaprire la partita con il fisco nell’altro stato, multinazionali straniere costrette a tenere somme accantonate in bilancio per far fronte a un rischio tributario dalla durata del tutto incerta, manager esteri indagati per possibili reati fiscali ritenuti inesistenti dalle proprie tax authorities.

A segnalarlo sono alcuni professionisti, a seguito dell’articolo pubblicato su Italia Oggi di ieri relativo alle statistiche sulla gestione delle Map diffuse dall’Ocse.

Numeri che hanno evidenziato come il Dipartimento finanze del Mef, autorità competente per l’Italia, abbia visto partire lo scorso anno 89 nuove procedure, portandone a chiusura soltanto 7 (contro le 270 definite dalla Francia).

Uno dei casi riguarda una multinazionale tedesca raggiunta nel 2010 da una contestazione di stabile organizzazione occulta in Italia, con un addebito complessivo di diversi milioni di euro su sei annualità complessive.

Una volta ricevuto l’accertamento, la capogruppo si rivolgeva all’autorità fiscale del proprio paese, la quale peraltro aveva da poco terminato una verifica a carico della società stessa, senza riscontrare irregolarità.

Al termine di tutti gli approfondimenti del caso, nel febbraio 2012 il fisco tedesco informava il contribuente che a suo giudizio non c’era alcuna stabile organizzazione in Italia e che in ogni caso la metodologia di calcolo dell’imponibile utilizzata dall’amministrazione finanziaria non corrispondeva ai criteri internazionali di delimitazione degli stessi.

Nelle more della trattativa avviata con l’Agenzia delle entrate per tentare un eventuale accertamento con adesione, a fine 2012 la società attivava in Germania la procedura amichevole prevista dall’articolo 25 del Modello Ocse.

Obiettivo: capire a quale giurisdizione spettasse la potestà impositiva, al fine di evitare la doppia imposizione.

Fonte: Italia Oggi

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