Paolo Soro

Riciclaggio, verifica più severa

Riciclaggio del professionista al vaglio della Cassazione. In una nota di Italia Oggi la sentenza 46415/2015, pubblicata lo scorso 23 novembre.

Stretta sull’adeguata verifica dell’antiriciclaggio.

Compie reato il professionista che non identifica il cliente, e soprattutto il beneficiario effettivo della sua prestazione, e che non verifica lo scopo e la natura del rapporto in tutta la sua durata.

L’illecito penale è previsto dalle norme antiriciclaggio del decreto legislativo 231/07 che impone severi obblighi a intermediari finanziari ma anche ad avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e notai, la cui inosservanza è punita con la pena pecuniaria.

A consumare il reato è sufficiente il dolo generico, vale a dire la mera coscienza e volontà di contravvenire alle prescrizioni in materia di verifica della clientela.

È quanto emerge dalla sentenza 46415/15, pubblicata il 23 novembre dalla quarta sezione penale della Cassazione.

Il ricorso del procuratore generale presso la Corte d’appello è accolto contro le conclusioni del PG della Suprema corte, che chiedeva il rigetto.

Nell’ambito di un processo a carico di un consulente del lavoro per appropriazioni indebite e circonvenzioni di incapace, si riapre il processo a carico di due dipendenti di un’azienda che rientra fra gli intermediari finanziari indicati da un altro decreto, il 51/2007, come destinatari degli obblighi antiriciclaggio: avevano concesso prestiti senza pretendere che fosse personalmente presente chi ne appariva richiedente, mentre in loro vece c’era sempre il professionista, imputato principale del procedimento.

Fonte: Italia Oggi

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