Paolo Soro

UE dichiara guerra ai Paesi che consentono elusione ed erosione dei profitti

Lussemburgo (e non solo) alle strette col ruling ad personam. OCSE e UE sul piede di guerra impongono lo stop. L’articolo su Italia Oggi.

Ironia della sorte è stato proprio Jean-claude Juncker, l’attuale presidente della Commissione europea, a firmare la condanna a morte di un sistema di elusione che, negli ultimi anni, ha coinvolto la gran parte delle grandi aziende europee e non solo. Un sistema che aveva nel Lussemburgo, di cui Junker è stato presidente dal 1995 al 2013, uno dei centri nevralgici.

Funzionava più o meno così. Il rappresentante della società che intendeva aprire una sede (magari anche solo di rappresentanza) in Lussemburgo si recava al «bureau société 6», un modesto ufficio presso il ministero delle finanze del Granducato, dove esponeva a monsieur Kohl, un vispo sessantenne lussemburghese, la struttura fiscale e finanziaria che era stata costruita, ovviamente, con l’obiettivo di minimizzare o azzerare il carico fiscale dell’azienda negli altri paesi europei. Tutto ovviamente formalmente corretto. Niente di illegale.

Il profit shifting (cioè lo spostamento dei profitti là dove la tassazione era più conveniente) era realizzato con operazioni a volte molto complesse e con l’interpretazione delle norme vigenti sempre favorevoli alla società.

Dopo un rapido esame, monsieur Kohl rilasciava una sorta di certificato (comfort letter), che garantiva la correttezza della situazione esposta.

Negli anni in cui Juncker è stato presidente del Lussemburgo sono state rilasciate centinaia di comfort letters (c’è chi dice addirittura un migliaio) consentendo a grandi società di tutto il mondo di risparmiare miliardi di euro di tasse.

Un sistema, quello del ruling internazionale, utilizzato su larga scala anche in Olanda, Irlanda, Belgio. L’obiettivo principale era sempre lo stesso, pagare meno tasse.

Ora i cancelli si sono chiusi. La decisa svolta impressa dall’Ocse e adottata con convinzione dalla Commissione europea in direzione della trasparenza ha messo la parola fine a un meccanismo che sottraeva ai paesi europei oltre mille miliardi di imposte l’anno, un’emorragia non più sostenibile dai paesi produttori di ricchezza dopo la crisi finanziaria del 2008.

Per rendere più evidente il concetto sono partite da qualche mese alcune inchieste che hanno messo sotto accusa questi meccanismi elusivi. E nei giorni scorsi il Lussemburgo ha ricevuto un’ammonizione da Bruxelles per aver elargito a Fiat Finance and Trade favori fiscali incompatibili con le norme Ue sugli aiuti di Stato. Analoga procedura è stata avviata contro i Paesi Bassi per i favori fatti a Starbucks: «In entrambi i casi», si legge in un comunicato ufficiale della Commissione, «un ruling fiscale emesso dall’autorità tributaria nazionale ha ridotto artificiosamente le imposte a carico delle società». Bruxelles sta già lavorando ad altre due indagini, una nei confronti di Amazon in Irlanda e l’altra rivolta verso Apple, sempre a Lussemburgo.

Ormai i ruling ad personam non si possono più fare. Infatti la Commissione europea ha deciso di rendere noti, mediante scambio tra gli stati membri, i ruling che vengono accordati. In pratica questi accordi preventivi torneranno alla loro funzione originale che è quella di dare una valutazione preventiva di situazioni a volte molto complesse, in modo da garantire certezza giuridica e fiscale alle aziende coinvolte. Gli aiuti di stato selettivi non saranno più ammessi.

L’Italia ha già sposato questa nuova linea con l’estensione dell’ambito oggettivo del ruling internazionale contenuta nel decreto legislativo sull’internazionalizzazione.

Una prova non facile per la nostra amministrazione finanziaria che dovrà gestire una trasformazione epocale che, nel campo della fiscalità internazionale, può essere definita come il passaggio dall’età dell’opacità (o meglio, dell’elusione) a quella della trasparenza.

Fonte: Italia Oggi

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