Paolo Soro

Il mostro di Fi-Renzi

Prima della chiusura feriale, avevamo lasciato questo Blog con il post dall’emblematico titolo “Matteo il cantastorie”. Oggi, al rientro, ritroviamo le solite renzianate nell’intervista pubblicata ieri da “Il Sole 24 Ore”.

Uno dei vantaggi insiti nell’essere in ferie è quello di non doversi sciroppare (tal medicina, prima e dopo i pasti) le quotidiane letture in materia fiscale o previdenziale cui siamo notoriamente avvezzi e rotti, accontentandoci di fare quattro risate, tutti insieme sotto l’ombrellone, nel dare giusto un’occhiata alle menate in tema di calcio-mercato. Una bella gara tra i giornalisti che la sparano più grossa; ma pur sempre nulla se paragonato alle renzianate pronte a darci il bentornato al lavoro.

Il pistolero spara-balle più veloce del “West” dà l’ennesima emblematica dimostrazione delle sue doti nell’intervista pubblicata ieri da “Il Sole 24 Ore”.

Prendiamola con filosofia e limitiamoci a fornire un rapido resoconto delle ulteriori vette delle Alpi Fandonie raggiunte dal novello Pinocchio in cerca d’autore nel Belpaese di Bengodi.

In premessa, Matteo il cantastorie rassicura tutti coloro che, ancora increduli, si preoccupano di conoscere dove il Governo intenderà reperire le risorse finanziarie per dar corso alla millantata rivoluzione copernicana del Fisco:

“Per la prima volta abbiamo ottenuto la possibilità di uno spazio della flessibilità del Patto di Stabilità e Crescita di circa l'1%. Cercheremo di usare parte di quello”.

Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) è un insieme di regole volte a garantire che i Paesi dell’UE perseguano una gestione corretta delle finanze pubbliche e coordinino le loro politiche di bilancio. Alcune norme mirano a evitare che le politiche di bilancio vadano in direzioni potenzialmente problematiche, mentre altre servono a correggere disavanzi di bilancio o livelli del debito pubblico eccessivi. Il 13 gennaio del 2015, la Commissione ha emanato dei nuovi orientamenti sull’uso della flessibilità nell’ambito del Patto, onde agevolare le riforme strutturali e gli investimenti che sono indispensabili per stimolare la crescita e creare nuovi posti di lavoro in Europa, concedendo dei margini anche a quei Paesi come l’Italia che non risultano essere tutt’ora all’interno dei parametri PIL/Debito Pubblico originariamente fissati nel Patto. Detto in altri termini, la flessibilità serve a non rendere così rigidi questi parametri, come – almeno in teoria – prevedevano le regole del Patto prima del corrente 2015.

Francamente, non penseremo ci sia un granché da vantarsi nel riconoscere di avere bisogno della “flessibilità” (ossia, di una sorta di elemosina europea) per riuscire a intraprendere una qualunque riforma interna. Ma Matteone, addirittura, si vanta di avere ottenuto un qualcosa “per la prima volta” (certo, si tratta di una norma del 2015; prima, sarebbe stato alquanto improbabile), lasciando oltre tutto intendere che questo “qualcosa” sia dipeso dai brillanti risultati ottenuti dal suo Governo: “grazie al lavoro di tutti a partire da Padoan”.

Ciò detto, siccome quello che interessa è il risultato finale, passino pure le acclarate balle, purché si faccia la fantomatica riforma atta a ridurre le tasse (questa, sì, sarebbe davvero la prima volta ed ecco perché, scusateci, ma continuiamo a essere fortemente scettici).

“Io le tasse le ho abbassate sul serio”, prosegue Renzi, “mi riferisco innanzitutto agli 80 euro. Chi guadagna meno di 1.500 euro al mese se n'è accorto eccome”.

E qui concordiamo; se ne è accorto eccome in fase di conguaglio annuale: considerato che la legge impone dei limiti minimi e massimi e degli obblighi di erogazione mensile, senza tener conto che assai di frequente gli stipendi variano (e non di poco) da un mese all’altro, molti lavoratori si sono visti decurtare, improvvisamente e tutti insieme, gli svariati acconti da 80 euro prima incassati mensilmente. In pratica, in numerosissimi casi, la tredicesima del 2014 è stata completamente assorbita dal conguaglio annuale. Immaginiamo che bel Natale abbiano trascorso le famiglie dei citati lavoratori grazie al “Pacco-Renzi”.

Il problema è che, tanto per cambiare, la legge partorita è un vero e proprio aborto. Pertanto, le conseguenze non possono che essere particolarmente dolorose per tutti. Data, poi, la “formazione” tributaria del nostro menestrello, sentirlo disquisire su argomenti indigeribili anche per i c.d. addetti ai lavori, appare tanto azzardato quanto ridicolo.

“Abolire la tassa sulla prima casa significa mettere fine a un tormentone decennale. Lo aveva proposto Berlusconi? Certo. Che male c'è? Questo approccio per cui se una cosa l'ha proposta Berlusconi allora è sbagliata è figlio di una visione ideologica.”

No, purtroppo, sulla base di incontrovertibili dati empirici, non è tanto questione di ideologia, quanto di dimostrata fanfaronata da propaganda elettorale: come la famigerata creazione di un milione di posti di lavoro, il contratto sottoscritto con gli Italiani e via discorrendo. In tale modus operandi, l’equazione [Berlusconi = Renzi], o quanto meno la proporzione [Berlusconi : 1.000.000 di posti di lavoro = Renzi : abbassamento tasse], dimostrano avere piena valenza matematica. E’ in questo che c’è male; e tanto; non tiriamo in ballo pure l’ideologia; il Paese ha bisogno di fatti concreti, non di mediocri cabarettisti da avanspettacolo.

La ciliegina sulla torta arriva con l’abituale presa per i fondelli del profanum vulgus:

“Cresciamo all'incirca come Francia e Germania: poco, ma finalmente come loro”.

Senonché lo 0,5% di 1.000 non è esattamente come lo 0,5% di 10. Anche questa è matematica, evidentemente, un’altra materia particolarmente ostica al premier. Se la nostra economia fosse al livello in cui è quella della Germania, e crescesse dello 0,5%, saremmo tutti entusiasti, considerata la situazione mondiale. Il problema è che noi siamo quasi a zero: crescere dello 0,5% da tale livello, in gergo economico, significa essere in un periodo di stagnazione. Ma, già, pure questi argomenti potrebbero essere compresi solo da chi ha una minima infarinatura di economia.

Dunque, riepilogando, dall’intervista emerge palesemente che Renzi non capisce praticamente nulla di fisco, di matematica e di economia. La domanda sorge allora spontanea: di cosa capisce?

Proviamo ad azzardare: a nostro avviso sarebbe il migliore, per esempio, nell’andare in giro di piazza in piazza, portando un carretto pieno di medicinali miracolosi da vendere al popolino; una sorta di prodigiosa panacea che cura tutti i mali: dall’alluce valgo all’emorroidi. Una figura le cui "gesta" restano ancora vivide nell’immaginario collettivo nonostante gli anni trascorsi.

Certo, a quei tempi, nessuno avrebbe mai potuto nemmeno lontanamente ipotizzare a quali illustre e onorifiche cariche governative avrebbero potuto condurre certe mostruose competenze: il mostro di Fi-Renzi!

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