Paolo Soro

IVA detraibile su fatture false se il cessionario è in “buona fede”

Per la Commissione Tributaria Regionale di Milano (Sezione staccata di Brescia), il cessionario in “buona fede” può portare in detrazione l’IVA sulle fatture soggettivamente false. [Sentenza N. 2218/65/15]. Il principio è stato affermato in riforma della sentenza di Primo Grado che aveva dato ragione all’Ufficio.

La CTR lombarda, precisando che la falsità soggettiva delle fatture non esclude l’opponibilità dei pagamenti effettuati a titolo di IVA non riservata allo Stato se sia dimostrato che il contribuente è esente da ogni profilo di colpa (Cass., n. 13213/09), e che, a parere della Corte di Giustizia UE, il cessionario non può essere responsabile per la falsità ideologica delle fatture se non è dimostrato che era a conoscenza dell’illecito, ha affermato che permane la detraibilità dell’imposta assolta sugli acquisti dal cessionario di “buona fede”.

Sempre la Corte UE aveva già avuto modo di stabilire il diritto alla detraibilità dell’IVA da parte di un soggettivo passivo “che non sapeva o non poteva sapere” che l’operazione interessata si iscriveva in un’evasione commessa dal fornitore, e che spettava all’Amministrazione Fiscale l’onere di dimostrare adeguatamente quali fossero gli elementi oggettivi dell’operazione.

Orbene, secondo la CTR in questione, l’Agenzia non ha fornito le prove idonee a escludere la detraibilità dell’IVA, mentre, per contro, la parte contribuente ha prodotto risultanze opposte:

“La parte ha provato la regolare contabilizzazione delle operazioni e fornito la relativa documentazione (fatture, documenti di trasporto, pagamenti, ecc.). È stato inoltre dimostrato che la società emittente le fatture non fosse soggetto completamente privo di organizzazione, risultando disporre nell’esercizio 2007 – qui in contestazione – di una porzione di capannone per 460 mq con uffici, in forza di contratto di locazione regolarmente registrato.”

“Non risulta decisivo”, prosegue la CTR, “che nella visura della camera di commercio… risultasse inattiva, dato che siffatto documento non ha efficacia costitutiva, ma ha solo natura di pubblicità notizia”.

L’appello del contribuente è stato accolto, dichiarando l’illegittimità dell’avviso di accertamento e (però) compensando le spese della lite.

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