Paolo Soro

Fumata nera per la riforma del catasto

Il secondo decreto della Delega Fiscale relativo alla riforma del catasto previsto per il Consiglio dei Ministri di ieri, è saltato a seguito – secondo quanto scrive Italia Oggi – degli importi troppo elevati che ne conseguirebbero.

Salta la riforma del catasto. Previsto per oggi, il secondo decreto attuativo della delega fiscale in tema di immobili non arriverà invece sul tavolo del consiglio dei ministri. Un testo molto atteso sulla cui base ricalcolare tutti i valori catastali.

Ma quel testo bisognerà aspettarlo ancora, perché a pochi giorni dalla scadenza della delega fissata per il 27 giugno si è scoperto, grazie alle simulazioni curate dall’Agenzia delle Entrate, che le nuove rendite diventerebbero in generale molto più alte e  in alcuni casi arriverebbero alle stelle.

Così l’invarianza di gettito delle imposte sulla casa, Imu e Tasi, sarebbe in pericolo; anche perché sarebbe difficilissimo agire sulle aliquote di Imu e Tasi per ridurle: sia perché bisognerebbe stabilire se intervenire a livello nazionale o locale, sia perché sarà necessario capire come il nuovo sistema potrebbe funzionare con la local tax, la tassa unica per i servizi erogati dagli enti locali annunciata più volte dal presidente del consiglio Matteo Renzi.

Secondo i primi calcoli, i valori degli immobili ottenuti con la nuova formula aumentano in centro e in periferia, nonostante lo sconto del 30% inserito nel decreto per attutire i rialzi.

Le abitazioni oggi classificate come economiche e popolari (A3 e A4), soprattutto nei centri storici, spiccano letteralmente il volo: A Napoli il valore di una casa popolare in centro sale di sei volte. A Venezia di cinque. A Roma di quattro.

Una rivalutazione giusta per le abitazioni ormai non più popolari e legate a un catasto ormai vecchio.

Ma i tecnici temono che a un aumento troppo brusco delle rendite corrisponda un aumento altrettanto brutale del gettito da immobili, ora fisato a 24 miliardi tra Imu e Tasi per prime e seconde case.

Sarebbe un ulteriore colpo per il mercato immobiliare.

In ogni caso, con il decreto che oggi il consiglio dei ministri avrebbe dovuto approvare, sarebbero stati necessari cinque anni per completare la riforma del catasto.

Le linee generali del decreto legislativo non approvato prevedono che il valore patrimoniale degli immobili sarà determinato dall’Agenzia delle Entrate (divisione ex Territorio) mediante stima diretta, con processi uniformi a livello nazionale e con parametri specifici per ciascuna categoria catastale, elaborati da SOSE.

Le funzioni statistiche (cioè il rapporto tra i valori di mercato e le caratteristiche dei fabbricati) e i relativi ambiti di applicazione, validati dalle commissioni censuarie, saranno adottati con decreti del ministero dell'Economia e delle finanze. Alla procedura collaboreranno i comuni.

L’amministrazione, in caso di insufficienza di risorse umane, potrà anche chiedere l’aiuto di ordini e collegi professionali, per le attività di rilevazione e di stima.

I contribuenti potranno opporsi alle nuove rendite ricorrendo al giudice tributario.

Durante la riforma degli estimi, comunque, i comuni non potranno procedere ai ri-classamenti delle microzone, già previsti dalla legge n. 311/2004.

Fonte: Italia Oggi

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