Paolo Soro

Finita l’era dei co.co.pro con il Jobs Act

Il Jobs Act determina la fine dei co.co.pro. che non potranno essere più avviati e dovranno essere convertiti nel 2016. Ecco le novità di riferimento.

Il Sole 24 Ore pubblica le novità previste dal Jobs Act per i co.co.pro.

  1. Dall'entrata in vigore del decreto legislativo di riordino dei contratti non sarà più possibile avviare contratti di collaborazione a progetto. Quelli già in essere potranno arrivare alla scadenza. In futuro le collaborazioni saranno ammesse a patto che non siano svolte da una singola persona, non siano continuative e che le modalità di esecuzione non siano organizzate dal committente. Potranno essere ammesse le collaborazioni che prevedono prestazioni coordinate e continuative ma senza obblighi di presenza, orario, luogo e svolgimento. In caso contrario dal 2016 saranno convertite in contratti subordinati.
  2. Il rispetto dei tre requisiti (esclusività personale, continuità, etero-organizzazione) non sono richiesti nei casi individuati dai contratti collettivi; per le collaborazioni effettuate da professionisti iscritti agli albi; per quelle in favore di associazioni e società sportive dilettantistiche associate a federazioni ed enti riconosciuti dal Coni; per quelle dei componenti degli organi di amministrazione e di controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni.
  3. Committente e lavoratore potranno far certificare dalle commissioni istituite presso gli enti bilaterali, le direzioni territoriali del lavoro, le università, che la collaborazione a cui hanno dato vita non ha le tre caratteristiche (svolgimento esclusivo da parte del singolo, continuità, etero-direzione) che ne determinano la conversione in rapporto subordinato. La certificazione costituisce una tutela ulteriore in caso di verifica della genuinità del rapporto di lavoro.
  4. È stato previsto un periodo transitorio specifico per il settore pubblico, ambito in cui più sono diffuse le collaborazioni coordinate e continuative (senza progetto). I tre criteri che determinano la conversione della collaborazione in contratto subordinato non verranno applicati per tutto il 2016 e dal 2017 non potranno essere più avviati contratti di collaborazione.
  5. I datori di lavoro che dal 1 gennaio 2016 trasformeranno un contratto di collaborazione, a progetto o no, (ma anche con una partita Iva) in un contratto subordinato a tempo indeterminato beneficeranno dell'estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all'utilizzo errato della collaborazione, tranne gli illeciti eventualmente accertati prima dell'assunzione. La sanatoria richiede che il dipendente sottoscriva un accordo con cui rinuncia a eventuali pretese nei confronti del datore di lavoro per il passato, mentre quest'ultimo non potrà licenziarlo prima di 12 mesi.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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