Paolo Soro

Dirigenti illegittimi: un fiume in piena si sta per abbattere sull'Agenzia delle Entrate

Il nord (CTP Milano e CTR Lombardia) chiama; il sud (CPT Campobasso e CTP Lecce) risponde: la questione "dirigenti illegittimi" sta spandendo i suoi effetti a macchia d'olio in tutto lo stivale, con ripercussioni devastanti sul contenzioso tributario.

Con una serie di pronunce assai ben motivate (quasi a voler scoraggiare ulteriori temerari ricorsi), le varie Commissioni Tributarie nazionali stanno mettendo a dura prova il sonno di Lady Fisco, avventatamente pronunciatasi riguardo a probabili richieste di annullamento degli atti emessi dall'Agenzia, a seguito della nota sentenza 37/2015 della Consulta.

Dall'altra parte dello scranno, il prof. Padoan, già particolarmente ingarbugliato tra fondi da restituire ai pensionati e clausole di salvaguardia per mancato reverse charge nella GDO, si mormora, abbia programmato un viaggio in Grecia, non per avere ulteriori garanzie da Tsipras circa le rate del debito greco, quanto piuttosto per interrogare l'oracolo di Delfi, presso il tempio di Apollo, onde ricevere preziosi lumi sul reperimento di ulteriori fondi occorrenti, dalla sacerdotessa Pitia (presumibile futuro sostituto della Orlandi).

Insomma, salvo non intervenga qualche "caritatevole" Giudice di Legittimità che intenda riformulare una nuova normativa (posto che quella in vigore non pare suscettibile di differenti interpretazioni; ma - ahinoi - non sarebbe la prima volta che certa Magistratura si auto-incarica del potere legislativo), dopo queste iniziali bombe d'acqua, l'Agenzia dovrà incominciare a costruirsi una solida arca, per sopravvivere al diluvio che sta per sommergerla.

Tutte le varie eccezioni indicate dall'Ufficio (ricalcanti, stile carta carbone, le comparse di difesa presentate in ogni procedimento contenzioso, all'uopo attivato dai contribuenti), paiono, invero, costruite in modo artificioso, precario e non rispettoso dei principi del diritto, talché l'Agenzia, alla stregua del noto colosso dai piedi di argilla, crolla sotto gli strali lanciati dalle Commissioni Tributarie adite.

 Gli elementi fondamentali sono sempre gli stessi:

1. per le fattispecie disciplinate da specifiche norme tributarie, la firma degli atti emanati dall'Agenzia è requisito indispensabile e può essere apposta solo da un dirigente legittimo;

2. l'onere della prova circa i poteri e la qualifica del dirigente firmatario è in capo all'Agenzia;

3. il "fatto nuovo" costituito dalla ricordata pronuncia della Consulta è elemento che può essere fatto valere in ogni stato e grado del procedimento (non potendo considerarsi "motivo aggiuntivo" irricevibile), nonché essere rilevato anche d'ufficio dal Giudice;

4. la tesi del "funzionario di fatto" esposta dall'Agenzia non trova alcun fondamento normativo;

5. l'ulteriore tesi interpretativa dell'Agenzia, circa gli effetti fatti salvi dalla Consulta, è parimenti priva di verosimili riscontri e non condivisibile.

Anche il fronte nazionale della Stampa di regime sembra accusare il colpo e, dopo una serie di articoli pubblicati con cadenza settimanale, incomincia a essere latitante, evitando di proseguire con spavaldi proclami, col rischio, a questo punto, di farsi ridere dietro persino dall'ultimo gruppo di immigrati clandestini, appena sbarcati sulle spiagge di Lampedusa.

Contribuenti e addetti ai lavori sono, ora, curiosi di vedere quale coniglio riuscirà a togliere dal suo cappello, Renzi (non certo nuovo a disposizioni legislative che appaiono contraddittorie e di dubbia valenza costituzionale), pur di cercare di salvare l'insalvabile, magari inventandosi qualche norma procedurale retroattiva, di fatto, contra legem.

Ciò che, al momento, appare ineluttabile è la dimensione della debacle cui l'Agenzia delle Entrate sta andando incontro, per avere voluto eludere dei principi fondamentali, adottando convenienti scorciatoie, che il diritto non permette e che la Corte Costituzionale, con tutta la più buona volontà, non potrebbe in alcun caso né tollerare e né avvallare.

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