Paolo Soro

Niente reverse charge nella GDO

L’esecutivo UE non ha concesso il via libera alla disposizione della Legge di Stabilità relativa all’inversione contabile sulle forniture alla Grande Distribuzione. Ora, dovrebbe intervenire la temuta clausola di salvaguardia.

La Commissione dell’UE ha ritenuto “non giustificata” la richiesta italiana di deroga della direttiva 2006/112/CE sull’IVA, volta a estendere il meccanismo speciale del reverse charge alle cessioni di beni effettuate nei confronti di supermercati, ipermercati e discount alimentari. Non si tratta certo di una sorpresa: la cosa, invero, era alquanto scontata per chiunque conoscesse i rudimenti della normativa europea (evidentemente, Padoan non è tra questi, nonostante tutti i blasonati incarichi internazionali rivestiti).

Lo scolaretto Renzi si becca, dunque, l’ennesima bocciatura (speriamo che non gli facciano ripetere l’anno).

La misura in questione valeva, per il Governo, 728 milioni: tanto era, infatti, l’importo previsto che, per effetto di tale disposizione, avrebbe incamerato l’Erario come conseguenza in termini di minore evasione fiscale. Detta norma, in attesa di approvazione UE, non era ancora entrata in vigore. Pertanto, era stata inserita una clausola di salvaguardia in modo tale che la Legge di Stabilità potesse essere tecnicamente approvata (posto che, in caso contrario, la sottesa manovra finanziaria non avrebbe potuto raggiungere l’obbligatorio pareggio di bilancio).

Questa temuta clausola di salvaguardia impone di recuperare i 728 milioni tramite l’aumento delle accise sui carburanti, dal 30 giugno.

Vale la pena di soffermarsi solo un istante per riflettere sul bizzarro andamento dei prezzi dei carburanti, i quali, davvero, pare siano privi di qualunque nesso causa-effetto di carattere economico, contrariamente a quello che accade, di regola, per ogni altro bene scambiato nel mercato.

Nonostante fosse acclarata la sostanziosa diminuzione del costo del petrolio, la benzina, al più, ha smesso di aumentare; ma, di concreti decrementi, nei vari distributori di carburanti, se ne sono visti assai pochi e, comunque, di lieve entità. Probabilmente, perché trattasi di uno di quei beni in cui incidono in misura oltremodo spropositata le accise. Misura che, però, a quanto pare, il Governo non reputava così spaventosa, posto che ne aveva ipotizzato un ulteriore aumento con la citata clausola di salvaguardia.

Nei confronti di coloro che sollevano queste argomentazioni, il Matteo nazionale si è sempre limitato a rispondere che, tanto, la clausola di salvaguardia non sarebbe entrata in vigore. Orbene, considerato che sperare in un avvallo UE sul reverse charge nella GDO era come sperare di passare col rosso davanti all’intero comando dei Vigili Urbani senza beccarsi una multa, forse, sarebbe stato maggiormente appropriato parlare di chimera, piuttosto che di speranza. Cosa che (a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca) manifesta il sorgere del dubbio su quelle che fossero, fin dal principio, le reali intenzioni dell’Esecutivo.

Dobbiamo, a onor del vero, registrare che, anche oggi, il Ministero dell’Economia ha ribadito come ci sia, a ogni modo, il “fermo impegno del Governo a non far scattare la clausola di salvaguardia”. Intanto, però, i fatti sono questi: se non si interviene con una modifica legislativa entro un mese, il 1° luglio, i cittadini che andranno a “fare il pieno” in occasione delle meritate (quelli che possono permettersele) ferie estive, avranno una brutta sorpresa e, qualcuno dovrà disdire la vacanza o, almeno, accorciarla.

Non chiamateci “malfidati”; il punto è che – sempre stando all’oggettivo dato empirico – di questi proclami il Governo ce ne ha propinati tantissimi e, nove volte su dieci, non li ha rispettati. Per cui, non siamo noi a essere scettici; è la legge matematica sul calcolo delle probabilità che consiglia di non nutrire alcuna fiducia (ammesso che ancora ce ne sia rimasto un briciolo in giro).

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