Paolo Soro

Nullo il vincolo di destinazione se il motivo è solo apparente

Il Giudice Tavolare di Trieste ha negato l’annotazione di un vincolo di destinazione per mancanza di causa, in quanto il motivo era apparente e non meritevole di tutela.

Lo scorso 22 aprile, è stata depositata la sentenza (GN 11753/14) del Giudice Tavolare di Trieste, il quale ha negato l’annotazione di un vincolo di destinazione (ex art. 2645 ter – Codice Civile), considerando solo apparente il motivo meritevole di tutela e, per ciò stesso, dichiarando l’atto di costituzione nullo per difetto di causa.

La pronuncia risulta di particolare interesse, atteso che, in sede di motivazioni, il Giudice in questione richiama, altresì, l’istituto del trust.

Il motivo del vincolo di destinazione dichiarato nell’atto era il seguente:

“Offrire, alla beneficiaria il diritto di godere di due beni immobili, con le relative pertinenze, atteso che la medesima ha appena terminato gli studi universitari e si accinge a completare la propria formazione in campo giuridico, percorso che si presume duri numerosi anni prima che la beneficiaria possa affacciarsi al mondo del lavoro... quindi, al fine di garantire in futuro il diritto allo studio, costituzionalmente garantito, garantendone il mantenimento al fine di permettere la realizzazione delle sue aspirazioni di vita e professionali... In attuazione degli articoli degli articoli 3, comma II, e 4, della Costituzione, destina gli immobili di cui è proprietaria alle predette finalità. I suddetti beni potranno quindi essere utilizzati in futuro dalla nipote come investimento immobiliare, essere destinati anche a sua abitazione principale o studio professionale per quanto concerne l’appartamento di Trieste, ovvero dato in locazione, per quanto concerne il magazzino di via Cumano. La costituente offre pertanto alla nipote due cespiti patrimoniali idonei a consentire alla stessa il soddisfacimento di tutte le necessità sopradescritte, con specifico riferimento al diritto allo studio, considerando pertanto l'interesse perseguito con il presente atto meritevole di tutela ai sensi dell'art. 1322 del cod. civ.".

Il Giudice eccepisce che in tale atto non vi è traccia di un programma negoziale il quale soddisfi il proposito del vincolo di destinazione, sostanzialmente elevando a “causa dell’atto”, il mero effetto segregativo degli immobili. L’obiettivo avrebbe potuto perseguirsi pienamente e più agevolmente attraverso altri ordinari strumenti giuridici, quale la costituzione di usufrutto, con previsione di elementi accessori (termine e condizione).

Oltre a ciò, il soggetto che intende costituire il vincolo di destinazione in capo ad altri, nell’atto, prevede di conservarsi un potere sui beni in oggetto che non è compatibile con il tipo di negozio giuridico prescelto, laddove precisa che:

“I beni oggetto del presente atto potranno essere liberamente alienati e ipotecati con il solo consenso della parte costituente”.

Da tali principali considerazioni, se ne desume che l’interesse ipotizzato non possa essere considerato degno di tutela, essendo evidente che si tratti di un mero escamotage per segregare i beni.

Il Giudice, infine, precisa che:

“La ricerca della meritevolezza di interessi viene a coincidere con la verifica di un programma negoziale che sia effettivo e che non si concretizzi nella sola segregazione. Quanto è stato affermato per un negozio atipico come il trust, invero, vale anche per il vincolo di destinazione di cui si assume valenza negoziale: si deve ricordare, infatti, che l’art. 2645 ter impone espressamente l’individuazione di una meritevolezza che, invece, è data per presunta qualora si utilizzino schemi negoziali tipici. Questo elemento viene così a integrare la causa concreta dell’atto di destinazione, quale programma negoziale che, altrimenti, rimarrebbe incompleto e non meritevole di tutela”.

Sulla base, dunque, di tali motivazioni, il Giudice decreta la nullità dell’atto per difetto di causa e rigetta il ricorso concernente la richiesta di annotazione del vincolo di destinazione nel Tavolare.

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