Paolo Soro

Ritorna il falso in bilancio

Approvato, in Senato il falso in bilancio: per le società non quotate pena fino a 5 anni; 8 anni per le società quotate. Intercettazioni escluse per le società non quotate.

Il Senato ha approvato il DDL anticorruzione con 165 sì, 74 no,13 astenuti. Ora si torna alla Camera.

A seguire, l'aula del Senato ha approvato, sempre a scrutinio segreto, l'articolo 9 del DDL anticorruzione, che stabilisce le pene per le società sui fatti di lieve entità in caso di false comunicazioni sociali.

Vediamo come cambia la situazione.

Attualmente, l’articolo 2.621 (False comunicazioni sociali), del codice civile, prevede una serie di casi di non punibilità, che il nuovo DDL andrà a modificare.

Il testo vigente recita:

Salvo quanto previsto dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non rispondenti al vero ancorché oggetto di valutazioni ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con l’arresto fino a due anni. La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

Ebbene, l’articolo 8 (titolato: Modifica dell’articolo 2621 del codice civile), dispone:

L’articolo 2621 dei codice civile è sostituito dal seguente:

Art. 2621 – False comunicazioni sociali – Fuori dai casi previsti dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

La punibilità è esclusa se le falsità o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene.

La punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.

In ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta.

Nei casi previsti dai commi terzo e quarto, ai soggetti di cui al primo comma sono irrogate la sanzione amministrativa da dieci a cento quote e l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, da sei mesi a tre anni, dall’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, nonché da ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell’impresa».

La norma è stata modificata in maniera analoga, cancellando le attuali eccezioni di punibilità, anche per le società quotate, per le quali, l’articolo 10 del nuovo testo prevede, per le false comunicazioni da parte di amministratori, direttori generali e funzionari, pene che vanno da 3 a 8 anni di reclusione.

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