Paolo Soro

Fisco-Oggi, ennesimo esempio di giornalismo fazioso

Segnaliamo un altro incredibile caso di faziosità da parte della rivista telematica edita dall’Agenzia delle Entrate, sulla recente sentenza della Corte di Giustizia europea, concernente il divieto di applicazione dell’aliquota IVA agevolata agli e-book.

Al giorno d’oggi, essere dei giornalisti indipendenti non asserviti al potere del datore di lavoro che paga lo stipendio, sembra questione utopistica; quanto meno, in Italia. Sarà, forse, per questo che le classifiche mondiali pongono il Belpaese agli ultimi posti con riguardo alla libertà di stampa.

Il settore delle c. d. testate specializzate non fa eccezione; anzi…

Ci è capitato di leggere, a esempio, l’articolo pubblicato ieri dalla rivista telematica edita dall’Agenzia delle Entrate, “Fisco-Oggi”, con il titolo: “Corte Ue: no ad aliquota Iva ridotta sui libri digitali o elettronici”.

Il pezzo in questione si riferisce a un’importantissima sentenza emessa dalla Corte di Giustizia, la quale, accogliendo i ricorsi presentati dalla Commissione UE, ha condannato la Francia e il Regno del Belgio (Lussemburgo), confermando (questione, peraltro, già acclarata) che l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata agli e-book è illegittima, posto che trattasi di servizi elettronici digitali e non di pubblicazioni vendute su supporto fisico.

Si veda, in proposito, quanto da noi pubblicato lo scorso 5 marzo:

http://www.paolosoro.it/news/436/Renzi-in-arrivo-il-primo-NO-dallUE.html

A chiunque, apprendendo tale notizia, è sembrato ovvio e naturale collegarla alla situazione italiana e ricordare che il Governo Renzi, con la recente Legge di Stabilità ha scelto di seguire il cattivo esempio francese, stabilendo l’illegittima aliquota del 4% per gli e-book, ben sapendo che la normativa UE sull'IVA vieta, in via di principio, le aliquote inferiori al 5%.

A chiunque, eccetto, evidentemente, ai dipendenti dell’Agenzia delle Entrate.

Pur volendo tralasciare il complessivo tenore dell’articolo, in cui – dobbiamo ammetterlo – non possiamo che apprezzare gli evidenti sforzi compiuti dall’autore nel tentare di addolcire la sentenza europea, quasi a volerne attenuare l’effettiva portata, cercando di lasciare aperta la strada anche a opzioni alternative (secondo la moda italiana del non-diritto), appare assai difficile esimersi dallo stigmatizzare il capoverso finale, in cui il “giornalista” si è (se possibile) superato, compiendo un vero e proprio capolavoro.

Leggiamolo insieme.

“La sentenza della Corte e la prassi del Fisco italiano

La pronuncia in commento è coerente con l’attuale prassi dell’Amministrazione finanziari italiana (circolare n. 23/E del 2014) secondo cui il libro digitale contenuto in un file scaricabile da internet è, come è noto, riconducibile alla categoria dei prodotti editoriali elettronici ossia dei prodotti diffusi per via telematica ed oggetto di “commercio elettronico diretto”. Conseguentemente, le operazioni di commercializzazione di tali prodotti editoriali elettronici sono da considerare, ai fini Iva, come prestazioni di servizi di cui all’articolo 3 del DPR n. 633 del 1972. In particolare, la commercializzazione di prodotti editoriali elettronici (ad esempio i c.d. e-book) integra un servizio prestato tramite mezzi elettronici”.

Uno spettacolo di equilibrismo da guinness dei primati!

Prima regola di un “buon” portavoce: disinformare gli utenti senza scrivere bugie (sempre ammesso che tacere la verità non debba essere considerato alla stregua di dire balle).

Partiamo dal titolo: “La sentenza della Corte e la prassi del Fisco italiano”. La prassi (fattore indubbiamente rilevante) è senza meno quella caratterizzata dall’usus e dalle circolari interpretative fornite dall’Agenzia. Cionondimeno, alla prassi si ricorre solo laddove non esista una chiara normativa in merito. Si dà il caso, però, che, all’epoca in cui l’articolista scrive (6 marzo 2015), esiste sul punto una precisa disposizione (Legge di Stabilità) che prescrive l’esatto contrario di quanto aveva affermato l’Ufficio in data precedente (circolare 23E/2014 citata). E, salvo ritenere che lo stesso articolista dell’Agenzia non ne sia a conoscenza (il che sarebbe pure peggio), si deve ineluttabilmente concludere che l’autore abbia volutamente taciuto la fondamentale circostanza.

“La pronuncia in commento è coerente con l’attuale prassi dell’Amministrazione finanziari italiana (circolare n. 23/E del 2014) secondo cui il libro digitale contenuto in un file scaricabile da internet è, come è noto, riconducibile alla categoria dei prodotti editoriali elettronici ossia dei prodotti diffusi per via telematica ed oggetto di “commercio elettronico diretto” (ci scusiamo, ma la nostra rigidità ci impone di riportare esattamente quanto scritto, inclusi gli evidenti errori).

Tutto indiscutibile; ma che c’entra col fatto che un e-book non possa scontare l’IVA al 4%?

Interessante, infine, quel: “ad esempio i c.d. e-book”, con cui, de facto, si afferma che le due cose siano analoghe. Un vero peccato che i Giudici europei dicano proprio l’opposto: il CD è un supporto fisico; l’e-book, solo un file scaricato tramite Internet.

La nostra modestissima opinione (notare come, a scanso di equivoci – noi – preavvisiamo subito il lettore che ci stiamo accingendo a riportare un giudizio personale e non dei fatti), è che siamo di fronte a un problema di fondo di errata mentalità tutta italiana, assolutamente incomprensibile per i popoli non-italiani.

Le leggi si fanno alla carlona (anzi, alla matteona) e le circolari interpretative si emanano secondo la convenienza e gli interessi dell’Erario, non sul fondamento di minimi principi di diritto; tanto, poi, se si arriva in Cassazione, ci può pure andare bene e tale Corte, non sapendo spesso che pesci pigliare, evoca a sé (in modo incostituzionale) il potere legislativo, finendo per dettare nuove norme, pur di non arrecare troppi danni alle sfiancate casse dello Stato, fin troppo depauperate da ben altri interessi privilegiati.

In Europa, le cose sono un pochino differenti: condivisibili o meno, se esistono delle disposizioni, i Giudici si limitano (come è giusto che sia), semplicemente ad applicarle. Non è che, siccome i Governi hanno combinato castronerie, ci si reinventa qualche bislacca interpretazione giuridica pur di condannare i cittadini che hanno (in ipotesi) “approfittato” delle norme esistenti (semmai, prima si provvede a modificarle). Le leggi le fate voi: o le rispettate, o togliete il disturbo (che non ve lo ha prescritto il medico) e lasciate fare a chi sa fare.

Tornando, in conclusione, al thema decidendum, ci è sembrato doveroso richiamare l'attenzione su questo ennesimo esempio di disinformazione, o cattivo giornalismo, o mera faziosità (chiamatela come vi pare, la sostanza non cambia), perpetrata da chi rende i propri servizi soltanto ubbidendo al suo datore di lavoro da cui percepisce lo stipendio, in assoluto spregio di qualunque valore morale.

E, poi, hanno pure la faccia di bronzo di venire a raccontarci frottole sulla “nuova etica” del Fisco. Ma ci faccia il piacere…

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