Paolo Soro

Governo contro Magistratura: un bel duello

È di fresca emanazione la normativa concernente la modifica della responsabilità civile dei Magistrati. L’ANM polemizza subito col Governo, il quale, d'altronde, sembra avere un particolare “occhio di riguardo” verso le Toghe, posto che, a breve distanza dal provvedimento che ha ridotto il loro periodo feriale, lancia questa seconda bordata.

Si inasprisce sempre di più il dialogo tra Governo e Magistratura a seguito della recente disposizione che modifica la normativa relativa alla responsabilità civile dei Magistrati, giudicata dall’ANM, una Legge contro i Giudici. Il neoeletto Presidente della Repubblica, Mattarella, si trova così subito una prima bella gatta da pelare.

In tale situazione, tra l’altro, si registra l’intervento (del tutto fuori luogo) del Presidente emerito della Corte Costituzionale, Mirabelli, il quale rilascia un’intervista nella quale dice: “Non vedo un problema di tenuta costituzionale nella nuova legge sulla responsabilità civile, né mi pare tocchi l’indipendenza della Magistratura”. Lecito avere delle opinioni, per carità; ma certo quando si ricoprono determinate cariche, specie in un momento così delicato, come dice il proverbio, il silenzio è d’oro; la parola d’argento. Mirabelli, di quale metallo si reputa? Bronzo?

Orbene, posto che la Consulta non si è mai espressa, nemmeno una volta nella sua vita, con declaratorie di incostituzionalità che potessero comportare un danno economico effettivo per lo Stato (emblematica la pronuncia a proposito della vecchia “tassa sulla salute”, che chi non ha la memoria corta e fa questo lavoro da qualche anno, ricorderà bene), è oggettivo che vi possano essere solo due alternative: o i nostri governanti sono sempre stati i più bravi del mondo e non hanno mai sbagliato manco un provvedimento, oppure il Giudice delle Leggi esprime delle posizioni (quasi esclusivamente) politiche e per nulla giuridiche (cosa che ai più, sembrerebbe una vera e propria contraddizione in termini). Insomma – ripetiamo – meglio che certi personaggi abbiano il pudore di tacere.

Esposte tali premesse per mero dovere di cronaca, nella nostra – per una volta – privilegiata posizione super partes, cerchiamo di capire chi, tra Governo e Magistratura, ha ragione.

Che dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra… anzi, meglio di no, che poi, come al solito, finisce che vengono colpiti solo i cittadini.

Evitiamo di parlare del Governo, perché, in proposito, siamo fin troppo ripetitivi: sembra che ci si metta di buzzo buono e cerchi con certosino impegno di regalarci qualche nuovo spunto di critica, ogni giorno. L’ultima bestialità che attende vanamente giustizia riparatoria è la presa in giro al contribuente con la nuova IRAP, tassa sul lavoro che prevede deduzioni per chi non ha lavoratori, ma non le prevede per chi ce li ha a tempo determinato. Per non parlare della delega fiscale, questione di irrinunciabile urgenza, che pazientemente aspetta un intervento legislativo da anni e che continua a essere posposta rispetto ad altre pseudo-riforme – tipo quella sulla scuola – spacciate per fondamentali, ma di cui, in realtà, farebbero volentieri a meno persino i bidelli addetti alla campana della ricreazione. Viceversa, a esempio, per ottenere il vello d’oro (rectius, abuso del diritto), il popolo sta ormai seriamente pensando di rivolgersi nuovamente a Giasone e ai suoi 50 eroici Argonauti, soli che possono calcare le ostili terre governative di Colchide-Renzi.

Ma fermiamoci un momento a ragionare sulla Magistratura. Le Toghe lamentano il fatto che l’unica vera norma di cui il devastato sistema giuridico italiano avrebbe effettivamente bisogno, ossia il blocco della prescrizione al Primo Grado del Giudizio, vanamente caldeggiata da tempo, non si è mai voluta attuare (né si vuole farlo ora). Con tale norma, per esempio, non si sarebbero mai verificati casi assurdi come quelli del processo Eternit. I loro detrattori dicono, invece, che, bloccando la prescrizione, i Giudici avrebbero una scusa in più per lavorare meno. Ovviamente, questa è una castroneria accampata da dei minus habens, che potrebbe essere bevuta solo da altrettanti asini (per carità, absit iniuria verbis… per tali simpatici quadrupedi).

Lapalisse che il motivo sia tutto politico (e, ahinoi, insolubile): come si potrebbe mai pensare che un Parlamento di inquisiti voti una norma blocca-prescrizione? E alle Camere chi ci resta, a parte gli inservienti? E avremmo molti dubbi anche su gran parte di questi ultimi.

È, senza meno, indubbio che, anche all’interno della Magistratura (come in qualunque altra categoria di lavoratori), ci sono i pelandroni, gli scansafatiche, i maestri del dolce far poco o niente. Cionondimeno, chi ha in sé il senso del dovere (e, siamo sinceri, sono in tantissimi a possederlo), certo è abbondantemente vaccinato contro la febbre dell’ozio: nessuna legge potrebbe mai fargli venire improvvisamente la malattia del sonno.

La Magistratura, peraltro, non è esente da “peccato”: ci riferiamo, in particolar modo, a quella parte della Cassazione che, proprio prendendo il cattivo esempio (niente popò di meno che) dall’attuale Governo, continua a far finta di scordarsi che, il suo, è un potere giudiziario e non legislativo. Vero è che il Legislatore fa le pentole e poi i coperchi se li deve inventare la Cassazione. Ma qui si esagera davvero.

I casi sarebbero tanti e, per spiegarli adeguatamente, occorrerebbero troppe pagine Web (al momento, non sapremmo nemmeno se lo spazio a disposizione del sito sarebbe sufficiente). Ci limiteremo, dunque, solo a citarne tre fra i più eclatanti, afferenti la nostra materia, ovvero quella fiscale.

Il più recente è un gruppo di ordinanze di fine febbraio in tema di trust, le quali affermano come questo oggetto improvvidamente atterrato sul nostro pianeta civil law, proveniente dall’estraneo mondo della common law, sia da assimilare in tutto e per tutto al vincolo di destinazione (e fin qui, non concordiamo, ma ci poteva pure stare) e finanche al fondo patrimoniale. Peccato, però, che la tassazione di quest’ultimo istituto sia – questione acclarata da tempo – completamente differente da quella relativa ai primi due. Pertanto, Sua Maestà la Cassazione, ha, de facto, promulgato una nuova norme tributaria che colpisce, non più i trust, ma i fondi patrimoniali i quali, poverini, non avevano fatto nulla di male.

Altro esempio di espressione del potere legislativo da parte della Cassazione è quello (tuttora sconosciuto a molti addetti ai lavori) concernente i malcapitati della contabilità semplificata, che già avrebbero il loro ben da fare, alle prese coi diuturni accertamenti induttivi con cui l’Agenzia delle Entrate li bersaglia. Tanti, infatti, erroneamente ritengono che chi, rientrando nei parametri, è in contabilità semplificata (notare: non è una scelta, posto che trattasi di regime fiscale naturale; l’opzione si esercita solo se si intende adottare la contabilità ordinaria); con ciò sia esonerato dalla tenuta del libro giornale e del registro degli inventari. Mal gliene incolga, posto che la Cassazione non la pensa così e, in caso di fallimento, la probabilità di essere giudicati colpevoli del reato di bancarotta documentale è assai elevata, per non dire praticamente certa.

Terzo e ultimo caso, il citato vello d’oro, vale a dire l’abuso del diritto. Qui è una vera cuccagna perché la legge (rendiamo grazie a Renzi) proprio non c’è. Lasciamo alla fervida immaginazione personale di ogni lettore che cosa tutto non combina Mastra-Cassazione nei suoi pronunciamenti: cose da mille e una notte di terrore. Il tutto sarebbe quasi comico se non avesse delle conseguenze atrocemente gravi per i contribuenti che devono passare sotto le forche caudine di piazza Cavour, restandone vittime innocenti.

Oltre tutto, da commercialista, è particolarmente frustrante, nei confronti di un potenziale cliente straniero, fare sistematicamente la figura dell’ignorante. Cosa rispondere a coloro che chiedono lumi sulla normativa del Paese in cui vorrebbero intraprendere un’attività? Un collega tedesco, direbbe: “In German, the rule is…”; uno francese: “In France, the rule is…”. Noi, possiamo solo dire: “In Italy, the rule would be… , but it depends on the Court’s moon”. Non è molto professionale; né, tanto meno, credibile da un non-italiano.

Chi vince, allora, il “duello” tra Governo e Magistratura?

Saremmo portati a rispondere che, quel che è certo, è chi perde: il cittadino.

Ma siccome, nella vita, ci si deve sempre schierare, salvo non auto-considerarsi degli esseri privi di ragione, la nostra opinione è che chiunque (inclusa la vituperata Magistratura) sarà sempre maggiormente degna di considerazione, rispetto alla mai abbastanza denigrata politica nostrana.

Prima di tutto, perché il problema non riguarderebbe in ogni caso la Magistratura in quanto categoria, ma solo parte della Cassazione. E, in secondo luogo, perché, prima di raggiungere i livelli siderali del Governo………………………………………………

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