Paolo Soro

Split payment – Pubblicato il decreto ministeriale

Lo split payment (scissione del pagamento), il sistema in base al quale i fornitori che emettono fattura nei confronti della Pubblica Amministrazione si vedranno corrisposta solo la somma imponibile (posto che l’imposta dovrà essere versata direttamente dall’ente-cliente), trova le sue linee guida un mese dopo l’entrata in vigore.

Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato sul proprio sito istituzionale, a distanza di un mese dall’entrata in vigore della normativa, il decreto ministeriale che fornisce le istruzioni operative da osservare nella fatturazione soggetta al meccanismo dello split payment, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (articolo 1, comma 629, lettera b, Legge 190/2014).

Come noto, in base a tale meccanismo, per tutte le fatture ricevute, datate a partire dal 1° gennaio 2015, gli enti della Pubblica Amministrazione (Stato, organi dello Stato anche se dotati di personalità giuridica, enti pubblici territoriali e loro consorzi, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, istituti universitari, unità sanitarie locali, enti ospedalieri, enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, enti pubblici di assistenza e beneficenza, enti di previdenza), anche se non ordinariamente debitori d’imposta, pagano ai fornitori il solo corrispettivo senza l’IVA, che poi versano direttamente all’Erario.

Attualmente, le amministrazioni sono ancora nel caos, non sapendo cosa rispondere alle domande dei loro fornitori, e questi ultimi, nella maggior parte dei casi, stanno temporaneamente soprassedendo all’emissione delle fatture, onde evitare il probabile rischio di errori (con la qual cosa, dilatando ulteriormente la data dell’effettivo incasso, posto che già abitualmente i tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione sono particolarmente lunghi). Oltre tutto, giova ricordare l’obbligo della fattura elettronica e, dunque, gli ulteriori problemi da risolvere insiti nell’adeguamento delle procedure informatiche; senza tacere, della indispensabili variazioni ai software di gestione della contabilità interna dei fornitori.

In particolare, il decreto specifica che le fatture devono riportare la dicitura: “scissione dei pagamenti”, indicare l’imposta, ma non addebitarla al fornitore (ossia, in pratica, sottrarla dal totale – come da precedente comunicazione che avevamo già trasmesso alla nostra clientela, in quanto unica ipotizzabile sulla base della legge), nonché provvedere alla registrazione di tali fatture emesse, nell’ordinario periodo IVA di riferimento, senza però portare l’imposta in detrazione.

Viene, poi, ulteriormente ribadito che, laddove trattasi di operazioni già soggette a regime di reverse charge, non va applicato lo split payment, in quanto prevale il primo meccanismo contabile.

Nel decreto sono, altresì, indicate le modalità di assolvimento del tributo da parte della Pubblica Amministrazione, la quale potrà scegliere fra tre sistemi diversi:

-          versamenti distinti per ciascuna fattura la cui IVA è divenuta esigibile;

-          unico versamento giornaliero relativo a tutte le fatture per le quali l’IVA è divenuta esigibile, nello stesso giorno;

-          versamento cumulativo, entro il giorno 16 di ciascun mese, relativo a tutte le fatture per le quali l’IVA è divenuta esigibile nel mese precedente.

Pare evidente come i primi due metodi appaiano di fatto assai difficilmente applicabili.

Si conferma pure che, con riferimento alle operazioni relative al primo trimestre del 2015, il versamento dell’IVA potrà avvenire cumulativamente entro il 16 di aprile.

Il mezzo per pagare è l’F24, ma è esclusa la possibilità di utilizzare la compensazione orizzontale con crediti di altre imposte.

Il controllo sulla regolarità dei versamenti spetta all’Agenzia delle Entrate, alla quale gli enti dovranno mettere a disposizione, in formato elettronico, la documentazione necessaria per verificare la corrispondenza tra l’importo dell’IVA dovuta e quella versata, per ciascun mese di riferimento.

Infine, si specifica che i fornitori interessati, a decorrere dal primo trimestre del 2015, saranno inseriti in liste prioritarie, onde poter ricevere i rimborsi della loro IVA a credito in tempi brevi (qualche mese), previa presentazione infrannuale dell’istanza; ovviamente, fermo restando il solito limite concernente l’ammontare complessivo dell’imposta applicata alle operazioni effettuate nel periodo in cui si è formato il credito.

In conclusione, corre solo l’obbligo di ricordare che il meccanismo dello split payment, seppure già in vigore, costituisce una deroga all’ordinaria normativa europea in tema di IVA; ergo, in caso di diniego da parte della Commissione UE, lo Stato ricorrerà all’aumento delle accise sui carburanti per coprire il mancato gettito previsto.

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