Paolo Soro

Contribuenti allo sbaraglio

Reverse charge, split payment, voluntary disclosure, abuso del diritto, cancellazione delle società, IRAP incompleta, partite IVA semplificate per professionisti, associazioni senza IVA, nuove assunzioni, modello CU e 730 precompilato… chi più ne ha, più ne metta; il 2015 è ormai iniziato da venti giorni, ma ancora tutto tace. Nessun chiarimento è stato diramato relativamente alle tante disposizioni che paiono contraddittorie e inique.

Sta andando in onda, questi giorni, in Italia, una nuova trasmissione che registra il record di partecipanti, dal titolo: Contribuenti allo sbaraglio. Il primo premio verrà assegnato a chi, tra nuovo reverse charge allargato e split payment, riuscirà a emettere una fattura in maniera corretta; tale premio, ovviamente, consisterà nell'ottenere il rimborso dell’IVA a credito maturata, in tempo utile per non esser costretto a dichiarare lo stato d’insolvenza, causa carenza di liquidità.

Sono, poi, previste svariate altre onorificenze: i commercialisti puntano a conquistare l’ambito riconoscimento di professionista dell’anno, attestato che andrà a chi risulterà in grado di seguire completamente una procedura di voluntary disclosure, senza finire imputato di auto-riciclaggio. Seppure, per dovere di cronaca, dobbiamo registrare in proposito la protesta dei colleghi che ritenevano fosse maggiormente appropriato assegnare il titolo a chi avesse definitamente sbrogliato la matassa dell’elusione, prospettando operazioni infra-gruppo, senza finire sotto la lente dell’abuso del diritto.

Sono, inoltre, già fissate delle ricompense a favore di coloro i quali, scrutando la sfera di cristallo posizionata nella sala d’attesa del proprio studio, avessero provveduto a cancellare una società cinque anni orsono, avendo esattamente previsto che, tempo un lustro, il governo Renzi avrebbe partorito uno strano codicillo retroattivo, dall’agrodolce sapore incostituzionale.

Per finire, non mancheranno tanti premi di consolazione: per i reietti dell’IRAP, dimenticati nel limbo normativo; gli incompresi piccoli professionisti delle mini-partite IVA, a cui non resta che la contabilità ordinaria; le associazioni in regime forfetario 398, alla ricerca dell’IVA perduta; i datori di lavoro pronti ad assumere, ma privi dei corretti codici di autorizzazione; i volontari obbligati del 730 precompilato… da ricompilare.

Certo, il lavoro della giuria pare improbo. È, peraltro, da riconoscere che un grosso screening è già stato eseguito l’anno scorso per merito del portatore sano di virus immobiliare, denominato IUC (più che un acronimo impositivo, pare il verso di un ubriaco), che tante TASI e TARI ha apportato alla previgente IMU.

Beninteso, la nostra non è (né vuol apparire) critica politica: semplicemente, forse perché professionisti, aborriamo l’approssimazione, il pressapochismo, la faciloneria, la sprovvedutezza, insomma, in generale, l’ignoranza nel legiferare (tra l’altro, pure abusando dei poteri concessi dalla Costituzione). E poi, al massimo, più che una critica, sarebbe una parodia. 

Il Matteo nazionale si è vantato di aver partorito “molte meno leggi” (noi diremo meglio, decreti), rispetto al suo predecessore: meno male! Hai visto mai, quanti altri e peggiori danni…

A comprova, riportiamo di seguito, brevemente, qualche rapido esempio.

Partiamo dal famosissimo decreto Poletti sulla liberalizzazione dei contratti a termine: chi sa quante volte è stato rivisto, vince una residenza in Svizzera (nuovo Franco permettendo). D’altronde, se è stato corretto così tanto, è evidente che era stato inizialmente scritto coi piedi (pare un dato di fatto incontrovertibile). E, parlando di dati di fatto, i numeri indicano che, nel periodo di interesse (maggio / luglio), non si è verificato alcun contraccolpo positivo sull’occupazione. Dunque, il nostro primo ministro tutto chiacchiere e distintivo, ha propinato agli Italiani i suoi soliti bla, bla, bla, e null’altro. Oltre tutto, come si raccorda tale provvedimento con quello a tutele crescenti del famigerato Jobs Act? Dove starebbe la convenienza economica di un imprenditore, nel passare dal primo al secondo?

Altro capitolo: IRAP! Aprile 2014, varo del Decreto Renzi (DL 66/2014), con annessi festeggiamenti e tappi di champagne che balenano nelle austere sale di Palazzo Chigi: l’odiata imposta viene ridotta, con riferimento già al 2014, dal 3,9% al 3,5% (ossia, del 10% circa), e immediato riflesso sugli acconti dell’anno, che vanno, quindi, subito rivisti. Da non credere! Il governo diminuisce le imposte. E, infatti, meglio non crederci. Timeo Danaos ac dona ferentes, disse il troiano Laocoonte; e (per Troia) aveva pienamente ragione. La Legge di Stabilità dello scorso dicembre non vuole dimenticarsi dell’improvvido dono elargito durante l’ultima primavera: retromarcia, la riduzione di aliquota è abrogata (sempre, a decorrere dal 2014… e giù di nuovo a ricalcolare gli acconti – sono salvi quelli conteggiati col metodo previsionale – sic!); come contentino, viene concessa una deduzione sul costo del lavoro (ovviamente, questa, a partire dall’anno successivo). Senonché, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: sulla base del tenore letterario della norma, tale nuova deduzione spetta solo per i dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato. E gli altri? Ops, se ne sono dimenticati. Niente paura, riscrivono per l’ennesima volta la norma, cercando di salvarsi in corner. La chimerica deduzione IRAP, non varrà solo per chi ha dipendenti assunti a tempo indeterminato, ma anche per chi non ha dipendenti. Bravo, Matteo, 7+. E quelli che hanno dipendenti, ma non sono a tempo indeterminato? Doppio ops: fregati!

Nuovo gioco, nuova (legge di) corsa: lo split payment, ovvero, come prendere il 50% dell’IVA alle associazioni in regime forfetario, ex Legge 398/1991. Fatto N. 1: le pubbliche amministrazioni, anche se non sono soggetti passivi IVA, devono versare direttamente all’Erario il 100% dell’IVA a loro addebitata dai fornitori, senza corrisponderla a questi ultimi. Fatto N. 2: le associazioni in regime di opzione ex Legge 398/1991, di regola, emettono la fattura comprensiva dell’intera IVA, ma ne versano all’erario solo il 50%, come previsto da tale premiale sistema fiscale. Fatto N. 3: le associazioni che emetteranno, nel 2015, la fattura alle pubbliche amministrazioni, non dovranno più includere e incassare l’IVA, e, pertanto, non potranno più godere del regime di favore previsto dalla legge, ma andranno a perdere il residuo 50% dell’IVA. Non pensiamo ne rimarranno particolarmente soddisfatti. E puff, un’altra manciata di elettori che se ne va, per la troppa leggerezza nello scrivere le norme. Ahi, ahi, Matteo…

Per oggi, possiamo pure fermarci qui: siamo stati già fin troppo “lunghi”. Tanto, con questo governo formatosi al credo “il diritto, questo sconosciuto”, le occasioni di riprendere la parodia interrotta in un futuro più che mai prossimo, non mancheranno di sicuro.

Oltre tutto, abbiamo anche l’obbligo di comunicare i vincitori della sfida tuttora in corso tra i contribuenti allo sbaraglio. Ergo, stay tuned, se volete mantenervi aggiornati sugli sviluppi della competizione e conoscere la vera fine della Parabola del Seminatore, dal Vangelo secondo Matteo 13, 1-23.

Nel frattempo: panem et circenses!

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