Paolo Soro

Pagamenti col POS – negli Stati Uniti si lavora con Square

Square consente di trasformare il nostro smart-phone in un terminale per accettare i pagamenti con carte di credito e di debito, senza doversi portare dietro alcun altro ingombrante apparecchio e, soprattutto, evitando di corrispondere un canone di pagamento fisso mensile.

Dopo le recenti polemiche (non ancora sopite) legate all’obbligo del POS, che costringe imprese e professionisti a corrispondere un’ennesima tassa mascherata da canone in favore delle lobby bancarie, una boccata di ossigeno potrebbe presto arrivare anche in Italia da un dispositivo, ormai già regolarmente in uso da qualche anno negli Stati Uniti, che potrebbe rompere il nostro sistema di monopolio legalizzato, concernente l’ingente volume di denaro prodotto dai pagamenti elettronici, regolarmente effettuati ogni giorno, in tutto la nazione.

Square è una società fondata nel 2009 dalla brillante mente innovativa di Jack Dorsey, già co-fondatore di Twitter. Il dispositivo, grande circa un paio di centimetri, si inserisce direttamente nell’attacco per gli auricolari dello smart-phone e, una volta installata sul telefono l’APP gratuita collegata, consente di gestire i vari pagamenti effettuati con le carte di credito e di debito.

Il sistema è semplicissimo: la carta viene “strisciata” nel dispositivo e tutti i dati dell’operazione sono contestualmente gestiti sul telefonino. Si inserisce l’importo, la causale dell’operazione e persino la firma, da scrivere col dito della mano sullo schermo touch del device utilizzato (funziona con tutta la famiglia I-Phone e I-Pad, ma anche con gli altri tablet e smart-phone che si avvalgono dei sistemi operativi Android). Dopo di che, ovviamente, si inserisce l’indirizzo mail e l’acquirente si ritrova la ricevuta completa dell’operazione sulla propria casella di posta elettronica. Tutto molto immediato e davvero intuitivo.

Consigliamo, comunque, di fare una capatina su YouTube per vedere uno dei tanti tutorial che mostrano le funzionalità del prodotto; o, in alternativa, andare direttamente sul sito ufficiale:

https://squareup.com

Square è attivo negli Usa fin dal 2010 e, oggi, ha superato i 4 milioni di utenti, facendo registrare un volume annuo molto superiore ai dieci miliardi di controvalore transato.

Per quanto riguarda il Belpaese, al momento si deve annotare la nascita di alcune start-up che “scimmiottano” il sistema, ma che non presentano ancora identiche caratteristiche, specie con riferimento alla praticità di Square, i cui evidenti vantaggi, specie legati all’uso in mobilità, sono principalmente correlati con le ridottissime dimensioni, l’irrisorio peso e la rapidità di installazione e di utilizzo.

Oltre a ciò, last but not least, vi sono quelle prerogative di economicità che assumono una fondamentale valenza e che concernono direttamente i costi: esiste, come ovvio che sia, una commissione sulla singola operazione, ma non è previsto alcun canone mensile, né, tanto meno, una spesa di attivazione.

È, pertanto, indubbio come l’avvento di un simile dispositivo potrebbe dare un colpo non irrilevante agli introiti incamerati quotidianamente dal sistema bancario nostrano. Sarà, forse, questo uno dei motivi per cui, al di là del rilascio delle eventuali concessioni e/o autorizzazioni d’uso (in Italia, si sa, senza una licenza, non si può aprire nemmeno la serranda del proprio box-auto – poi, ci domandiamo perché il Paese è così corrotto), anche i media – la cui proprietà è strettamente affratellata con le grandi lobby imprenditoriali dell’alta finanza – paiono assai riluttanti a fare da cassa di risonanza al dispositivo, il quale risulta essere praticamente sconosciuto alle masse, seppure – come detto – funziona talmente bene in America, ormai da quattro anni.

In ogni caso, pervasi dal nostro smisurato ottimismo, confidiamo di potergli dare presto il benvenuto anche nella nostra “Repubblica delle banane”.

Spes ultima dea…

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