Paolo Soro

Modificata la Direttiva europea in tema di deposito dei bilanci all’insegna della CSR

A partire dal 2017, le imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico dovranno allegare al bilancio anche informazioni di carattere non finanziario, afferenti l’applicazione di imprescindibili principi etici.

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della Direttiva 2014/95/UE, il Parlamento europeo è intervenuto a modificare la precedente Direttiva 2013/34/UE in tema di bilanci d’esercizio e consolidati.

Tale nuova normativa, che dovrà essere recepita dai Paesi membri entro il 6 dicembre 2016 e che entrerà in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2017, prevede un ampliamento delle informazioni che dovranno essere fornite dalle imprese in occasione del deposito del bilancio d’esercizio o (laddove prescritto) del bilancio consolidato.

Si tratta di un provvedimento che interesserà quelle imprese che occupano in media nell’anno un numero di dipendenti pari o superiore a 500.

Nel dettaglio, la Direttiva in argomento prevede, rispetto a quella del 2013, due nuovi articoli: il 19 bis e il 29 bis.

L`articolo 19-bis (Dichiarazione di carattere non finanziario), stabilisce che le imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico, le quali, alla data di chiusura del bilancio, abbiano registrato durante l’anno di competenza, una media di personale occupato almeno pari a 500 unità, avranno l`obbligo di fornire nella relazione sulla gestione adeguate informazioni di carattere non finanziario, concernenti indicazioni in materia ambientale, sociale, relative al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva in misura necessaria all'andamento dell'impresa, dei suoi risultati, della sua situazione e dell'impatto della sua attività, predisponendo:

- una breve descrizione del modello aziendale dell'impresa;

- una descrizione delle politiche applicate dall'impresa in merito ai citati aspetti, incluse le procedure di dovuta diligenza;

- il risultato di tali politiche;

- i principali rischi connessi a questi aspetti legati alle attività dell'impresa anche in riferimento, ove opportuno e proporzionato, ai suoi rapporti, prodotti e servizi commerciali che possono avere ripercussioni negative in tali ambiti, nonché le relative modalità di gestione adottate dall'impresa;

- gli indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario pertinenti alla specifica attività dell'impresa.

Nel caso in cui le imprese non avessero provveduto ad applicare tali politiche di gestione, occorrerà fornirne adeguata giustificazione nello stesso documento di accompagnamento del bilancio.

Analogamente, l`articolo 29-bis prevede le medesime disposizioni con riguardo, però, agli “enti di interesse pubblico che sono imprese madri di un gruppo di grandi dimensioni" (bilanci consolidati).

In sostanza, l’Unione Europea sembra essersi finalmente decisa a disciplinare normativamente quei minimi precetti etici di Corporate Social Responsibility che le imprese (quanto meno quelle di una certa dimensione) dovrebbero applicare loro sponte, senza essere costrette in forza di un particolare obbligo legislativo. Sembra persino superfluo stigmatizzare la mancanza di responsabilità in capo ad alcuni imprenditori, i quali evitino di rinunciare anche a una marginale quota di profitto e perseverino nell’adottare un comportamento non ossequioso di un oggettivo dovere morale.

Personalmente, non possiamo che esprimere sincero apprezzamento nei riguardi di tali provvedimenti legislativi.

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