Paolo Soro

Nuova fregatura in arrivo nel 2015 – il modello CU

L'articolo 2, del decreto attuativo della delega fiscale sulla dichiarazione precompilata e le semplificazioni fiscali (“Decreto Semplificazioni”, già il nome infonde non poche preoccupazioni, visti i precedenti; peraltro, ancora in via di definizione), attualmente prevede, a decorrere dal 2015, un nuovo modello CU (Certificazione Unica) in sostituzione dell’odierno CUD.

L'articolo 2, del decreto attuativo della delega fiscale sulla dichiarazione precompilata e le semplificazioni fiscali (“Decreto Semplificazioni”, già il nome infonde non poche preoccupazioni, visti i precedenti; peraltro, ancora in via di definizione), attualmente prevede, a decorrere dal 2015, un nuovo modello CU (Certificazione Unica) in sostituzione dell’odierno CUD.
Il nuovo modello CU dovrà essere trasmesso entro il 7 marzo e permetterà di certificare non solo i redditi erogati ai dipendenti, ma anche i corrispettivi pagati ai lavoratori autonomi.
Per meglio precisare il dettato della norma, a partire dalla certificazione 2015, l'attuale CUD sarà sostituito dalla nuova Certificazione Unica (Modello CU), con cui i sostituti d'imposta dovranno attestare, non solo i redditi erogati ai dipendenti, ma anche i corrispettivi pagati a lavoratori autonomi e collaboratori. Ciò, evidentemente, comporta un importante restyling del modello di certificazione, il quale si comporrà di tre pagine e dovrà essere trasmesso all'Agenzia delle Entrate dai sostituti d'imposta entro il 7 marzo.
E già, questo primo adempimento appare di difficile realizzazione, posto che l’odierno e più semplice CUD (in ordinaria costanza di rapporto di lavoro), dovrebbe essere consegnato nel mese di febbraio dai datori di lavoro ai loro dipendenti; ma, in pratica, assai di sovente non giunge nelle mani del diretto interessato entro detta scadenza. Ora, ardire di imporre la compilazione e trasmissione telematica di un nuovo e più complesso modello, con tutto ciò che ancora deve essere predisposto dal punto di vista tecnico-operativo (per non parlare delle lungaggini di carattere legislativo-burocratico che devono essere ultimate), di fatto, mantenendo la precedente scadenza, sembrerebbe perlomeno utopistico. Saremmo dei fin troppo facili profeti nel prevedere che, rebus sic stantibus, andremo quasi certamente incontro alle usuali annuali (e annose) pantomime, con pressanti richieste di slittamento dei termini da parte dei vari Ordini e Associazioni Professionali.
Un altro elemento che è doveroso prendere in considerazione riguarda questioni di ordine pratico: attualmente, i redditi dei lavoratori dipendenti vengono certificati – come detto – attraverso il CUD, mentre quelli dei lavoratori autonomi con una separata attestazione, rilasciata dai sostituti d’imposta. Quest’ultima, in teoria, andrebbe consegnata (al massimo) entro aprile; in pratica, è già tanto quando il percipiente la riceve giusto in tempo per ultimare il proprio Modello Unico, e solo dopo estenuanti solleciti. La ragione principale di tali separati adempimenti risiede nel fatto che i CUD sono compilati a cura del consulente del lavoro, mentre le attestazioni delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo sono predisposte dal commercialista; e, superfluo ricordare cose a tutti note, assai raramente, il consulente del lavoro e il commercialista sono la stessa persona. Ciò, ovviamente, non potrà che costituire ulteriore motivo di ritardo nell’adempimento; ma, soprattutto, da un punto di vista operativo, si porrà un problema di competenze: chi dovrà provvedere all’elaborazione del nuovo CU? Il consulente del lavoro o il commercialista? La questione non è cosa di scarso rilievo se pensiamo solo un attimo agli anni di incomprensioni, disagi e problemi che ha da sempre creato il Modello 770 (dichiarazione dei sostituti d’imposta), proprio al riguardo. Questione che, tuttora, di fatto, rimane irrisolta, in quanto è previsto un doppio separato invio telematico per detta ultima dichiarazione, con un quadro comune compilato solo da uno solo dei due professionisti. Salomonica soluzione, non scevra di inutili complicazioni (e sprechi), considerato che tale duplice trasmissione telematica permane anche in quei casi in cui il commercialista e il consulente del lavoro sono la medesima persona; la quale, dunque, ogni anno trasmette, per lo stesso cliente, due modelli 770, anziché uno (come parrebbe logico in qualunque nazione normale). Dobbiamo, allora, presumere che, anche nel caso del modello CU, effettueremo una duplice separata trasmissione telematica per il medesimo cliente? Non per voler essere sempre particolarmente critici, ma sembra davvero difficile pensare a un tale provvedimento come parte fondamentale di un decreto che si chiama “Semplificazioni”…
Secondo il Ministero, però, il nuovo modello CU rappresenta il primo passo che permetterà all'Agenzia delle Entrate di portarla, sempre nel 2015, a inviare il nuovo 730 Precompilato a circa 20 milioni di contribuenti.
Ed ecco che arriva la fregatura: in pratica, l’Erario si fa bello in pubblico delle sue propagandate idee rivoluzionarie (730 Precompilato), contando sul fatto che, per riuscire nel suo intento, obbligherà un’ennesima volta i professionisti a lavorare gratis per lui, imponendogli dei nuovi e più complessi adempimenti (trasmissione telematica anticipata del “doppio” modello CU), e i contribuenti a sopportare inevitabilmente degli ulteriori costi. Posto, infatti, che questi cambiamenti comportano dei naturali oneri (e nemmeno irrisori: procedure, modulistica, know-how, lavoro intellettuale etc.), su chi mai graveranno tali ulteriori spese, nel presente – altrettanto propagandato – regime di spending review?
Detto ciò, faremmo volentieri tutti (e sottolineo “tutti”: lo Stato non è escluso dal vocabolo) dei sacrifici se effettivamente servissero a qualcosa di utile: nella concreta fattispecie, peraltro, si fatica a intravvedere una qualche utilità.
Esempio: trattandosi del Decreto Semplificazioni, uno si aspetterebbe di avere una norma che – appunto – gli semplifichi un pochino il lavoro; che so, si trasmette telematicamente il modello CU e si evita (perché, a questo punto, non ha davvero più alcun senso) di trasmettere subito dopo anche il modello 770; ma, di un provvedimento del genere non se ne vede neppure l’ombra.
L’unica facilitazione che può desumersi dall’avvento del nuovo CU perentoriamente trasmesso entro il 7 marzo, è ravvisabile in un puerile tentativo da parte dell’Agenzia delle Entrate di salvarsi nel caso (assai probabile) in cui si verifichi quanto da tutti ipotizzato il giorno stesso in cui è stato varato il 730 Precompilato: ossia, l’eventualità che detta denuncia dei redditi sia errata e che il contribuente, dopo aver presentato una dichiarazione che gli ha inviato e predisposto l’Erario, debba subire pure un accertamento da parte del medesimo, con conseguenti sanzioni e interessi da corrispondere allo Stato. Non vogliamo nemmeno provare a immaginare il bailamme che ne deriverebbe nel successivo contenzioso: da una parte, l’Agenzia delle Entrate nella duplice veste di “accusatore” e “accusato”; da un’altra, il sostituto d’imposta che ha trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate un modello CU presumibilmente errato; da un’altra ancora, il professionista, chiamato in causa in quanto, teoricamente, avendo elaborato e/o trasmesso il modello in questione, è colui che ha sbagliato; con un ruolo spaventosamente incrementato e, soprattutto, con Consulta e Corte di Cassazione (a Sezioni Unite) obbligate a svariati pronunciamenti, onde, prima di tutto, capire (liceità della norma, a parte), quale sia il Giudice competente e le parti in causa: per non parlare dei risvolti che si genererebbero, non solo in materia tributaria (circolari, interpelli, risoluzioni, provvedimenti, interpretazioni più o meno autentiche etc.), ma anche in sede civile e penale. E, ovviamente, in mezzo a tutto questo, il contribuente, “bello, contento e pacioso”, perché il Governo gli ha semplificato la vita, inviandogli a casa il 730 Precompilato.
Auguri!

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