Paolo Soro

Contratti di appalto e responsabilità solidale di committente e appaltatore

L’istituto della responsabilità solidale in tema di appalti è stato introdotto dal D.L. 223/2006. Sono poi intervenute alcune circolari interpretative e non poche pronunce giurisprudenziali. Ciononostante, gli operatori incontrano ancora numerose difficoltà operative nell’applicare le disposizioni che lo disciplinano.

L’istituto della responsabilità solidale in tema di appalti è stato introdotto dal D.L. 223/2006. Sono poi intervenute alcune circolari interpretative e non poche pronunce giurisprudenziali. Ciononostante, gli operatori incontrano ancora numerose difficoltà operative nell’applicare le disposizioni che lo disciplinano.
Come noto, l’art. 35 comma 28 D.L. 223/2006 stabilisce che “in caso  di  appalto  di  opere  o  di  servizi,  l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei  limiti  dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento  all’erario  delle  ritenute fiscali   sui   redditi   di   lavoro   dipendente   dovute   dal subappaltatore all’erario in relazione  alle  prestazioni  effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto”.
Il successivo comma 28-bis afferma che “il committente  provvede  al  pagamento  del  corrispettivo dovuto all’appaltatore previa esibizione  da  parte  di  quest’ultimo della documentazione attestante che gli adempimenti di cui  al  comma 28, scaduti alla data del pagamento  del  corrispettivo,  sono  stati correttamente   eseguiti   dall’appaltatore   e    dagli    eventuali subappaltatori”.
Dette disposizioni trovano applicazione esclusivamente nell’ipotesi in cui il rapporto contrattuale utilizzato per disciplinare l’operazione economica intercorrente tra fornitore e cliente sia riconducibile al negozio giuridico dell’appalto, avendo l’Agenzia delle Entrate chiarito che “sono escluse dal loro campo di applicazione le tipologie contrattuali diverse dal contratto di appalto di opere e servizi quali, ad esempio, gli appalti di fornitura dei beni, il contratto d’opera, il contratto di trasporto, il contratto di subfornitura, le prestazioni rese nell’ambito del rapporto consortile” (circolare 2/E del 1/3/2013).
L’art. 1655 del Codice civile definisce l’appalto come “il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro”.
Secondo l’orientamento della Giurisprudenza di merito, si è in presenza di un contratto di appalto di servizi solo quando ricorra una durata e costanza nel tempo delle prestazioni dedotte in contratto e solo se dette prestazioni, non esaurendosi in sporadiche ed episodiche prestazioni, vanno ad integrare un risultato complessivo rispondente alle esigenze del committente (Corte App. Torino 3 luglio 1991). In sostanza, solo nei casi in cui la volontà delle parti risulti essere, anche attraverso la lettura sistematica del contratto e delle clausole singolarmente pattuite, la predisposizione del servizio complessivamente inteso (piuttosto che l’esecuzione di singole prestazioni), la giurisprudenza è dell’avviso che “al fine di garantire una maggiore omogeneità nella disciplina dell’intera fattispecie” si debba privilegiare la disciplina, del tipo contrattuale prevalente, “ossia maggiormente caratterizzante il rapporto“, ovvero maggiormente rispondente al risultato unitario dedotto nel contratto e che pertanto “si dovranno applicare le disposizioni che regolano il contratto di appalto” (Tribunale di Torino, 23 maggio 2005, n. 3442/05).
In conclusione, possiamo affermare che ci si trova di fronte a un contratto d’appalto (con conseguente applicazione della normativa ex DL 223/2006), quando il rapporto contrattuale sia caratterizzato dai seguenti requisiti:
1)    serie di prestazioni collegate al raggiungimento di un risultato complessivo;
2)    finalità di soddisfare specifiche necessità del committente (con conseguente adattamento dell’esecuzione delle prestazioni a dette specifiche necessità);
3)    predisposizione preventiva – da parte del prestatore – di un’organizzazione idonea e specifica atta a soddisfare dette particolari necessità.
Nel caso in cui, a esempio, le uniche clausole dedotte nella proposta contrattuale concernano la fissazione del corrispettivo, ciò porterebbe a concludere che, al più, detto rapporto contrattuale possa essere definito “convenzione”, “accordo” , ma non certamente ricondotto a un “appalto di servizi”, con la conseguente inapplicabilità dei più volte richiamati commi 28 e 28bis art. 35 D.L. 223/2006.
Sarebbe auspicabile, in ogni caso, un intervento interpretativo maggiormente esemplificativo in ordine alle varie categorie di rapporti contrattuali per le quali, nella sostanza, si debba necessariamente escludere l’applicazione della normativa in parola.

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