Paolo Soro

La condotta anti-economica non è sempre indizio di elusione fiscale: Ordinanza Cassazione

Torniamo a parlare di un tema delicato, prendendo spunto dall’Ordinanza 8 maggio 2014, n. 10041, della Corte di Cassazione, la quale ha sancito che non basta un comportamento anti-economico, come nel caso di vendita a prezzi troppo bassi, da parte dell'impresa, per integrare la fattispecie di elusione fiscale tale da negare la detrazione IVA.

Torniamo a parlare di un tema delicato, prendendo spunto dall’Ordinanza 8 maggio 2014, n. 10041, della Corte di Cassazione, la quale ha sancito che non basta un comportamento anti-economico, come nel caso di vendita a prezzi troppo bassi, da parte dell'impresa, per integrare la fattispecie di elusione fiscale tale da negare la detrazione IVA.  La Corte, infatti, ha affermato che, una condotta anti-economica non giustificata dal contribuente consente all'Amministrazione finanziaria, da un lato di procedere a un accertamento legittimo, ma dall'altro non permette di rettificare l'IVA, a meno che tale condotta non rientri nei casi di operazioni inesistenti, sovrafatturazioni o altri comportamenti inseriti all'interno di fattispecie inerenti l'abuso di diritto. Tale orientamento deriva dal fatto che la regola sull'anti-economicità appartiene all'imposizione diretta e, per poter essere applicata anche all'IVA (imposizione indiretta), è necessaria l'osservanza di tutti i principi enunciati in materia dalla Corte di Giustizia, secondo i quali non è prevista alcuna limitazione al diritto di detrazione.
Il pronunciamento in questione, tecnicamente inappuntabile, appare vieppiù attuale, posto il prolungato periodo di grave crisi economica.
Le imprese si trovano quotidianamente a dover affrontare grossi problemi di perdita di fatturato: il mercato langue ed è già fortunato chi riesce a vendere a prezzi scontatissimi; anche solo immaginare di proporre dei prodotti alla clientela, mantenendo i margini di ricavo esistenti fino a qualche anno fa, appare francamente del tutto anacronistico.
E tale fatto è sotto gli occhi di tutti.
Come se, poi, tale situazione non fosse già di per sé stessa sufficientemente penalizzante, al danno si aggiunge pure la beffa di un accertamento fiscale che imputa agli imprenditori un comportamento elusivo in base a mere presunzioni, per aver praticato degli sconti “straordinari” (ormai divenuti, del resto, prassi ordinaria), pur di riuscire a vendere i propri prodotti e movimentare l’economia.
È evidente che non tutte le situazioni sono uguali: esistono svariate aziende floride che, di certo, non hanno bisogno di ricorrere a una diminuzione dei listini per produrre il loro fatturato. Ebbene, in tali casi, non può negarsi un intento elusivo laddove venga adottata una politica gestionale di vendite sotto-costo. Ma l’accertamento deve sempre essere fondato su fatti e prove concrete; non su mere presunzioni esclusivamente supportate da una normativa evidentemente lacunosa.
È, infatti, acclarato come, perlomeno nella stragrande maggioranza dei settori economici, i prezzi al consumo si siano assestati su livelli di gran lunga inferiori rispetto ai tempi pre-crisi. E non vi può essere chi non riconosca tale generale situazione quale elemento fondamentale su cui riporre la massima attenzione in occasione di qualunque tipologia di verifica tributaria.

comments powered by Disqus
cassazione2
top