Paolo Soro

Raffica di controlli sui capitali rientrati

Le centinaia di questionari inviati da Guardia di finanza e Agenzia delle entrate sono solo l’antipasto di una strategia di più ampio raggio dell’amministrazione finanziaria. Ma le banche svizzere puntano i piedi nel timore di sanzioni (la sberla di 4,5 mld a Ubs ha lasciato il segno).

Raffica di controlli da rientro di capitali. Ma le banche svizzere puntano i piedi nel timore di sanzioni (come i 4,5 mld a Ubs). E le centinaia di questionari inviati da Guardia di finanza e Agenzia delle entrate sono solo l'antipasto di una strategia a più ampio raggio dell'amministrazione finanziaria, che punta a sfruttare la mole di dati raccolti in occasione delle due edizioni della sanatoria sull'emersione dei capitali illegalmente detenuti all'estero. E lo sanno bene i banchieri svizzeri che ieri, al termine dell'assemblea annuale della loro associazione, l'Asb, hanno espresso una posizione comune: rispedire al mittente le richieste di approfondimento recapitate da Fiamme gialle e Agenzia delle entrate di Milano.

A novembre il capo della procura del capoluogo lombardo, Francesco Greco, aveva convocato in tutta fretta una conferenza stampa per annunciare un'operazione nei confronti di circa 250 banche estere. L'operazione è entrata nel vivo e alle banche di Svizzera, Monaco e Liechtenstein sono arrivate le richieste di chiarimento delle Entrate.

I questionari partono da evidenze di contribuenti italiani che hanno presentato le istanze di collaborazione volontaria. Nella documentazione inviata, essi hanno segnalato finanziamenti all'estero, e questo ha acceso la spia del controllo fiscale. Allo stesso tempo, un 'ulteriore fonte di innesco è rappresentata dalle segnalazioni di operazioni sospette ai fini antiriciclaggio, legate sempre alla voluntary disclosure. Le informazioni arrivate all'Uif (l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia) sono state girate alla Gdf, che sta compiendo le sue valutazioni.

L'Agenzia delle entrate e le Fiamme gialle si sono mosse, infatti, per verificare se le banche estere hanno versato la ritenuta del 12,50% sui finanziamenti esteri. E da qui è stata ricavata una prima lista di banche estere ritenute morose nei confronti del fisco italiano. Dopodiché le indagini vanno avanti nel verificare l'omessa tassazione di redditi e proventi maturati in Italia con la contestazione di una stabile organizzazione e le conseguenti violazioni sul monitoraggio fiscale, per mancata compilazione del quadro Rw.

Si tratta della prima tappa di un più ampio programma di controlli realizzato attingendo alla banca dati che il fisco italiano si è creato con le informazioni arrivate dal rientro dei capitali.

Tutti segnali che stanno ora destando preoccupazione presso i centri d'affari svizzeri. Tanto che l'Associazione bancaria dei dipendenti e impiegati svizzeri ha tenuto un incontro nei giorni scorsi da cui è emersa la richiesta di opporre rifiuto alle richieste di informazioni delle autorità italiane. Chiaro il messaggio inviato a Berna: «la Confederazione è tenuta ad attivarsi e tutelare maggiormente le banche elvetiche nei confronti di autorità fiscali estere». Oltralpe, il timore è che con queste richieste il fisco italiano non si accontenti di reperire informazioni ma voglia puntare a trattare gli istituti esteri come soggetti fiscali italiani, comminando dunque sanzioni elevate anche se al momento non quantificabili.

Fonte: Italia Oggi

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