Paolo Soro

Tfs per i piloti dei porti fiscalmente pari a un Tfr

Gli importi destinati a forme pensionistiche complementari vanno indicati, nel modello di Certificazione unica, negli stessi campi riservati al trattamento di fine rapporto.

Il trattamento di fine servizio erogato dalle Corporazioni dei piloti dei porti può essere trasferito a forme pensionistiche di previdenza complementare in esenzione d’imposta, in quanto, essendo soggetto alla stessa disciplina fiscale prevista per il trattamento di fine rapporto (articolo 121-bis, Dpr 328/1952), trova applicazione la disposizione in base alla quale non si considerano anticipazioni (e, quindi, non vanno tassate) le somme e i valori destinati alle forme pensionistiche di cui al Dlgs 124/1993 (articolo 19, comma 4, ultimo periodo, del Tuir).

I relativi importi devono essere indicati, nel modello di Certificazione unica, negli stessi campi riservati al trattamento di fine rapporto.

Questa, in sintesi, è la risposta n. 7/2019 fornita dall’Agenzia delle entrate a una richiesta di consulenza giuridica concernente l’applicabilità del regime di neutralità fiscale alle somme e valori del Tfs dei piloti portuali destinati a forme pensionistiche complementari nonché le modalità di rappresentare tale erogazione nel modello Cu.

L’Agenzia sottolinea anzitutto che l’amministrazione finanziaria ha più volte precisato che gli emolumenti corrisposti ai piloti portuali da una Corporazione costituiscono reddito di lavoro dipendente.

Inoltre, in base al “Regolamento per l’esecuzione del Codice della navigazione marittima” (Dpr 328/1952), la modalità di determinazione del Tfs dei piloti portuali è del tutto assimilabile al criterio di calcolo del Tfr di cui al primo comma dell’articolo 2120 del codice civile, al quale, tra l’altro, il Codice rinvia esplicitamente per quanto riguarda le modalità di rivalutazione del Tfs.

Lo stesso soggetto istante ha fatto presente che il Tfs erogato ai piloti è assimilabile a quello erogato ai dipendenti pubblici solo in relazione al nomen iuris, dal momento che per tutti gli altri aspetti è identificabile con un vero e proprio Tfr.

Pertanto, il Tfs erogato ai piloti rileva fiscalmente al pari del Tfr e, come tale, è disciplinato dall’articolo 19 del Tuir, il quale, come anticipato, al quarto comma, ultimo periodo, dispone che “Non si considerano anticipazioni le somme e i valori destinati alle forme pensionistiche di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124”.

A tal proposito, diversi documenti di prassi hanno già rilevato che, rispetto alla disposizione previgente secondo cui non era imponibile la quota di accantonamento annuale al Tfr destinata alle forme pensionistiche complementari, il nuovo testo della norma contiene due novità di rilievo:

la previsione della “quota di accantonamento annuale al Tfr” è stata sostituita con la locuzione “somme”, superando in tal modo il problema della devoluzione al fondo pensione di una parte del fondo Tfr (ad esempio, gli accantonamenti fatti in anni precedenti)

l’inserimento della locuzione “valori” consente di neutralizzare fiscalmente il trasferimento al fondo pensione anche se non relativo a somme (ad esempio, del Tfr trasformato in titoli).

Pertanto, considerato che al Tfs erogato ai piloti “si applica la disciplina fiscale prevista ... per il trattamento di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile ed indennità equipollenti” (articolo 121-bis, Dpr 328/1952) e vista la documentazione prodotta nonché l’affermazione dell’istante in merito alla circostanza che l’accantonamento delle quote di Tfs costituisce un costo effettivamente sostenuto dalle Corporazioni, l’Agenzia ritiene che al trattamento di fine servizio erogato dalle Corporazioni ai piloti dei porti si applichi l’articolo 19, comma 4, ultimo periodo, Tuir, ossia che le somme in esame possano essere destinate alle forme pensionistiche complementari in esenzione di imposta.

Infine, in relazione alla compilazione della Certificazione unica, l’Agenzia precisa che dovranno essere valorizzati gli stessi campi del modello riservati al trattamento di fine rapporto.

Fonte: Fisco-Oggi

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