Paolo Soro

Nel decreto fiscale colpo di spugna sul saldo a stralcio

La conversione in legge del dl fiscale migliora i meccanismi della rottamazione e della chiusura delle liti, ma dimentica i contribuenti in crisi di liquidità. Infatti è stato eliminato il piatto più interessante della cosiddetta pace fiscale, la possibilità cioè di sanare le omissioni dichiarative con l’integrazione ex post dei redditi o ricavi originariamente non dichiarati.

La conversione in legge del dl fiscale (che dovrebbe essere pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale) ha introdotto alcuni aggiustamenti al testo delle cosiddette sanatorie fiscali, da una parte rendendole più appetibili, dall'altra sterilizzandone gli aspetti meno politicamente corretti. Nel tentativo di raggranellare un po' di gettito si è infatti agevolata la rottamazione ter e la chiusura delle liti fiscali pendenti. Nel primo caso con un allungamento del numero delle rate e un periodo di tolleranza di cinque giorni prima che scatti la decadenza in caso di mancato versamento di una o più rate. Nel secondo caso con un aumento degli sconti e con l'introduzione di una specie di sanatoria per chi, vittorioso contro l'amministrazione finanziaria in primo e secondo grado, potrà evitare la lotteria del ricorso in Cassazione versando solo il 5% della originaria pretesa fiscale. È stata inoltre introdotta la previsione della soccombenza parziale, colmando così una lacuna della stesura originaria, che aveva preso in considerazione solo il caso di vittoria piena di una delle due parti.

Importanti effetti avrà anche il potenziamento del ruolo della Guardia di finanza, che viene quasi equiparato a quello dell'Agenzia delle entrate: viene infatti concesso alle Fiamme gialle l'accesso diretto all'anagrafe tributaria e la pianificazione dell'attività di accertamento con la relativa valutazione delle attività a rischio, da svolgere insieme all'Agenzia delle entrate. In materia di fatturazione elettronica, per garantire una partenza più morbida, si è precisato che nei primi nove mesi di entrata in vigore dell'obbligo non si applicheranno sanzioni e nel tentativo (probabilmente non sufficiente) di sventare le sanzioni minacciate dal Garante della privacy si è esclusa l'area sanitaria dall'obbligo (anche perché si sarebbe trattato comunque di una duplicazione di dati, già in possesso dell'Agenzia).

A fronte di queste, obiettive, semplificazioni, il governo ha scelto di non sporcarsi le mani con vere e proprie sanatorie. È stato quindi eliminato il piatto più interessante della cosiddetta pace fiscale, la possibilità cioè di sanare le omissioni dichiarative con l'integrazione ex post dei redditi o ricavi originariamente non dichiarati. Del cosiddetto saldo a stralcio, presente nel contratto di governo, non è rimasto quindi più nulla.

La paura di essere accusati di favorire gli evasori ha costretto il governo ad una retromarcia, ma certamente avrà come conseguenza un consistente mancato introito (anche se nessuno riuscirà ormai a quantificarlo). In questo caso hanno vinto i giustizialisti 5stelle.

Altra novità interessante introdotta al senato è la possibilità di sanare le irregolarità formali che non generano una riduzione dell'imposta dovuta con il versamento di 200 euro per ogni periodo d'imposta. Non è passata, invece, la proposta di consentire una regolarizzazione rateizzata e senza sanzioni delle imposte dichiarate e non versate per mancanza di liquidità, una disposizione molto attesa dalle imprese e dai lavoratori autonomi, che rimarranno delusi. Eppure nel contratto del governo del cambiamento si dichiarava di volere venire incontro ai contribuenti in difficoltà nel versamento delle imposte: se così fosse il primo ad essere agevolato dovrebbe essere proprio chi ha dichiarato tutto correttamente ma poi, per mancanza di liquidità, non ha potuto effettuare i versamenti, sperando di poterlo fare con il ravvedimento operoso o dopo l'arrivo dell'avviso bonario: le imprese in queste condizioni sono numerosissime, per un valore di 30/40 miliardi di imposte non versate nei termini.

Alla fine ne è uscito un provvedimento tutto sommato di scarso impatto, più attento ai vincoli ideologici di una parte della maggioranza di governo che alle difficoltà reali, legati soprattutto alla mancanza di liquidità di una fetta importante del sistema produttivo, che fa sempre più fatica a reggere un carico tributario tra i più alti al mondo, aggravato da un sistema fiscale tra i più contorti. Se l'obiettivo originario era quello della cosiddetta pace fiscale, non si può proprio dire che sia stato raggiunto.

Fonte: Italia Oggi

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