Paolo Soro

Fatturazione elettronica: guerra senza esclusione di colpi

Sul controllo dei dati delle imprese italiane si sta combattendo una battaglia sotterranea, che non finirà certo il primo gennaio. L’ultima offensiva, quella del Garante della privacy, che ha bocciato le procedure di trattamento previste dall’Agenzia delle entrate.

Si sente spesso ripetere che i dati sono il nuovo petrolio. E questo spiega perché, sulla fatturazione elettronica, si stia combattendo una battaglia sotterranea ma agguerritissima. L'ultima offensiva, quella del Garante della privacy, che ha bocciato le procedure di trattamento dei dati previste dall'Agenzia delle entrate, ha rimescolato le carte, e ora i fortissimi interessi in campo stanno muovendosi per riposizionarsi nel miglior modo possibile. Finora è emersa ufficialmente solo un'ipotesi di compromesso che prevede l'esclusione dall'obbligo di fatturazione elettronica dei dati sanitari (medici e farmacie). Ma è evidente che questo tentativo, se può contribuire a delimitare (di poco) il campo di battaglia, non è certo sufficiente a rispondere ai problemi di tutela della privacy posti dal Garante. Ed è anche certo che, in mancanza di risposte adeguate, nei prossimi mesi l'Agenzia delle entrate dovrà essere sanzionata dallo stesso Garante.

L'unico modo per evitare le sanzioni è quello di cambiare le procedure, cosa non semplice a poco più di un mese dall'entrata in vigore dell'obbligo. In primo luogo bisognerà prevedere canali criptati per l'invio delle fatture elettroniche. Elemento questo richiesto, implicitamente ma in modo chiaro, dallo stesso Garante. Poi c'è il problema degli intermediari, banche, produttori di software, la stessa Amazon, di tutti i soggetti cioè che, avendo fiutato l'affare, si sono proposti per la fornitura di software e servizi legati al nuovo adempimento, spesso gratuitamente (e questo la dice lunga su quale sia il loro vero interesse), ai quali bisognerà, in qualche modo, legare le mani, cioè impedire loro di utilizzare commercialmente i dati di cui entrano in possesso: si sterilizza il loro possibile business ma si evita un uso improprio dei dati contenuti in fattura. Anche l'Agenzia delle entrate, che si è apparecchiata una grande abbuffata di dati, dovrà rivedere qualcosa. Prima di tutto assumersi le responsabilità relative alla delicatezza del compito. Poiché, in linea teorica, non si può escludere in modo assoluto che qualcuno riesca a forzare le barriere di protezione di Sogei per rubare, danneggiare o distruggerne il data base (gli Hacker sono riusciti a forzare anche quelle del Pentagono…), l'Agenzia delle entrate aveva pensato bene di declinare ogni responsabilità nei confronti dei contribuenti per perdite di dati o violazioni di diritti di terzi causati da «forza maggiore, caso fortuito o fatto di terzo». Ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. E perciò è molto difficile che il Garante possa avallare una simile esclusione di responsabilità.

E non è tutto. C'è un ulteriore problema, del quale sembra nessuno si sia ancora preoccupato, ed è ben spiegato a pag. 4 di questo numero di ItaliaOggi Sette: quello relativo alla tutela dei brevetti e dei segreti industriali e commerciali delle aziende, che rischiano di essere compromessi dalla digitalizzazione, dalla trasmissione e dalla conservazione senza adeguate garanzie dei contenuti della fattura elettronica, che sono eccedenti rispetto alle mere esigenze fiscali. Anche per questo problema bisognerà studiare una soluzione. Ma non c'è dubbio che i tempi siano stretti. E la possibilità di una proroga dell'entrata in vigore dell'obbligo è ostacolata dal fatto che il governo ha caricato su questa operazione la previsione di quasi due miliardi di gettito aggiuntivo.

 

È dunque probabile che, alla fine, la guerra sotterranea della fattura elettronica si concluda con un compromesso che consenta l'entrata in vigore dell'obbligo già dal primo gennaio, con una modifica limitata delle procedure e a fronte di garanzie contrattuali da parte di tutti gli operatori di rispettare determinati standard di riservatezza, rinviando di qualche mese (o anno) l'impegno a modifiche più strutturali, come la criptatura delle trasmissioni. Una cosa è certa, sono più di cent'anni che in varie parti del mondo si combattono guerre per il petrolio. La guerra per il controllo dei dati non finirà certo nel 2018 o nel 2019.

Fonte: Italia Oggi

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