Paolo Soro

Ai fini del riconoscimento del diritto alla detrazione in sede di accertamento, in mancanza delle fatture d'acquisto, l'Iva assolta può risultare da altra documentazione idonea; non basta, però, la sola perizia giudiziaria che valuta i costi occorsi per r

Ai fini del riconoscimento del diritto alla detrazione in sede di accertamento, in mancanza delle fatture d’acquisto, l’Iva assolta può risultare da altra documentazione idonea; non basta, però, la sola perizia giudiziaria che valuta i costi occorsi per realizzare gli immobili venduti.

Ai fini del riconoscimento del diritto alla detrazione in sede di accertamento, in mancanza delle fatture d'acquisto, l'Iva assolta può risultare da altra documentazione idonea; non basta, però, la sola perizia giudiziaria che valuta i costi occorsi per realizzare gli immobili venduti. È quanto emerge dalla sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia Ue ieri, 21 novembre 2018, nella causa pregiudiziale C-664/16. Il procedimento era stato promosso dai giudici romeni nell'ambito di una controversia scaturita da un accertamento nei confronti di un imprenditore che aveva costruito un complesso residenziale e, nel corso di diversi anni, aveva venduto numerose unità immobiliari e lotti edificabili senza essere identificato come soggetto passivo dell'Iva. L'amministrazione, riscontrato che il volume d'affari realizzato era superiore alla soglia di esenzione prevista per le piccole imprese, nel 2011 aveva registrato il contribuente quale soggetto passivo con decorrenza dal 2006 e gli aveva notificato un avviso di accertamento dell'imposta dovuta dal 2006 al 2009. Nel suo ricorso contro il provvedimento, l'interessato aveva lamentato il mancato riconoscimento del diritto alla detrazione dell'Iva sugli acquisti necessariamente sostenuti per realizzare le operazioni imponibili, che non risultavano però da fatture dei fornitori, ma da due perizie. I giudici nazionali decidevano quindi di sospendere la causa per chiedere alla Corte di giustizia se nelle suddette circostanze il ricorrente possa esercitare il diritto alla detrazione, pur non essendo in grado di dimostrare il rispetto delle condizioni dalla direttiva Iva, non essendo in possesso delle fatture, basandosi unicamente sulla perizia giudiziale predisposta da un perito indipendente e basata sulle quantità di lavori/manodopera forniti da soggetti passivi.

Nella sentenza, la Corte ricorda anzitutto che il diritto alla detrazione costituisce un principio fondamentale del sistema comune dell'Iva, che, in linea di principio non può essere soggetto a limitazioni e va esercitato immediatamente per tutte le imposte che hanno gravato sulle operazioni effettuate a monte, in modo da garantire la neutralità dell'imposizione fiscale per tutte le attività economiche del soggetto passivo. Sono condizioni sostanziali del diritto in questione la soggettività passiva e l'inerenza degli acquisti con le operazioni soggette all'imposta, mentre è condizione formale per l'esercizio del diritto stesso il possesso di una fattura redatta conformemente all'articolo 226 della direttiva.

Ricorda, poi, di avere dichiarato che la detrazione va riconosciuta se sono soddisfatti i requisiti sostanziali, anche quando taluni obblighi formali siano stati omessi: «in tal senso, la rigida applicazione dell'esigenza formale di produrre le fatture contrasterebbe con i principi di neutralità e di proporzionalità, impedendo, conseguentemente, in misura sproporzionata al soggetto passivo di beneficiare della neutralità fiscale relativa alle proprie operazioni».

Nondimeno, grava sul soggetto che invoca la detrazione l'onere di dimostrare che sono soddisfatte le condizioni sostanziali per fruirne, fornendo «prove oggettive del fatto che beni e servizi gli siano stati effettivamente forniti a monte da soggetti passivi, ai fini della realizzazione di proprie operazioni soggette ad Iva e con riguardo alle quali l'Iva sia stata effettivamente assolta».

Tali prove possono comprendere documenti in possesso di fornitori, eventualmente avvalorati o integrati da una perizia giudiziaria, che però non può sostituirvisi. Nella fattispecie, risulta che l'interessato, non potendo esibire le fatture d'acquisto, ha presentato altri documenti, peraltro illeggibili, che il giudice nazionale ha ritenuto insufficienti per determinare l'esistenza o la portata del diritto alla detrazione. Quanto alla perizia giudiziaria, essa non è idonea, da sola, a fondare il diritto alla detrazione, poiché il perito valuterebbe il volume dell'Iva detraibile sulla base dei lavori effettuati o della manodopera impiegata per la costruzione degli edifici venduti dal contribuente, ma non sarebbe in grado di accertare che l'imposta «a monte» sia stata effettivamente assolta

Fonte: Italia Oggi

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