Paolo Soro

La superiorità morale tedesca naufraga sulle frodi bancarie

Rubare 55,2 miliardi al fisco dei maggiori paesi europei, Italia compresa, facendosi restituire imposte mai pagate sui dividendi, può ben dirsi il più grande scandalo fiscale di tutti i tempi.

Rubare 55,2 miliardi al fisco dei maggiori paesi europei, Italia compresa, facendosi restituire imposte mai pagate sui dividendi, può ben dirsi il più grande scandalo fiscale di tutti i tempi. Uno scandalo che mette una pietra tombale sulla presunta superiorità morale della Germania in campo finanziario, vantata per anni nei confronti dei paesi cicala del Sud Europa anche da ministri potenti e rispettati come l'ex ministro delle Finanze Wolfgang Schauble. Gli ideatori e gli artefici della truffa sono infatti tutti manager bancari tedeschi, che per anni hanno agito con la complicità di quasi tutte le grandi banche del loro paese, come stanno confermando le indagini della procura di Colonia e le confessioni di un insider-chiave ai magistrati.

La vicenda è stata portata alla luce da un'inchiesta giornalistica pubblicata in tutto il mondo nei giorni scorsi da 19 testate di 12 diversi Paesi (per l'Italia, la Repubblica), coordinate dal centro di giornalismo tedesco Correctiv, con il titolo «Cum-Ex-Files». L'opinione pubblica tedesca ne è stata informata da varie testate coinvolte nelle ricerche (Ard Panorama, Zeit, Zeit Online, Ndr Info), ma soprattutto dalla tv pubblica Ard, che ha mandato in onda un'inchiesta ben fatta, avvalorata dall'intervista al whistleblower chiave dell'inchiesta, un manager bancario di Francoforte che ha partecipato alla più grande truffa fiscale d'Europa e poi, per evitare la galera, ne ha raccontato metodi e complici ai magistrati inquirenti.

Il metodo a base della truffa, volendo semplificare, prevede di agire avendo a disposizione alcune centinaia di milioni di euro per acquistare, tramite banca, azioni quotate in borsa, per restituirle pochi giorni dopo con un tempismo calcolato e con contratti particolari, sfruttando il periodo del pagamento dei dividendi. Per esempio, in Italia i dividendi sono tassati al 26%. Però i soggetti residenti all'estero possono richiedere il rimborso della tassa: agendo tramite una banca complice, con i tempi giusti, contratti ad hoc, e con l'appoggio di un complice residente anch'esso all'estero, possono infatti farsi restituire una tassa mai versata, e incassare decine di milioni a spese del fisco.

Denominate operazioni «cum-cum», oppure «cum-ex» nella versione finanziaria più aggressiva, questi metodi truffaldini hanno succhiato inizialmente miliardi dalle casse del fisco tedesco. «Però il business in Germania funzionava solo nel periodo in cui le grandi società distribuivano i loro dividendi», ha raccontato il testimone chiave in tv. «Avevamo creato una macchina infernale, che però funzionava sempre e solo in primavera.

Così siamo arrivati all'idea di creare una macchina che funzionasse tutto l'anno. E per fare ciò erano disponibili le azioni di altri paesi, come Francia, Spagna e Italia, ma anche paesi più piccoli, come Austria, Belgio e Danimarca. Possono esserci variazioni nelle regolamentazioni da paese a paese, e noi ci siamo adattati ad esse. In sostanza, a pagare il conto della truffa sono stati i contribuenti dei paesi colpiti».

Finora è stato stimato un danno totale di 55,2 miliardi di euro, incamerati dai truffatori a partire dal 2002: il fisco più colpito, dopo quello della Germania, è stato quello della Francia (17 miliardi), seguito da Italia (4,5 miliardi), Danimarca (1,7 miliardi) e Belgio (201 milioni). Dall'inchiesta tv della Ard si è appreso che il ministero delle Finanze tedesco era a conoscenza della pratica truffaldina almeno dal 2002, ma avrebbe avvertito della questione i paesi vicini soltanto nel 2015. Per l'ex ministro delle Finanze Schauble, in carica fino a un anno fa, non proprio una medaglia al merito.

Tutto sommato, come rilevala l'indagine congiunta delle 19 testate giornalistiche (chapeau!), se l'Italia ha avuto danni più contenuti della Francia, il merito è della procura di Pescara, che già nel 2007, con l'indagine «Easy credit», aveva scoperto la frode dei «cum-cum» messa in atto dai gruppi bancari Goldman Sachs, Merryl Lynch, Bnp Paribas, e da alcuni fondi pensione inglesi e americani. La procura fece degli arresti e minacciò di mandare in galera i direttori delle banche. Tutto questo, ha raccontato l'insider, ha messo paura ai truffatori: così i rimborsi sono stati restituiti e il caso archiviato. Ma non per questo, in Italia, il mercato dei «cum-cum» sarebbe finito. Anche se, par di capire, l'ostacolo maggiore per i truffatori è il fatto che i rimborsi da parte del fisco italiano non sono automatici: i controlli sono diventati più severi, e gli eventuali rimborsi possono richiedere perfino molti anni. Insomma, per quanto sia umiliante ammetterlo, questa volta sarebbe stata proprio la lentezza burocratica a salvarci.

Quanto alle grandi banche che hanno fatto da sponda ai truffatori, l'insider che sta vuotando il sacco con la procura di Colonia, oltre ad ammettere di avere intascato in proprio 50 milioni di euro, ha detto in tv all'intervistatore: «Puoi scegliere una banca a caso: non ne conosco nemmeno una che non ne facesse parte. Tutti sapevano di cosa si trattava: ottenere un ritorno utilizzando le casse fiscali. Un crimine organizzato in gessato». Il numero dei manager e dei banchieri coinvolti non è noto, ma presto a Colonia ci saranno i primi rinvii a giudizio.

Fonte: Italia Oggi

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