Paolo Soro

L’antieconomicità non è sintomo di evasione

Illegittimo l’accertamento analitico induttivo basato sull’antieconomicità di una sola delle operazioni poste in essere dal contribuente, questo quanto affermato dalla sezione quinta della Corte di Cassazione.

L’amministrazione finanziaria non può negare il diritto alla detrazione dell’Iva effettivamente pagata, a fronte di un’operazione giudicata dalla stessa come antieconomica. L’Imposta sul valore aggiunto, infatti, risponde in primis ai canoni del diritto unionale, che riconduce il dritto alla detrazione alla sola esigibilità e inerenza dell’acquisto del bene o servizio, senza contemplare alcun riferimento diretto al valore economico dell’operazione. È il principio che si legge nella sentenza n. 2875/2017 della Corte di cassazione.

La Corte ha cassato una sentenza della Ctr di Milano, decidendo nel merito e accogliendo l’originario ricorso proposto dalla società ricorrente, condannando l’amministrazione al pagamento delle spese di giudizio. L’Agenzia delle entrate aveva recuperato a tassazione l’Iva, in relazione a un’operazione di compravendita immobiliare giudicata antieconomica. Sin dal ricorso di primo grado, la società aveva denunziato che la contestazione dell’antieconomicità dell’operazione non consentisse la negazione del diritto alla detrazione dell’Iva, ma il ricorso di primo grado era stato rigettato dalla Ctp di Milano, con sentenza poi confermata dal giudice d’appello meneghino. Diversa, invece, la valutazione operata dalla Corte di cassazione che, nelle motivazioni della sentenza in commento, ha richiamato i precetti del diritto comunitario, che regolano l’imposta sul valore aggiunto, in quanto tributo armonizzato. La sola antieconomicità dell’operazione, spiega Piazza Cavour, non è motivo sufficiente a negare la detrazione: semmai, la detrazione può essere contestata nel caso in cui l’antieconomicità si riveli quale indizio di non verità della fattura o, eventualmente, di non inerenza.

Appare, dunque, irrilevante il fatto che l’operazione economica sia effettuata a un prezzo superiore o inferiore al valore normale di mercato. Ha errato, pertanto, la Ctr a escludere la detraibilità di un costo sicuramente sostenuto dalla società, peraltro in assenza di alcun danno erariale, essendo pacifica tra le parti la regolarità, ai fini fiscali, dei passaggi tra prestatore e committente. D’altronde, prosegue la Cassazione, il sistema comune dell’Iva è ispirato al principio della neutralità dell’imposizione fiscale per tutte le attività economiche, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di dette attività.

Fonte: Italia Oggi

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