Paolo Soro

Patrimoni senza vie di fuga dal Grande fratello fiscale

Il Def e la paura di una patrimoniale hanno fatto scattare la ricerca di un porto sicuro per i propri capitali. Ma si tratta di soluzioni illusorie. E’ più facile evadere da Alcatraz. Le nuove tecnologie informatiche hanno enormemente aumentato gli strumenti di controllo a disposizione del fisco.

Come mettere in salvo il proprio patrimonio, magari portandolo fuori dal Belpaese? Era questo uno dei trend topic sui social network di venerdì scorso, dopo che sono state rese note le linee del Documento di programmazione economica e finanziaria. Evidentemente non tutti condividono l'entusiasmo dei vertici grillini per essere riusciti a piegare la resistenza del ministro dell'economia, Giovanni Tria, a una manovra in deficit. Quello che si teme maggiormente è che dietro l'angolo spunti una patrimoniale, oppure che si inneschi un circolo vizioso fatto di aumento dello spread, riduzione del rating, crollo della fiducia, fuga degli investitori. Con due possibili sbocchi, commissariamento dell'Italia o, ancora peggio, uscita dall'euro.

Di qui l'ansiosa ricerca di porti sicuri per i propri capitali, possibilmente al riparo dagli sguardi del fisco italiano. Nella giornata di venerdì i siti che promettevano la fuga dalle grinfie dell'Agenzia delle entrate hanno visto aumentare enormemente il flusso di visitatori. Ma si tratta di soluzioni illusorie. È più facile evadere da Alcatraz. Le nuove tecnologie informatiche hanno enormemente aumentato gli strumenti di controllo a disposizione del fisco. Come spiega l'inchiesta pubblicata nelle prime pagine di questo numero di ItaliaOggi Sette, le amministrazioni fiscali dei paesi più avanzati da anni si sono dotate di strumenti di monitoraggio sempre più precisi ed efficaci, imperniati su uno scambio di informazioni tra istituzioni nazionali e internazionali in grado ormai di tenere sotto controllo capitali, imprese, persone fisiche.

Tra le banche dati più importanti utilizzate dal fisco tricolore, basti citare l'anagrafe tributaria, che contiene tutte le informazioni relative ai contribuenti italiani (dichiarazioni dei redditi e Iva, versamenti tramite F24, utenze ecc.); l'Archivio rapporti, che rende visibili saldi e movimenti bancari di ciascun contribuente; lo spesometro integrato, con le operazioni attive e passive dei soggetti Iva; e poi ci sono i database costituiti negli ultimi mesi per gestire i dati che provengono dallo scambio automatico di informazioni con gli altri paesi; e numerose altre banche dati dai nomi esotici come Sonore, Monic, Index, Sister, Apple, Radar, Interseco, Verdi, e così via. Nei prossimi mesi, con l'entrata in vigore dell'obbligo di fatturazione elettronica, che si tradurrà per l'Amministrazione finanziaria nella disponibilità di una valanga di dati in formato strutturato, il controllo sul contribuente sarà ancora più totale. Il risultato finale è che l'idea di portare all'estero tutto o una parte del proprio patrimonio per sfuggire alle grinfie del fisco è una follia, anche perché questi comportamenti, facili da intercettare, sono stati collegati con sanzioni, civili e penali, assai dissuasive. L'unica possibilità per cercare riparo da una crisi o da un prevedibile aumento delle imposte è lasciare il Belpaese e trasferirsi all'estero, ma bisogna farlo realmente. Ed è sempre il contribuente che deve essere in grado di dimostrare di avere nei fatti spostato all'estero il centro dei propri interessi.

Sono ormai numerosi i personaggi del mondo dello sport o dello spettacolo che non sono stati in grado di dimostrare di essersi realmente trasferiti a Montecarlo o a Londra o in un paese a fiscalità privilegiata e hanno dovuto fare i conti con il fisco.

Anche spostare all'estero la sede di un'azienda, per beneficiare di un paese dove il carico fiscale è inferiore rispetto a quello italiano, o semplicemente per evitare i rischi politici che periodicamente attanagliano il Belpaese, non è così semplice perché gli indizi che possono essere utilizzati dal fisco per presumere l'esterovestizione societaria sono numerosissimi e difficili da contrastare e possono far scattare anche ipotesi penalmente rilevanti a carico degli amministratori.

In conclusione, l'Italia non è una prigione, ma spostare i capitali all'estero è perfettamente inutile perché questi non sfuggirebbero al trattamento fiscale previsto per quelli che restano entro i confini, mentre se si vuole abbandonare il paese bisogna farlo realmente: in questo campo il fisco non si lascia prendere per il naso.

Fonte: Italia Oggi

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