Paolo Soro

Verso una pace fiscale modello Tremonti

Una pace fiscale su modello del concordato 2002 e che abbia, per i tributi, una base più ampia possibile, ricomprendendo anche multe e sanzioni amministrative. Tre aliquote: 6%, 15% e 25% per tre valori di contenzioso e un tetto a un milione di euro.

Una pace fiscale su modello del concordato 2002 e che abbia, per i tributi, una base più ampia possibile, ricomprendendo anche multe e sanzioni amministrative.

Tre aliquote: 6%, 15% e 25% per tre valori di contenzioso, di cui la prima soglia non è ancora stata definita, la seconda un contenzioso di media entità, pari a 500 mila euro e l'ultima soglia a un milione di euro perché, come ha precisato ieri il sottosegretario all'economia Massimo Bitonci, intervenendo a Radio 1, «non parliamo di grandi evasioni che continuano a essere di competenza dell'attività dell'amministrazione finanziaria».

Si stringono i lavori sul pacchetto fiscale della manovra per il 2018, ieri e oggi i rappresentanti della Lega e quelli del Movimento 5 stelle hanno partecipato agli incontri tecnici con il premier Giuseppe Conte per illustrare i punti che comporranno l'ossatura della legge di Bilancio.

Come ormai è prassi normativa la legge di Bilancio sarà composta da un disegno di legge e un decreto collegato e sarà questa la casa della pace fiscale la misura che si muove sul filo linguistico del condono, parola tabù da non pronunciarsi e da evitare anche nei contenuti.

Intanto per Massimo Bitonci il «contenzioso nei confronti della pubblica amministrazione è molto alto supera i mille miliardi di euro. Bisogna trovare una soluzione per pulire e transare il contenzioso e i crediti». Poi Bitonci spiega che per farlo è allo studio un concordato, una pace fiscale bifronte. Una misura una tantum e una strutturale

Nel primo caso si tratta della possibilità offerta di chiudere per una molteplicità di tributi che ricomprenda anche multe e sanzioni amministrative da una fase antecedente al contenzioso fino al grado di Cassazione. Nel secondo caso della norma a regime si pensa (si veda ItaliaOggi del 12/9/18) al potenziamento dell'accertamento con adesione, dando un maggiore potere al funzionario dell'Agenzia delle entrate nel chiudere la verifica a tavolino a fronte di dati di impossibilità oggettiva dell'adempimento fiscale, documentato attraverso bilanci e altri documenti.

Bitonci ha poi confermato l'idea di procedere con una voluntary disclosure sul contante e cassette di sicurezza: «Si procederà a una voluntary disclosure per l'emersione del contate e di tutte le somme all'interno delle cassette di sicurezze nelle banche. In Francia solo la voluntary disclosure ha consentito entrate complementari per cinque miliardi», ha ricordato Bitonci. La voluntary disclosure sul contante e sulle cassette di sicurezza dovrebbe dunque far da puntello alla pace fiscale, sul cui gettito Bitonci rinvia alle previsioni fatte da Matteo Salvini, vice premier e ministro degli interni, nei giorni scorsi: «Matteo Salvini parlava di circa 20 miliardi di euro, una cifra del genere si raggiunge nel momento in cui si pensa a un concordato sul modello del 2002 con aliquote molto basse, tre aliquote: 6% per un contenzioso basso, 15% per un contenzioso da 500 mila euro e 25% fino a un milione di euro. Non parliamo», precisa Bitonci, «di grandi evasioni che saranno lasciate alla competenza dell'amministrazione finanziaria».

Per Stanislao Di Piazza, vicepresidente della commissione finanze del Senato, non chiamatelo condono ma è e resta una pace fiscale: «Una forma per aiutare i cittadini in difficoltà, un accordo a saldo e stralcio con lo stato». Al momento però i contorni della misura per Di Piazza sono ancora da definire: «Il ragionamento in corso è su una serie di parametri: reddito, anni del debito, importo. Per noi si tratta di definire una nuova strada un percorso nuovo».

Lavori in corso anche sul perimetro dei tributi su cui si potrà far pace con il fisco ma per Di Piazza prioritario è intervenire sull'Irap: «È prioritario perché il 97% del tessuto imprenditoriale italiano è fatto di piccole imprese e devono essere favoriti nel loro rapporto con il fisco».

In questo scenario indispensabile sarà anche intervenire sulla riorganizzazione della macchina fiscale. È in agenda una riorganizzazione delle agenzie fiscali. Bisogna facilitare il rapporto tra stato e cittadino, se mettiamo in campo il ragionamento sulla pace fiscale il cittadino deve avere un rapporto più diretto, ma per fare tutte queste cose», sottolinea Di Piazza, «abbiamo bisogno di tempo, il tempo è una componente fondamentale perché come dice il detto popolare: la gatta frettolosa ha fatto i figli ciechi».

Fonte: Italia Oggi

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