Paolo Soro

Il ruling mette i bastoni tra le ruote al patent box

Le imprese sono chiamate a dichiarare il reddito attribuibile ai beni oggetto di patent box mentre non sono ancora concluse le trattative di ruling con le diverse agenzie per definire quale reddito deve essere imputato al patent stesso.

Il ruling mette i bastoni tra le ruote al patent box. Le imprese sono chiamate a dichiarare il reddito attribuibile ai beni oggetto di patent box mentre non sono ancora concluse le trattative di ruling con le diverse agenzie per definire quale reddito deve essere imputato al patent stesso. E il tempo stringe: entro il 31 ottobre va dichiarato quale sia il reddito derivante dal bene immateriale agevolato, individuabile nel caso di utilizzo indiretto di tale bene, di meno nel caso di utilizzo diretto in cui il processo di quantificazione del reddito, a valle della procedura di ruling, richiede più tempo del necessario. Un paradosso, insomma: da una parte si tenta di definire gli importi con spazi di dubbio molto alti, dall'altra le imprese devono dichiarare da sole quali importi sono assoggettabili al patent box. Inoltre, col 2018 inizia a decorrere l'obbligo di comunicazione di informazioni derivante dallo sfruttamento della clausola del Grandfathering (clausola che consente di agevolare i marchi entro determinati limiti nonostante la normativa li abbia esclusi dai beni agevolabili) e, anche in questo caso, deve essere definito l'importo del reddito agevolabile.

L'art. 4 del dm 28 novembre 2017 prevede che, dal 2017 in poi, l'esercizio dell'opzione per il regime agevolato venga inviata nella dichiarazione dei redditi che sarà presentata nel 2018. Per poterla rendere operativa il decreto prescrive la necessità, per l'impresa, di comunicare il numero dei beni agevolati, la classificazione di tali beni secondo le tipologie previste dal dm e l'ammontare del reddito agevolabile per ciascuna tipologia sopra indicata. Il contribuente, analizzando i modelli predisposti dall'agenzia delle entrate per la dichiarazione dei redditi delle società 2018, dovrà compilare i righi, diversamente da quanto inserito nelle istruzioni per la compilazione, che vanno da OP16 a OP20; all'interno dei quali il richiedente deve indicare il numero dei beni cui si riferisce l'opzione e l'ammontare del reddito agevolabile per ciascuna delle tipologie selezionate. Le linee guida alla compilazione ribadiscono quanto previsto dalla normativa, cioè che nel caso di reddito agevolabile relativo all'utilizzo diretto dei beni, l'opzione ha efficacia dal periodo di imposta in cui è presentata la richiesta.

Per quanto riguarda chi ha esercitato l'opzione relativamente ai marchi, il Dm 28 novembre 2017 prevede che «ciascun soggetto che ha esercitato l'opzione di cui al comma 1 (opzione di grandfathering), a partire dal terzo periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e per ciascun periodo di imposta di efficacia di tale opzione, indica nella dichiarazione dei redditi gli elementi previsti dall'ultimo periodo del comma 2 dell'articolo 4 nonché i paesi esteri in cui sono fiscalmente residenti». Modelli e linee guida per la compilazione alla mano, è possibile notare che, nel quadro RS, il contribuente deve compilare il rigo RS270 dove vanno indicati il numero dei marchi per i quali è stata esercitata l'opzione e l'ammontare del reddito agevolabile. Nelle colonne da 3 a 5 vanno indicati i codici dei paesi esteri in cui sono fiscalmente residenti le controllanti e correlate in particolari casi. La circolare 11/E dell'agenzia delle entrate e le linee guida per la compilazione relativamente al rigo RF50, colonna 7, prevedono che, al fine di garantire l'accesso al beneficio fin dal periodo d'imposta in cui è presentata l'istanza di ruling, la quota di reddito agevolabile relativa ai periodi d'imposta compresi tra la data di presentazione dell'istanza di ruling e la data di sottoscrizione dell'accordo possa essere indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sottoscrizione dell'accordo.

Fonte: Italia Oggi

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