Paolo Soro

Gli avvisi bonari del fisco non vanno in vacanza

Per l’invio dei documenti richiesti dagli avvisi bonari, la sospensione feriale viene, di fatto, “neutralizzata” e gli operatori, in un momento totalmente dedicato alla predisposizione delle dichiarazioni, sono obbligati a rispondere a stretto giro.

Per l'invio dei documenti richiesti dagli avvisi bonari, riferibili al periodo d'imposta 2015, si deve certamente tenere conto della sospensione dall'1/8/2018 al 4/09/2018. Ma, stante il fatto che le richieste sono state ricevute dai contribuenti a metà del mese di giugno scorso e che la risposta deve avvenire nei trenta giorni successivi, la sospensione viene, di fatto, «neutralizzata» e gli operatori, in un momento totalmente dedicato alla predisposizione delle dichiarazioni, sono obbligati a rispondere a stretto giro.

Questo ciò che emerge dalla combinata lettura degli avvisi spediti dagli uffici periferici dell'Agenzia delle entrate e ricevuti, nel corso del mese di giugno, dai contribuenti e quanto previsto dal comma 17, dell'art. 7-quater, dl 193/2016 che ha sancito la sospensione dal 1° agosto al 4 settembre dei termini di pagamento delle somme derivanti dagli avvisi bonari, di cui agli articoli 2 e 3 del dlgs. 462/1997 e del comma 412, dell'art. 1, legge 311/2004, che si riferisce alla liquidazione automatica, al controllo formale e alla tassazione separata.

In aggiunta alla sospensione indicata, si deve ricordare che il comma 11-bis, dell'art. 37, dl 223/2006 ha previsto anche la sospensione per il medesimo periodo (1/08-4/09) dei termini di trasmissione di atti e documenti, con l'eccezione di quelli inerenti ai rimborsi Iva e agli accessi dei funzionari (e anche su questo punto si potrebbe discutere, considerata la necessità di sancire una volta per tutte, una tregua nel corso di un periodo destinato normalmente alle ferie).

La sospensione del periodo indicato, come introdotta recentemente dal legislatore, è sicuramente da considerare molto utile a regime, poiché gli operatori, in caso di scadenza del termine di presentazione nel citato periodo, avrebbero beneficiato della detta sospensione, con possibilità di postergare la consegna di quanto richiesto.

Il problema non sarebbe emerso, quindi, se gli uffici periferici avessero scelto un altro periodo evitando il congestionamento fiscale che ricorre da molti anni a questa parte, nonostante le reiterate promesse di semplificare il sistema.

Le comunicazioni, peraltro riferibili al modello Unico 2016 - anno d'imposta 2015, di richiesta documentale (perlopiù relative a spese detraibili e/o deducibili, come spese sanitarie, contributi previdenziali e quant'altro), con trasmissione «entro 30 giorni dal ricevimento» della detta comunicazione riportano, in genere, la data del 20 giugno scorso e sono state ricevute dai contribuenti nei giorni successivi (in molti casi, nei giorni 25 e 26 giugno); la conseguenza è che, di fatto, si anticipa l'invio in modo quasi scientifico, tanto da non cadere, con la scadenza dei trenta giorni richiesta dall'avviso, nel periodo feriale e, quindi, senza poter beneficiare della sospensione e, dunque, di un maggior termine di presentazione della documentazione richiesta.

La richiesta pervenuta, informa, altresì, della possibile trasmissione dei documenti in via telematica, quindi con la necessaria scannerizzazione degli stessi e predisposizione del file relativo, attraverso il canale Civis - «Assistenza per controllo formale» con le relative credenziali di accesso tenendo conto, come espressamente indicato, che, «in caso di richiesta di documentazione», i documenti da trasmettere «devono essere contenuti in file omogenei, preferibilmente in un unico file per ogni tipologia», utilizzando i formati PDF/A o TIFF, senza che gli stessi possano superare la dimensione massima di 5 MB, nel qual caso l'utente è ulteriormente costretto a suddividere l'invio in più file.

Si tratta, quindi, di un'altra attività «a costo zero» per la Pubblica amministrazione, a costo pieno per i professionisti e, come aggravio, sviluppata in un periodo intenso di lavoro che potrebbe comportare il disconoscimento della detrazione/deduzione del contribuente e il recupero, con applicazione delle sanzioni, di quanto legittimamente dedotto: in definitiva, un simile modus operandi, non va certo nella direzione dell'auspicata compliance.

Fonte: Italia Oggi

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