Paolo Soro

In arrivo questionari sui redditi esteri non dichiarati

Questionari sui redditi esteri non dichiarati innescati dallo scambio di informazioni. La collaborazione amministrativa tra le tax authority dei vari paesi entra nel vivo con i primi provvedimenti con i quali si richiede ai contribuenti di giustificare le apparenti anomalie.

Questionari sui redditi esteri non dichiarati innescati dallo scambio di informazioni. La collaborazione amministrativa tra le tax authority dei vari paesi entra nel vivo e porta l'Agenzia delle entrare a notificare nei mesi iniziali del 2018 i primi provvedimenti con i quali si richiede ai contribuenti di giustificare le apparenti anomalie emerse dal confronto tra i dati finanziari trasmessi dalle autorità estere e le dichiarazioni dei redditi presentate. L'iniziativa fa seguito al recapito delle lettere di compliance inviate ai sensi del provvedimento del 21 dicembre 2017. Alert, questi ultimi, finalizzati a stimolare la regolarizzazione spontanea da parte dei cittadini, che potevano presentare, avvalendosi del ravvedimento operoso, un modello Unico integrativo per l'anno 2016 con il quadro RW correttamente compilato. Con sanzioni ridotte rispetto a quelle ben più elevate che sarebbero risultate applicabili in caso di un successivo (e a quel punto piuttosto probabile) controllo fiscale.

Il Common reporting standard (Crs), il protocollo per lo scambio automatico di informazioni finanziarie ai fini anti-evasione messo a punto dall'Ocse, sarà utilizzato entro la fine di quest'anno da oltre 100 paesi. I primi 49 stati, tra cui l'Italia, hanno già scambiato/ricevuto lo scorso anno i dati relativi al 2016. Altre 53 giurisdizioni si aggiungeranno nel prossimo mese di settembre, con riferimento a conti correnti e investimenti detenuti dai contribuenti di «interesse fiscale» dei paesi partner nel 2017.

L'immenso database di saldi e movimentazioni è alimentato dagli intermediari finanziari, i quali devono preliminarmente effettuare una due diligence sulla propria clientela per individuare i rapporti soggetti all'obbligo di comunicazione (ossia quelli che presentano particolari indizi di collegamento, ai fini fiscali, con un paese estero). I flussi informativi riportano quindi il nome dell'intestatario o beneficiario effettivo dell'asset, il numero del conto, l'identificativo dell'istituzione finanziaria, il saldo o valore, nonché l'importo di interessi, dividendi e altri redditi generati in corso d'anno dall'investimento.

I questionari fiscali recapitati dall'Agenzia nei primi mesi del 2018 fanno riferimento a specifiche liste di lavorazione contenenti soggetti che, sulla base delle informazioni ricevute dalle autorità estere, non avrebbero dichiarato in tutto o in parte alcuni redditi. Non si tratta solo di conti offshore o di plusvalenze finanziarie, ma anche di redditi da lavoro dipendente che, sulla base della residenza fiscale del soggetto, avrebbero dovuto essere riportati nella dichiarazione italiana.

Per effetto di tali circostanze, gli uffici invitano i destinatari a fornire entro un determinato periodo di tempo (non inferiore a 15 giorni) ogni notizia o documento relativo ai redditi percepiti all'estero, con particolare riferimento alla loro natura, alla quantificazione e alle ragioni per le quali non sono stati indicati nel modello Unico-PF presentato in Italia.

La richiesta documentale si estende anche a estratti conto, contabili bancarie e altri documenti similari, detenuti oltre confine per gli anni d'imposta a partire dalla loro costituzione, come pure tutto ciò che riguarda l'origine di tali somme. Naturalmente i contribuenti che decidessero di non rispondere agli inviti del fisco andranno incontro alla sanzione economica (da 250 a 2 mila euro) prevista dall'articolo 11 del dlgs n. 471/1997, alle preclusioni amministrative e processuali sulla possibilità di fornire prove nelle fasi successive e soprattutto alla prosecuzione dell'attività di accertamento.

Fonte: Italia Oggi

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