Paolo Soro

Pmi, voglia di quotazione

Il 2018 per l’Aim (alternative investment market) sarà l’anno dei record.

A favore della quotazione sul mercato delle piccole e medie imprese operano una serie di fattori precisi. A cominciare dalla ripresa economica che sembra aver diradato le nebbie più cupe che avvolgevano il futuro del Paese per riavviare speranze e progetti volti a consolidare o rilanciare le aziende con bilanci in ordine e buone prospettive economiche. Altro elemento importante la sempre maggior difficoltà a finanziarsi in banca: i dati ufficiali sul credito bancario alle Pmi fanno registrare un calo costante negli ultimi anni (meno 10% nel 2017) e le previsioni per i prossimi anni restano negative. Ovvio quindi che le realtà più dinamiche, bisognose di sviluppo, di internazionalizzazione, di finanziamenti per la ricerca, siano da tempo alla ricerca di canali alternativi: l’esperimento dei minibond non ha dato risultati soddisfacenti, a causa degli alti tassi di interesse, mediamente del 5%, con punte fino al 7%.

I dati e le esperienze fatte negli ultimi anni mostrano che, in presenza di particolari condizioni, la quotazione all’Aim può essere la modalità più interessante per reperire i finanziamenti da destinare alla crescita aziendale. Anche perché, ai tradizionali vantaggi di questo mercato rispetto al listino regolamentato, costituiti da procedure di quotazione più snelle e costi inferiori, si sono di recente aggiunte le regole dei Pir (obbligo di destinare il 21% dei fondi raccolti a investimenti in aziende quotate in questo mercato) e la detraibilità del 50 per cento dei costi della quotazione. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi Sette, la bozza di decreto, ormai alle fasi di limatura finali, è molto generosa nella individuazione dei costi deducibili, aprendo le porte a tutti le spese legate alle attività necessarie alla quotazione stessa. Sono inclusi, quindi, per esempio, i costi dell’advisor finanziario, del nomad (il garante dell’operazione) e della società di revisione. Ma anche della società di comunicazione e degli avvocati che offrono il loro contributo all’Ipo. La legge di bilancio 2018 ha previsto una copertura finanziaria di 20 milioni per il primo anno e 30 milioni per i due successivi, sufficiente a coprire la misura massima di credito d’imposta ammissibile (500 mila euro per operazione) per 40 aziende nel 2018 e 120 nei due anni successivi.

Oggi all’Aim sono quotate 96 aziende, un numero non certo elevato, ma le esperienze sono generalmente positive. Basti pensare che negli ultimi 3 anni le società quotate hanno registrato una crescita media dei ricavi del 20%, dell’Ebitda del 18%, dei dipendenti del 22%. Le quotazioni hanno prodotto risultati generalmente positivi anche in termini di miglioramento di governance e di trasparenza. I ricavi medi sono pari a 39 milioni. Mentre il flottante medio è solo del 22%, a dimostrazione del fatto che la quotazione è ben lungi dal far perdere il controllo della società agli azionisti di maggioranza.

A questo punto, se già il numero delle quotazioni all’Aim nel 2017 aveva raggiunto il suo massimo storico, ci si aspetta un 2018 ancora più brillante, anche perché, secondo una ricerca fatta dalla camera di commercio milanese, in tutta la Lombardia ci sono 350 piccole e medie imprese (fatturato tra due e 50 milioni) con tutti i requisiti (bilanci positivi, rapporto ebitda/indebitamento inferiore a tre, prospettive di crescita ecc.) per essere candidate all’Aim. In tutta Italia si raggiunge agevolmente il migliaio. E se le aziende quotate hanno già beneficiato di tre miliardi di finanziamenti, le nuove regole sui Pir e il credito d’imposta pari al 50% dei costi della quotazione daranno presumibilmente un’altra bella spinta.

Fonte: Italia Oggi

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